Cervelli in fuga – Maurizio Belpietro, l’allusionista

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12 settembre 2017

Quest’uomo è un deterrente istituzionale per ogni forma di ragionevolezza, è un biancomangiare radioattivo, è il Clown Pallido uscito pazzo che, dopo avere spaccato la testa con l’ascia all’Augusto, rimane in pista a sganasciarsi dalle risate mentre tutti scappano in preda al panico. È un errore di sintassi fatto persona. Non dice niente. Allude. Per la precisione è un illusionista allusivo, un allusionista, che seleziona il suo pubblico in base alla propensione a farsi turlupinare. Quando intervista l’imbestialito medio che niente altro ha da esprimere se non il suo imbestiamento gli mette in bocca dell’altro niente e poi glielo fa rigurgitare in forma di “opinione pubblica” imprecante, come se tirasse fuori un coniglio dal cilindro. Costruisce la scenografia dei suoi spettacoli con gli spauracchi del momento: il cattocomunismo, il buonismo, la solita sinistra politicamente corretta e radical chic ecc. Alludendo al niente, ingozza di niente il suo pubblico cui tutto quel niente finisce per sembrare qualcosa e lo induce ad attizzare roghi, innalzare forche e agitare forconi. Come il mago Silvan esercita l’allusione in modo didascalico, spiegandoti per filo e per segno quelle che, essendo minchiate, sono ontologicamente inspiegabili. È un didatta del nulla. Le sue litanie razziste sono ricalcate sulle mascalzonate da sala bigliardo. Se ne discostano solo per l’ipocrisia giornalistica con cui sostituiscono al “negro” il migrante e l’islamico al “beduino venditore di cammelli”. La sostanza però è identica a quella che la canaglia salmodia prima di fare colazione: i negri “ci” tolgono il lavoro e la pensione, rubano nelle “nostre” case e violentano le “nostre” donne mentre lo Stato li mantiene negli hotel a cinque stelle. È difficile perciò stabilire se è Belpietro ad avere messo in bocca queste canagliate al tirabretelle da bigliardo o il tirabretelle ad averle messe in bocca a lui. Probabilmente sono vere entrambe le cose. Perchè il tirabretelle non fa che dire gratis ciò che lui dice a pagamento per cui, anche se cambiano i conti bancari, il risultato è lo stesso. Sarà per via di questa perfetta sovrapposizione tra lui e l’utenza che le valanghe di fango che provoca non vengono considerate come crimini ma come eventi naturali dovuti al cambiamento climatico e quelle ciniche canagliate derubricate a scherzi della natura. Che ormai sia difficilissimo prendere un caffè senza sentire un imbecille che impreca al bancone contro i negri e i beduini non viene in nessun caso accreditato alla indegnità morale di una gazzetteria priva di scrupoli ma solo allo “zeitgeist”. Belpietro dice quello che dicono in tanti e sono in tanti a dire quello che dice Belpietro ma lui, casualmente, lo dice in tv e lo scrive sui giornali. Insomma quest’uomo è solo la testimonianza statistica che se la vita intelligente, nell’universo, è un’eccezione, nella gazzetteria è un miracolo.

Postilla in forma di lamentazione

Scusatemi.

Io lo so che questo passa il governo.

E lo so che di questo si campa in Italia.

Ma è necessario, porca miseriaccia, infierire in televisione con Belpietro?

In fin dei conti i diritti umani conteranno ancora qualcosa.

In fin dei conti, vivaddio, mi appello alla convenzione di Ginevra.

In fin dei conti, porco mondo, la tortura non è necessaria: che minchia volete che confessi?

Sono stato io. Contenti?

Mi faccio carico di tutto.

La caramella elastica sotto il culo di Gentiloni? Io.

Le gomme dello scooter di DiMaio? Io.

Lo svitol sotto il toupet di Berlusconi? Io.

Lo spread? Io.

E inoltre sono io quello che ha:

a) Incollato col bostich il cartellino “sono un quaraquaquà” alla giacchetta di Adinolfi.

b) Preso a pernacchie Recalcati durante il suo intervento alla Leopolda dicendogli, per di più, “a Lacan e a sòreta”

c) Sostituito col disinfettante per cesso il dopobarba di Briatore (ma, va detto, senza che lui se ne accorgesse).

d) Sottratto la dentiera di Giovanardi durante una conferenza sul parmigiano reggiano cosicché, al momento dell’assaggio, gliel’hanno dovuto grattugiare in bocca.

E posso anche confessare altre cose come per esempio:

e) avere tirato uno stronzo di cane in bocca a Vittorio Sgarbi mentre urlava “Capra! Capra! Capra!” e infine:

f) avere sollevato la gonna della Fornero per far veder a tutti che s’era scordata di mettersi le mutande.

Chiedetelo con cortesia e confesso tutto.

Ma Belpietro, vi supplico, basta.

Il suo sorrisetto me lo sogno la notte.

Mi sveglio urlando e mia moglie, la sera, m’ha messo a dieta: pastina con un filo d’olio e mezza mozzarella.

Non ne posso più.

Io, porca miseria, che m’ingozzavo di patatine fritte con la maionese, cheeseburger, pepsi-cola e panelle (non teorizzo la globalizzazione, la pratico selvaggiamente).

 

TAG: giornalismo
CAT: costumi sociali, Media

2 Commenti

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  1. alding 2 settimane fa
    Caro Ugo Rosa, sembra che nessuno legga i tuoi sproloqui (se usassi i tuoi termini dovrei dire "le tue minchiate") e quindi mi dispiace un po' di dimostrarti che io invece li ho letti. Prima spari su Feltri e ora su Belpietro: chi sarà il prossimo? Premesso che non amo né l'uno né l'altro (anzi ...) mi chiedo quale sia il motivo di prendertela con loro in modo così volgare e allo stesso tempo inconcludente: tanto, ognuno si definisce da sé, con quel che dice ... e questo vale anche per te. Per favore, piantala, non costruisci nulla, sémini solo acidità e certo non ce ne è bisogno. Grazie.
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  2. evoque 2 settimane fa
    Aspetto un pezzo sul Nicola Porro: ha per caso visto le "zuppe di Porro" su YT? Ha per caso letto qualche commento dei supporter? Una canea ringhiante con la bava la bocca, la maggior parte semi-analfabeta...Su Belpietro che dire, capisco le trasmissioni sulle tv di quello di Arcore, invece mi domando perché la 7 lo inviti spesso nei suoi talk. Anzi, a ben pensarci, non me lo domando: si sa che quelle trasmissioni sono delle ciofeche che nulla c'entrano con l'informazione.
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