Prolegomeni per un dialogo costruttivo

:
1 marzo 2017

“Ohimè, figlio mio, che debbo fare? Chi devo piangere per primo, me morto o te che insulti un morto – come se anche tu non fossi nella stessa condizione di morire – che anzi, ciò che è molto più miserabile, il fetore del morto respiri col naso, aspiri con la bocca, immetti nei polmoni, tanto che molto peggio morirai; e che, ciò che è più grave, lo fai respirare ad altri, affinchè anch’essi possano morire insieme?”
Ratherius Veronensis

Non si si parla mai tanto di tolleranza come nei casi in cui a pretenderla è l’intolleranza più infame e la più untuosa ipocrisia avanza a braccetto dell’autoritarismo più indecente. Da una parte i manganellatori urlano insolenze e pretendono di imporre agli altri con metodi polizieschi la loro visione dell’esistenza, dall’altra una nidiata di papere dialoganti riduce vigliaccamente il nobile concetto di tolleranza a melassa da dibattito televisivo. Talvolta le due fazioni trascolorano l’una nell’altra. In base a questa parodia di dialogo noi dovremmo tollerare che l’intollerante ci metta le mani addosso, imponendoci di vivere e morire come lui ritiene opportuno. Quando l’interlocutore si trasforma in impositore, la tolleranza diviene però complicità e crimine. Quando chi ti sta di fronte diventa intollerante ciò, per quanto possa contrariare la nostra propensione alla bonarietà, non deve mai essere tollerato. Decenni di esperienze dialogiche impongono di prenderlo immediatamente a calci nel culo: un attimo prima che lui tiri fuori dalla tasca l’olio di ricino. Dopo è già tardi. Non c’è, si può dire, errore peggiore che accettare il dialogo quando non esiste nulla su cui dialogare, non c’è errore peggiore che mettersi a discutere dell’indiscutibile. Quando “ciò che si proclama e si pratica come tolleranza è al servizio della causa dell’oppressione” (Marcuse) diventare intolleranti è un dovere civico. Quando qualcuno vuole importi se e come morire non devi discutere, devi difenderti con ogni mezzo. Una malintesa cultura della tolleranza ci rende inermi e ci consegna, come già avviene, nelle mani di razzisti, fascisti e bigotti di ogni genere. Quando, come nel caso della eutanasia (che nessuno impone a nessuno ma che ciascuno ha il diritto inalienabile di praticare su se stesso) un prete o un baciapile, ammantandosi di untuosità socratica, ti dice “discutiamone” con una mano tesa e l’altra che, dietro la schiena, tiene stretto il manganello è necessario trovare la lucidità per prendere atto che dialogante e manganellatore sono la stessa identica persona. Poi agire di conseguenza. Chiunque pretenda di importi come devi morire non merita alcuna risposta che non sia uno sputo in faccia e, questo, proprio nel nome della umanità e della tolleranza. Discutere, in questo caso, è infingardaggine che, per quieto vivere, accetta già il collare e la catena e trasforma la tolleranza nell’ultimo rifugio dei mascalzoni.

TAG:
CAT: diritti umani, discriminazioni

6 Commenti

Devi fare per commentare, è semplice e veloce.

  1. cincinnato 9 mesi fa
    Un articolo per nulla condivisibile. Trasuda rabbia e presunzione. Imbarazzante intolleranza manifesta per rintuzzare alla rinfusa altri eterogenei dichiarati per convenzione intolleranti
    Rispondi 0 2
  2. silvius 9 mesi fa
    Ma per carità.
    Rispondi 0 1
  3. silvius 9 mesi fa
    Articolo sacrosanto. Non se ne può davvero più. L'atmosfera è sempre più asfittica.
    Rispondi 1 0
  4. silvius 9 mesi fa
    Il suo commento è la prova provata di quanto sostiene e descrive l'articolo. Mi sembra che nessuno Le stia dicendo di suicidarsi, no?
    Rispondi 1 1
  5. alding 9 mesi fa
    Ma fammi il piacere Ugo e fammi il piacere Silvius! Nessuno mi sta dicendo di suicidarmi, è vero, ma qualcuno sta negando un valore fondamentale, quello della vita e, così facendo, crea le premesse per il successo di ogni relativismo, cosa che storicamente ha seminato lutti indicibili in tutto il secolo scorso. Su alcuni punti NO, non siamo liberi di fare ciò che vogliamo, abbiamo invece il vero dovere di lottare perché nessuno sia solo e disperato.
    Rispondi 0 2
  6. silvius 8 mesi fa
    Ha ragione. Bisogna sempre vietare agli altri di fare ciò che non approviamo. Assolutamente essenziale. D'altra parte ho già incrociato alcuni Suoi discutibili commenti, degni di Adinolfi e Giovanardi.
    Rispondi 0 0
CARICAMENTO...