Tutela del risparmio e la necessità di una vigilanza Consob più incisiva

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22 novembre 2016

La “domanda democratica di risparmio conservativo” non è solo un’istanza economica, è anche un capitolo importante di storia politica del Paese. Mi riferisco all’evoluzione delle misure e delle azioni che hanno segnato il rapporto tra poteri pubblici e attività economiche. Parlo in riferimento ai numerosi interventi normativi che si sono sviluppati sulle tracce del programma costituzionale di tutela dei “cittadini del mercato”.

Che il risparmio sia un bene comune è assunto condiviso. Si tratta di una virtù antica e diffusa che nella sua individualità non ha alcuna importanza, ma che va salvaguardata per almeno due ordini di ragione. In primo luogo, perché soddisfa l’interesse “politico” alla pace sociale. Del resto le élite del potere vibrano di fronte a fenomeni accertati di malgoverno di risparmio. La fragilità dell’individuo colpito nei suoi bisogni essenziali si scatena in forza di dissenso politico del gruppo. In secondo luogo, perché favorisce il trasferimento di risorse in attività produttive e stimola la crescita economica. Il risparmio insomma va investito. A tal fine, però, il risparmiatore deve ottenere un rendimento, esiguo ma equo. Soprattutto deve avere fiducia nella conservazione e nella restituzione delle risorse. Senza questi due ingredienti il risparmio aumenta ma non gli investimenti. Questi concetti spiegano le politiche legislative della prima metà del secolo scorso.

Le attività finanziarie sono funzioni di interesse pubblico, il cui esercizio è attribuito a enti pubblici a tal fine autorizzati. L’abbandono del modello monopolistico non è storia recente. Si collocano, infatti, a cavallo tra gli anni ’80 e ’90 le leggi che danno avvio al processo di privatizzazione dei gangli dell’ordinamento finanziario italiano. Seguono, senza soluzione di continuità, più generazioni di direttive europee che ridefiniscono l’architettura normativa e pongono le regole che costituiscono il background per la creazione di un Sistema Europeo di Vigilanza Finanziaria.

Nel milieu si assiste oggi a una vera e propria “tragedia dei comuni”. Le banche, che svolgono attività d’impresa, sono alla ricerca di una redditività non più garantita dall’esercizio delle attività tradizionale (: raccolta e impiego di denaro). Il risparmio viene così indirizzato verso forme d’investimento “non conservative”: quote di fondi speculativi, prodotti derivati, diamanti “certificati”, opere d’arte, ecc. rappresentano le nuove frontiere della finanza.

La tranquillità sociale è compromessa. Un raffinato giureconsulto sollecita allora un intervento politico funzionale a restaurare la sicurezza del risparmio attraverso la costituzione di istituti pubblici di investimento (si veda Repubblica, 17 novembre 2016. “Una mano pubblica per il risparmio”). Il grido di allarme è acuto e doloroso. Proviene infatti da Giuseppe Maria Berutti, autorevole commissario della Consob. Al cuore della nostra vigilanza si è aperto un buco nero, alimentato da un senso di impotenza e rassegnazione che travolge l’Authority e ne mette in discussione ruolo ed efficacia d’azione.

Nonostante questo clima, negli ultimi anni non sono mancate trasformazioni significative di tessuto giuridico, coerenti con il disegno costituzionale di tutela del risparmio. Sul piano della direzione regolamentare, la normativa europea favorisce processi di standardizzazione. Tale politica non espropria però la Vigilanza dei poteri che le sono propri. Poteri che, salvo alibi, non incontrano limiti di fronte al bisogno di protezione del risparmiatore. Sul piano delle funzioni, poi, si registra un’estensione delle attribuzioni quale cifra della nuova regolazione europea dell’economia.

È maturata infatti da tempo la necessità di una politica di vigilanza più incisiva. Come ricordato da Berutti, la domanda democratica di risparmio conservativo è moderna. Ma le risposte non vanno ricercate in nuovi soggetti, dalle radici antiche. La vigilanza non deve abdicare.

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L’autore è professore ordinario di diritto bancario nell’Università di Trento

TAG: consob, Giovanni Maria Berruti, Tutela del risparmio
CAT: Autorità indipendenti, gestione del risparmio

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