Sconti per chi rinuncia alle liti fiscali e tasse per gli affitti in nero

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16 aprile 2017

Sconti e rottamazione delle liti fiscali .
ll Consiglio dei ministri dell’11 aprile 2017 , ha approvato il DEF 2017 (Documento di economia e finanza) su proposta del Presidente Paolo Gentiloni e dei Ministri dell’economia e delle finanze Pier Carlo Padoan e delle infrastrutture e dei trasporti Graziano Delrio.
Il documento prevede alcune misure per lo sviluppo economico, tra cui lo sconto del 50% per chi ha liti pendenti con il fisco e rinuncia al contenzioso.
La cosiddetta manovrina inserita nel DEF, darebbe la possibilità al contribuente, che rinuncia ad agire in giudizio di ottenere uno “sconto” del 50% e magari, chi ha già vinto in primo grado, di accaparrarsi un risparmio addirittura del 70% del proprio debito.
La proposta determinerebbe una sorta di “rottamazione” delle controversie, in essere con il fisco e quelle ancora da attivare. Si calcola che le vertenze pendenti presso le Commissioni Tributarie, sono circa cinquecento mila (delle quali 230mila avviate nel 2016) e di queste il 10% sono all’ ultimo grado di giudizio, ossia in Cassazione.
Palazzo Chigi, con questa manovrina, unitamente alla voluntary disclosure e alla rottamazione delle cartelle, potrebbe fare cassa, infatti, solo per le cause tributarie, si parla di cifre pari a 30 / 35 miliardi di euro circa, che potrebbero rimpinguare le finanze statali, il tutto con il beneficio della riduzione dei costi di giustizia; si smaltirebbero i contenziosi “in itinere” (il 50% delle cause civili sono per controversie fiscali), e si realizzerebbe una tregua tra contribuenti e l’agenzia delle entrate.
La sanatoria fiscale riguarderebbe, le liti pendenti in ogni grado di giudizio o per atti impugnati davanti a Commissioni Tributarie Regionali, Provinciali e Corte di Cassazione.
Ad essere rottamati potranno essere gli atti oggetto di ricorso contro l’Agenzia delle Entrate, depositati entro dicembre 2016 e si terrà conto del solo atto impositivo, senza considerare l’esito di eventuali sentenze di primo e secondo grado, anche se favorevoli.
Possono essere definiti le liti pendenti al 31 dicembre 2016 con controparte l’Agenzia delle Entrate. Il termine di lite pendente fa ritenere che sono esclusi tutti gli atti di accertamento, che non sono stati impugnati e quindi si sono resi definitivi.
Tutti Coloro che ricorreranno a tale agevolazione delle liti fiscali pendenti, potranno beneficiare di decurtazioni delle sanzioni e degli interessi di mora, pagando solo le imposte dovute ed eventuali interessi da ritardata iscrizione a ruolo calcolati fino al 60° giorno successivo alla notifica dell’accertamento.
Per quanto concerne invece le liti pendenti per sole sanzioni, la loro definizione non dovrebbe comportare alcun costo, mentre per interessi di mora o sanzioni non collegate a tributi si paga il 40% degli importi; viceversa per le more e le sanzioni collegate a tributi, la rottamazione sarà a costo zero.
Le rate da pagare saranno tre: (se il debito supera i 2mila euro), da versare entro il 30 settembre 2017 (40%), entro fine novembre 2017 (40%), entro il 30 giugno 2018 (20%).
La richiesta di rottamazione delle liti fiscali pendenti dovrebbe essere presentata il 30 settembre prossimo , “Si prevede la possibilità di definire le controversie rientranti nella giurisdizione tributaria in cui è parte l’Agenzia delle entrate, mediante il pagamento degli importi contestati con l’atto impugnato e degli interessi da ritardata iscrizione a ruolo, al netto delle sanzioni e degli interessi di mora (la richiesta di definizione deve essere presentata entro il 30 settembre 2017)”. Così recita il paragrafo “Definizione agevolata delle controversie tributarie”.
Sta di fatto che tale misura, porterebbe ad un riequilibrio delle posizioni dei contribuenti, considerato che, c’è tra chi ha usufruito della rottamazione delle cartelle e chi ne è rimasto escluso.

Nella cosidetta “manovrina”, è inserita anche una stangata per gli affitti in nero.
Nel Documento di economia e finanza (Def) viene ipotizzata una cedolare secca al 21% per gli affitti brevi, cioè quelli fino a 30 giorni.
Gli intermediari immobiliari, anche attraverso portali web, dovranno quindi operare una ritenuta di questa entità sui canoni di locazione.
La norma è stata introdotta anche in funzione di una reale difficoltà di controllare il mercato dopo l’ingresso di portali web come ad esempio AirBnB.
Se il decreto viene approvato in questa forma, le agenzie e i portali dovranno comunicare i contratti conclusi per loro tramite, pena incorrere in sanzioni pecuniarie.

Le persone fisiche che affittano per brevi periodi possono già oggi avvalersi della cedolare secca del 21 per cento, in alternativa facoltativa all’ordinario regime Irpef.
L’idea del Governo è quella di prevedere un meccanismo automatico di applicazione della cedolare, ma un obbligo in tal senso, aumenterebbe la tassazione per i titolari di redditi molto bassi con alte detrazioni, che normalmente scelgono l’Irpef.
Già una norma simile, quella degli home restaurant, è stata demolita dall’Autorità garante della concorrenza e del mercato, parlando espressamente di discriminazioni in favore degli operatori tradizionali tese a limitare indebitamente una modalità emergente di offerta alternativa del servizio di ristorazione.
È innegabile che il mercato si stia arricchendo di forme alternative di accoglienza ed è impensabile voler arrestare un fenomeno così importante e contemporaneo legato alla share economy turistica.
Il meccanismo della cedolare secca, è il pagamento delle imposte anche a chi offre un soggiorno inferiore ai 30 giorni, se l’articolo superi gli step successivi in Consiglio dei Ministri e in Parlamento, servirà ad avviare un percorso di regolamentazione necessario al turismo, settore importante per l’intera economia del Paese.
E’ probabile che per locazioni di durata inferiore ai 30 giorni a pagare le tasse ci penserà direttamente l’agenzia o il portale web. Va ricordato infatti che per questi affitti, che in genere assolvono a necessità di tipo turistico-vacanziero, non è obbligatoria la registrazione all’agenzia delle Entrate ma resta l’obbligo di assolvere alle imposte relative.
La nuova norma riguarda le locazioni di qualunque tipo, anche quando viene offerto un servizio simil alberghiero con fornitura di lenzuola e asciugamani e anche quando si tratta di sublocazioni o contratti a titolo oneroso conclusi dal comodatario che cede a terzi il godimento dell’immobile.
Gli agenti devono anche inviare una comunicazione in occasione della stipula di ogni nuovo contratto, nella bozza della norma non è specificato ancora a chi e su cosa, ma viene chiarito che chi non ottempera a tale obbligo, rischia una sanzione da 200 a 2mila euro.
Non è difficile immaginare che i nuovi adempimenti burocratico-fiscali avranno una serie di effetti, gli agenti immobiliari e i portali dovranno attrezzarsi, in base a quelle che saranno le eventuali indicazioni di un futuro provvedimento attuativo, mentre le locazioni, che sinora erano largamente in nero, subiranno un aumento per ammortizzare la cedolare.

TAG: airbnb, cedolare secca, economia del turismo, monica mandico
CAT: economia sommersa, Tasse

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