Vocabolarietto portatile 09 – Centro

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6 aprile 2017

Penso che non ci sia niente di più falso del vecchio detto “in medio stat virtus” che, dall’Etica Nicomachea, ci rimbalza addosso ogni due e tre colpendoci impietosamente dappertutto ma primus sui coglioni.

Il giornalista medio (quello che scrive sul Corrierone e su Repubblica, va a salmodiare dalla Gruber, da Fazio e da Vespa e presenta i suoi viscosi volumi in convegni non meno appiccicosi cui presenziano le autorità istituzionali) non ha neppure bisogno di ripeterlo: va da sé che la virtù se ne sta lì, tra l’ombelico e il buco del culo.

Nel mezzo.

La politica, negli ultimi decenni, ne ha fatto una bandiera arcobaleno, dietro la quale ci si allinea come papere a passeggio.

Non importa l’argomento su cui si discute né interessa la posta in gioco, l’unica cosa che veramente importa è tenersi al centro perché, come ogni gazzettiere ti ha spiegato preventivamente per filo e per segno, “al centro si vince”.

“Destra” e “Sinistra”, continuano, sono “categorie superate”, cani morti e ideologie passatiste ma per qualche misteriosa ragione, il Centro, che pure, procedendo aristotelicamente, sarebbe alla sinistra della destra e alla destra della sinistra, gode di ottima salute.

Ora nel mezzo (o, appunto, al “centro” come si ama dire nel gergo dei politicanti) per come la vedo io, non c’è che la comodità di evitarsi lo sforzo di pensare e l’alibi di aver sempre ragione.

Certo, il radicale rischia di sbagliare.

Ma il moderato sbaglia per principio e il buon senso non è quasi mai né buono, né senso.

Perciò, ad essere sincero, mi sembra sospetto questo ammassarsi al centro come vacche all’abbeveratoio, questo correre verso quel punto cieco dal quale qualsiasi stupidaggine si traveste da saggezza di vecchio stampo.

Quelli che ogni santo giorno ci insegnano a vivere con le loro caramellose litanie sono, direi, molto peggio del bombarolo anarchico.

Lui ci ammazzava una volta sola, loro lo fanno quotidianamente e ci risuscitano con i balsami aromatici della banalità per ammazzarci ancora.

I moderati, che vengono considerati il sale della terra, ne sono dunque, piuttosto, la feccia.

Si appagano del sentito dire e sul risaputo fondano le loro esistenze.

In compenso c’è una cosa che, quando serve, sanno fare con estrema perizia e senza alcuna moderazione: non vedere e non sentire l’orrore che bussa alla porta accanto.

Per poi prendere atto, a orrore compiuto, che ormai non c’è più niente da vedere e da sentire e mettersi in pace la coscienza.

L’hanno fatto in Germania mentre i macellai macellavano e l’hanno fatto anche qui, da noi, nel paese dei campanelli…continuano, anzi, a farlo con inarrivabile protervia, come puoi vedere ogni giorno accendendo la tv, ascoltando la radio e leggendo i giornali.

Però è proprio questo il loro pregio maggiore agli occhi di chi non vuole esser visto né sentito ed è per questo che non passa giorno senza che qualcuno li incensi. Se ancora si usano le parole “destra” o “sinistra” ci si premura di appenderci come uno scroto avvizzito la parolina “centro”. Abbiamo così il “Centro-Destra” e il “Centro-Sinistra” che, non significando niente, non possono scontentare nessuno.

Perfino quelli che tutti additano come i demoni del populismo, questi castigamatti ridicoli che sulle bandiere ci hanno stampato il ciuffo, si allineano alle altre papere.

Da cosa deriverebbe, altrimenti, quella litania che ci propinano fino allo sfinimento: che loro non sarebbero (per carità!) “né di destra né di sinistra”?

Se non lo sono, allora, dove si collocano?

Nel mezzo…sempre che Euclide, nell’epoca delle fake news conti ancora qualcosa.

Cioè esattamente lì dove bivaccavano i loro nonni e i loro bisnonni: al centro.

E poi definiscono tutto questo “Il Nuovo”. Perché il moderato ha questo di buono: essendo già morto da sempre non potrà più morire e si conserva a futura memoria nel suo magnifico sepolcro imbiancato.

TAG: Cultura, politica
CAT: costumi sociali, Partiti e politici

Un commento

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  1. andrea-lenzi 2 settimane fa
    condivido e mi diverto :-)
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