…Pasqua con chi vuoi (io non ci ho bisogno di Mel Gibson)…

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1 aprile 2018

Svolgimento del tema:

“Descrivi le manifestazioni religiose pasquali cittadine ad un tuo amico del nord e convincilo a venire”

di B.P. alunno della II B, Scuola media statale G.V. della città di C.

 

“Io non ci ho bisogno di Mel Gibson.

Vivo in una città del sud e, per Pasqua, c’è già tutto quel che mi serve per farmi un’idea esauriente di come si svolsero gli eventi.

Intanto c’è la processione con gruppi di figure che rappresentano le scene della passione di Cristo, una volta erano portate a spalla e lo spettacolo vero era offerto da quelli che le portavano, ora vanno in carriola e sembrano sciancate in carrozzella, ma siccome le carriole cigolano assai, l’idea del mal di piedi e delle ossa rotte la danno lo stesso.

Ce ne sono di due tipi: quelle piccole e quelle grandi.

Le piccole escono il mercoledì e le grandi il giovedì notte.

Per due giorni è un calvario: si cammina solo a piedi perché tutto il traffico è bloccato e anche questo contribuisce a comprendere le ultime, sconfortate, parole di Nostro Signore.

Poi c’è la rappresentazione della crocifissione di Gesù.

Si procede così.

Si prende una ragazza e gli si fa fare Maria, se ne prende un’altra e gli si fa fare Maddalena.

Una volta erano maschi travestiti, ora è arrivato il progresso e si travestono pure le donne.

Tre personaggi selezionati tra i frequentatori abituali delle osterie dietro la cattedrale fanno i centurioni e ad un altro gli si mette una canna in mano e fa Longino.

A quello più secco lo si mette in calzamaglia color rosa confetto (perché sennò prende freddo e può succedere che ci muore effettivamente in croce) dopo averlo fasciato in un paio di mutande extra large (perché se no gli si vedono le vergogne e non sta bene) lo si issa sulla croce, dove resta fermo per un’ora, appoggiato ad un predellino come il nostro uomo della provvidenza nella piazza di Milano.

Siccome però si stanca, ogni tanto lo vedi che cambia posizione: ora poggia sul piede destro, ora su quello sinistro, con un bellissimo effetto ballerino che dà realismo alla scena e le conferisce movimento.

Tutti ci hanno la barba, ma è sempre finta.

Se, per ipotesi, uno ci ha la barba sua propria o gliela tagliano il giorno prima oppure se la nasconde sotto quella finta.

Ho chiesto perché al regista e lui mi ha risposto:

“Questa è la magia del teatro”.

Tutti urlano, perché altrimenti quello che dicono non si sente e il pubblico reclama.

In realtà non c’è niente da capire in quanto come finisce la storia lo sappiamo tutti, ma siamo abituati così e senza le urla non ci divertiamo.

A volte piove.

Ed è meglio, perché quando piove tutto è più caratteristico; c’è un vigile urbano che tiene per tutto il tempo l’ombrello aperto sulla croce per proteggere il Cristo secco dal raffreddore, ma anche lui si stanca di stare con il braccio alzato e, ogni tanto, si passa l’ombrello da una mano all’altra cosicché il povero Cristo si trova, alternativamente, a bagnomaria e lo vedi, da lontano, che muove le labbra e guarda in direzione del vigile urbano che, invece, fa finta di non vederlo e strizza l’occhio alla Madonna.

Alla fine, quando chi ha da morire muore, chi ha da piangere piange e chi ha da andarsene se n’è andato ci sono i fuochi d’artificio.

Ma come, mi dirai, perché i fuochi d’artificio che son segno di contentezza e addirittura di gioia grande? Non hanno appena rappresentata la passione e la morte di Nostro Signore?

Certo che sì, ma per la resurrezione bisogna aspettare tre giorni e quei pochi turisti di passaggio non sono mica disposti a stare tutto questo tempo, perciò si crocifigge e, poi, a seguire, si festeggia, senza por tempo in mezzo; chi vivrà vedrà.

Da qualche anno a questo si aggiungono le telecamere della televisione locale che danno al tutto un tocco cinematografico.

C’è pure un tizio col microfono che, con lo sguardo fisso sulla telecamera, parla e ci spiega chi siamo, dove ci troviamo, che cosa stiamo facendo e che giorno è oggi.

Insomma, sembra quasi di sognare.

E allora che vuoi che me ne importi di tutte le americanate di Hollywood: questa è la nostra vera religione.

Perciò stammi a sentire: lascia perdere anche tu Mel Gibson e vieni qui, un posto in albergo lo trovi di sicuro perché, a parte il solito autobus di tedeschi che neanche vanno a dormire, dalla lontana Padania non arriva mai nessuno.”

 

TAG: scuola, teatro
CAT: costumi sociali, Religione

Un commento

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  1. lucam 2 settimane fa
    Genio puro.
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