Considerazioni acquatiche

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25 luglio 2017

L’Italia, come un sol uomo, s’indigna perché Roma rischia la turnazione idrica. Pare che ci sia la possibilità che l’acqua venga erogata addirittura per sole otto ore al giorno. Solidarizzo coi romani. Ma vorrei dare a chi s’indigna una notizia. Magari non lo interesserà, ma gliela do lo stesso. Io scrivo da Caltanissetta. Cos’è? Una città. Dove si trova? Geograficamente trova posto in Italia, Europa. Qui l’acqua viene erogata (NORMALMENTE) per un paio di ore al giorno. Però a giorni alterni. Se le cose vanno bene. Ma non capita mai troppo a lungo. Una o due volte al mese (talvolta anche di più) saltano uno o più turni e delle due ore d’acqua si beneficia solo ogni cinque o sei giorni. Spesso, quando arriva possiede un colorito giallastro che non è segno di buona salute anche se gli amministratori ci assicurano che sta benone. Le autobotti sono una costante della circolazione cittadina e delle normali spese condominiali. Non che le cose siano mai andate diversamente. Non ho ricordi d’infanzia che contemplino un rubinetto dal quale l’acqua scorra, senza limitazione, per ventiquattro ore. Da sempre la mia memoria, acquatica, s’impernia su un’immagine visiva ed una auditiva. Quella visiva sono i balconi del vicinato che, periodicamente, si riempiono di biancheria stesa: nelle stesse ore e negli stessi giorni. Quella auditiva sono le voci (generalmente femminili) che, da balcone a balcone o da un marciapiede all’altro, pronunciano con malinconia mista a sollievo queste parole: “C’è l’acqua…c’è l’acqua…l’acqua arrivò…”. In questi luoghi, sappilo, l’acqua non è una risorsa naturale. E’ il luogo mentale dell’ineffabile, dell’indicibile e dell’indefinibile. Un mistero abissale. C’è e nello stesso tempo non c’è. C’è ma non si vede. Arriva. Anzi: viene. (Domanda “Vinni l’acqua?” “No ancora ‘un ha vinutu” oppure “Vinni e si nni i’’” trad. “L’acqua è venuta” “No ancora non è venuta” “E’ venuta e se n’è andata”). Ma talvolta viene “di notte” e nessuno se ne accorge. La sua apparizione e sparizione ha qualcosa di erotico. Tiene il pensiero in movimento: quando ci “toccava” l’acqua? Quando ci “toccherà” ora? Con risvolti che non esito a definire sublimi: risuona spesso, per esempio, un avvertimento “si prevede che avremo problemi d’acqua”. Come se l’acqua fosse per noi quotidianamente meno che un problema. Abbiamo insomma superato le porte della percezione e dell’anomalia abbiamo fatto norma. Nemmeno la politica locale parla più di acqua. L’acqua è stata felicemente derubricata dai problemi.

Si dice, che ci sono due Italie. Vero.

Ma una arriva dalle alpi fino a Roma e un’altra da Roma si ferma a Reggio Calabria.

Ius soli o ius sanguinis per me, caduto fuori, non fa differenza: io non sono cittadino di nessuna delle due. Perciò la mia è la povera solidarietà di un extracomunitario.

Tenetene conto quando il vostro sindaco rompe i coglioni coi centri di accoglienza.

TAG: immigrazione, Roma
CAT: acqua, Roma

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