COP23: Green Economy e Decrescita entrano nel dibattito

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11 novembre 2017

di Marco Cataldi e Viktoria Cologna

Green Economy”: un concetto, diversi significati. Secondo la definizione della Commissione Europea la Green Economy è “un’economia che genera crescita, crea lavoro e sradica la povertà investendo e salvaguardando le risorse del capitale naturale da cui dipende la sopravvivenza del nostro pianeta”. Secondo l’UNEP (United Nations Environment Programme) invece, la Green Economy è “un’economia a basse emissioni di anidride carbonica, efficiente nell’utilizzo delle risorse e socialmente inclusiva, che produce benessere umano ed equità sociale, riducendo allo stesso tempo i rischi ambientali”. Ad ogni modo, a prescindere dalle sfaccettature che vogliamo dare al termine, la Green Economy è la strada da seguire per raggiungere l’obiettivo di uno sviluppo sostenibile e tener fede agli impegni presi alla COP21 con l’Accordo di Parigi. Durante il side event della COP23 “How to build green inclusive economies to implement the Paris Agreement”, organizzato dalle Nazioni Unite con la partnership di PAGE (Partnership for Action for on Green Economy), si è cercato di approfondire questo aspetto.

Dal dibattito è emerso un forte senso di consapevolezza tra i decisori del settore pubblico e privato: le politiche e le pratiche economiche e finanziarie dovranno svolgere un ruolo molto più importante nell’affrontare i cambiamenti climatici per raggiungere gli obiettivi di uno sviluppo sostenibile (SDGs, nda). “Si deve investire in ricerca e innovazione”, sostiene Rhonda Boateng dell’International Trade Union Confederation Africa, “e i giovani devono partecipare, devono essere parte integrante del processo”.

Le decisioni prese ora sugli investimenti, le infrastrutture e sui nostri stili di vita determineranno la qualità della nostra vita negli anni a venire: prima ancora di avere una Green Economy dobbiamo avere una “Green Life”. “Dobbiamo riconsiderare cosa intendiamo con sviluppo economico, se vogliamo considerare sviluppo come sinonimo di crescita o se invece siamo pronti a considerare altre alternative come ad esempio la decrescita economica”, commenta Rhonda Boateng. La decrescita economica si propone come cambiamento di paradigma culturale ed economico, basato sulla realizzazione che in un mondo con risorse naturali limitate non si può crescere all’infinito. Inoltre, negli ultimi decenni l’idea di ridurre le disuguaglianze nel mondo attraverso la crescita economica, che si manifesta attraverso la crescita del prodotto interno lordo, non si è materializzata. “La domanda che dobbiamo porci è cosa consideriamo come crescita. Potrebbe essere lo sviluppo economico, come potrebbe anche essere il benessere. Di conseguenza dobbiamo trovare gli indicatori giusti per misurare cosa noi consideriamo come crescita e servono nuovi spazi per parlare di queste idee”, conclude così il discorso Rhonda Boateng.

Le nostre economie devono adattarsi allo scopo, devono diventare verdi, inclusive e resilienti. Non esiste alcuna scelta da fare tra “economia e lavoro” o “ambiente”; le due cose devono viaggiare sullo stesso binario.

TAG: Bonn, cambiamenti climatici, COP23, decrescita felice, green economy, sviluppo sostenibile
CAT: clima

2 Commenti

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  1. cantelmo19 1 settimana fa
    concordo e ci vorrebbe una rivoluzione etica per concepire, attraverso importanti rinunce, il nostro ambiente come regista indiscusso di noi attori protagonisti del nostro presente e futuro. Io per esempio ho riunito i miei risparmi per l'acquisto di un auto ma non la comprerò finché non avrò la certezza di acceder all'uso di un veicolo totalmente elettrico o a idrogeno.....o altro.... In mancanza di tali requisiti, seguirò nell'utilizzo di mezzi pubblici e penso che se tutti noi sollevassimo tali istanze di mobilità, i governi si troverebbero costretti a politiche di incentivi al fine di promuovere tanto la produzione di veicoli ecologici, quanto la ricerca sul miglioramento delle tecnologie per la mobilità sostenibile.
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  2. marco-baudino 6 giorni fa
    Condivido! O auto elettrica, o mezzi di mobilità dolce (e infrastrutture relative, che mancano), o mezzi pubblici elettrici. Non abbiamo altre possibilità se vogliamo darci un futuro su questo pianeta. Idrogeno? No, non serve più. Batterie sempre più performante e strutture di ricarica sempre più capillari rendono la necessità di idrogeno inutile. Troppo complesso produrlo; troppo complesso e pericoloso stoccarlo.
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