Barguil, 14 luglio a pois

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14 luglio 2017

Scrivevamo ieri sera di fare attenzione alla tappa di oggi, per tre fattori: il chilometraggio molto breve, la possibilità che la Sky cambiasse strategia puntando su Landa e la capacità di Froome di attaccare in discesa. La tappa di oggi è stata in effetti molto veloce (38 di media nonostante i tre colli di prima categoria), Landa è andato all’attacco, e Froome è scattato due volte in salita e almeno altrettante in discesa. Fabio Aru è rimasto presto senza squadra, e ha dovuto anche registrare l’abbandono di Fuglsang, perdita molto grave, per i postumi della caduta di qualche giorno fa. Ma ha conservato la maglia gialla, mostrando ottima reattività agli scatti. Non è abituato a correre da leader, e dunque non solo gli è mancato un compagno che scandisse il ritmo in salita, ma anche la lucidità per andare in testa in discesa, fare il suo ritmo, ed evitare che i vari Martin, Uran (cui hanno tolto la penalità di 20 secondi comminata ieri), Bardet e Froome scattassero a ripetizione. Ma la difesa del primo giorno da leader in definitiva è stata agevole. Non è mai andato in difficoltà, e si è capito che staccarlo in salita se non butta via energie non sarà facile.

Quando in cima al primo colle sono scattati Warren Barguil, Alberto Contador e Mikel Landa, per un attimo abbiamo temuto che la Sky giocasse a far lievitare subito il vantaggio, in modo da mandare lo spagnolo in giallo e chiudere così Aru tra due fuochi. In realtà è successo che poco dopo è scattato anche Quintana, e nelle sue tracce si è mosso uno dei regolaristi della squadra di Froome, il polacco Kwiatkowski. Il distacco della maglia gialla si è stabilizzato sotto i 2 minuti e 30. Le uniche vere schermaglie in salita si sono viste sul Mur de Péguere, salita stretta e con pendenze a tratti superiori al 20%. Qui Daniel Martin ha imposto da subito una cadenza molto selettiva, a cui sono resistiti solo i migliori della classifica generale, con il neozelandese Bennett unico in difficoltà. Come spesso accade, Froome per lunghi tratti dell’ascesa è sembrato in iperventilazione. Qualcuno ha pensato che fosse in crisi, ma il keniano immediatamente dopo è scattato due volte, quasi in cima alla salita, riducendo in un solo chilometro il vantaggio di Landa e gli altri attaccanti di un minuto, e sotto questo profilo mettendo al sicuro anche la maglia dello stesso Aru. Gli affondi, come al solito operati con accelerazioni della frequenza della pedalata per trenta/quaranta secondi, hanno trovato pronti alla risposta sia Fabio che Bardet e Uran. Un po’ più in difficoltà Martin (che però aveva speso molto).

Per quanto riguarda la vittoria di tappa, finalmente Barguil ha potuto festeggiare il successo parziale. Il corridore del Team Sunweb in questa prima parte di Tour è andato in fuga più volte, facendo rivedere lo scalatore brillante che avevamo notato alla Vuelta del 2014, e che poi, complici molti infortuni, si era un po’ eclissato. Si pensi che solo quest’anno Warren si è rotto malamente il polso in Spagna a gennaio, dovendosi operare, e poi si è fratturato il bacino al Giro di Romandia, con conseguente stop ad aprile di quasi un mese. Landa non ha nemmeno sprintato, pensando soprattutto a capitalizzare il vantaggio della fuga. Quintana e Contador hanno operato a loro volta un recupero interessante. A dirla tutta Albertino è sembrato più brillante di Nairo. Yates e Martin hanno di poco anticipato a loro volta il gruppo Aru.

Per effetto di quest’arrivo, stasera la classifica è sensibilmente più corta di ieri. Aru guida con 6 secondi su Froome, 25 su Bardet, 35 su Urán, 1’09 su Landa, 1’32 su Martin, 2’04 su Yates e 2’07 su Quintana. La crescita di condizione che alcuni corridori hanno abitualmente nella terza settimana, così come lo scadimento di altri, obbliga a tenere aperto il pronostico a questi otto. Noi crediamo che la vittoria si giochi però tra i primi cinque. Uran e Froome hanno dalla loro anche la cronometro, è un fattore di cui bisogna tener conto. Bardet, Aru e Landa sono probabilmente più forti in salita. Il Team Sky si è liberato dell’onere di controllare la corsa, e può fare i propri giochi tattici. Attenzione però, perché in fondo per mettere cinque passisti in testa al gruppo basta un computerino, mentre definire la strategia di due corridori di forza in questo momento quasi uguale ma di caratteristiche molto diverse come Froome e Landa è molto più complicato. La storia del Tour ricorda l’alleanza tra Lemond e Hinault, ma se appunto ce ne rammentiamo ancora è perché non è mai stato facile gestire due potenziali capitani, soprattutto se non sono chiari i limiti né dell’uno né dell’altro.

TAG: Chris Froome, Fabio Aru, Mikel Landa, Warren Barguil
CAT: ciclismo

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