Ce la farete tutti

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2 luglio 2017

Vasco Rossi è un cantautore di medio livello. Enormemente sopravvalutato, a mio avviso.

Un paio di canzoni discrete, diverse canzoni mediocri, un mare di robaccia inascoltabile.

Ma il mercato premia solo chi vende. E si vende per ragioni che non hanno nulla a che vedere con il talento o con “la qualità”. Alcune puramente contingenti (la rispondenza di un “tipo” a certe caratteristiche generazionali o culturali, la trasmissibilità di certe parole d’ordine…) altre strutturali (la facilità di un certo “messaggio”, la sua orecchiabilità come prodotto di consolazione di massa). Talvolta può accadere che la qualità del prodotto coincida casualmente con il successo di mercato. In nessun caso, però, ciò risulta decisivo. La qualità è, più spesso, una complicazione che è meglio evitare.

Vasco Rossi, con la sua aria suonata e naif, è un personaggio scaltrissimo. Sa a perfezione quali sono i tasti da premere per vendersi al suo pubblico e, naturalmente, li preme. Qualcosa da obiettare? Rebus sic stantibus, no. E’ così che funziona il mercato. Vince chi sa vendere meglio ciò che produce e non chi produce le cose migliori. Ma nella sua strategia è assolutamente fondamentale far credere a chi compra che sta comprando il meglio. Nella costruzione mediatica di un evento, dunque, cinismo, criminalità e ipocrisia si mescolano in proporzioni che variano in base alle esigenze del mercato. Il concerto di Vasco, ieri, è stato un evento mediatico notevole. I biglietti, per esempio, costavano da 50 a 75 euro (prescindo da eventuali speculazioni). Non poco ma neanche moltissimo. Non tanto da risultare inarrivabili. Un sogno alla portata di tutti, diciamo. La cifra giusta a non fare gridare allo scandalo il tirabretelle da social forum e a garantire introiti milionari alla organizzazione senza inutili polemiche. Da settimane i mass media parlano di questo concerto come del “più grande concerto “rock” – soprassediamo sul termine – di tutti i tempi”. Interviste, saggi giornalistici, dibattiti sui social, spot pubblicitari, merchandising a tirichitò. Magliette, cappellini, adesivi, poster, cd. Tutto, insomma, secondo le regole. Inutile fare del moralismo. Sarebbe sciocco. Mi piace solo riportare le ultime parole di saluto di Vasco Rossi al suo pubblico: “Siete fantastici, siete i più grandi, siete i più belli e ce la farete tutti”. Queste parole, che sembrano di una ovvietà disarmante, sono significative (e perfettamente in linea con il personaggio, che sembra chiamarsi “Rossi” per un segno del destino). Vi si percepisce il percorso che il mercato ha compiuto negli ultimi trent’anni. Dall’uno su mille ce la fa (ma quant’è dura la salita!) del caro vecchio buon Morandi (1985) in cui il dato giocava ancora, per quanto in perdita, la sua disperata partita a questo “ce la farete tutti” passa quel ghiacciaio di ipocrisia funzionale in cui ogni consapevolezza (e ogni, seppur residuale, autenticità) scivola, sprofonda e si sfracella.

TAG: vasco rossi
CAT: Eventi, Musica

7 Commenti

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  1. luciano-crimi 3 mesi fa
    Sono assolutamente d'accordo
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  2. paolap 3 mesi fa
    E' un'analisi superficiale: chi ha pagato il biglietto, stando ore in piedi, dormendo in macchina, è venuto via contento. Lo straparlare ubriaco di Vasco, è sintesi, poesia, urlo. Crea l'emozione, l'accartoccia, la tira in faccia. Vanno studiati i suoi testi, aldilà della fruizione immediata. Lo analizza bene Michele Serra, sulla repubblica di domenica.
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  3. paolap 3 mesi fa
    E' un'analisi superficiale: chi ha pagato il biglietto, stando ore in piedi, dormendo in macchina, è venuto via contento. Lo straparlare ubriaco di Vasco, è sintesi, poesia, urlo. Crea l'emozione, l'accartoccia, la tira in faccia. Vanno studiati i suoi testi, aldilà della fruizione immediata. Lo analizza bene Michele Serra, sulla repubblica di domenica.
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  4. ugo-rosa 3 mesi fa
    ..a giudicare dagli insulti il mio post precedente su Vasco Rossi è stato un successone. Sono stato definito: Inutile, Riduttivo, Superficiale, Rosicone, Snob (con variante “Stupidamente Snob” S.S.) Invidioso, Anaffettivo, Idiota. Non sono neppure sicuro che gli elogi siano terminati (mancano per esempio “Buonista” e “Radical Chic”, anche se quest’ultimo, forse, potrei accorparlo allo “Stupido Snob”) per cui lascio spazio alla vostra fantasia: aggiungeteci quel che volete e facciamo buon peso. Non sono un masochista ma devo ammettere che la cosa mi ha divertito perché la prima frase del mio mio pezzo era molto vicina a una lode: “Vasco Rossi è un cantautore di medio livello” Riferendoci solo al panorama italiano (e solo ai cantautori viventi) ciò vuol dire che, in una scala di riferimento dove 10 è il Paolo Conte di “Paris Milonga” e 0 è il Pupo di “Gelato al cioccolato” Vasco Rossi sta a 5. Ma, dico, vi pare poco? Perciò aggiungevo, nella frase successiva, che Rossi è “enormemente sopravvalutato”. Evidentemente, per i suoi fans, va collocato tra Gershwin e Cole Porter (sempre che sappiano chi è George Gershwin e chi è Cole Porter e sempre che non trovino irriverente che io abbia osato paragonarlo a loro). Ma i songwriters di primo livello, carissimi, hanno un nome e un cognome. Si chiamano: Jacques Brel, George Brassens, Tom Jobim, Joni Mitchell, James Taylor, Tom Waits...ma veramente pensate che Vasco Rossi abbia mai concepito qualcosa che possa stare a quel livello? Ma dove cazzo le avete le orecchie, nel buco del culo? Facendo così, rendetevi conto, devastate l’oggetto della vostra adorazione e non gli rendete affatto un servizio, anzi lo mettete in una situazione imbarazzante e ridicola. Poi naturalmente nella vita succede spesso che una canzone, anche banale, per noi significhi moltissimo e che non la cambieremmo con nessun’altra e per nessuna ragione al mondo. E questo va benissimo. Ma, semplicemente, è un altro discorso. Comunque intanto mi godo gli insulti
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  5. mario-saggittario 3 mesi fa
    Mi permetto di notare delle incongruenze. Lei definisce Vasco un cantante mediocre più che medio :"un mare di robaccia inascoltabile"; ma poi lo salva "perchè è legge di mercato vince chi sa vendere meglio". Mi scusi allora non è mediocre, perchè se la priorità è il mercato, Vasco Rossi è a tutti gli effetti un imprenditore vincente. Forse dovremmo smetterla di avere un atteggiamento acritico rispetto "alla legge del mercato" e tornare a dare all'arte il valore che merita, anche perchè, lo dice anche lei, il mercato crea solo mediocrità. Vasco è stato un alfiere del mercato. "Vita spericolata" è il manifesto del mercato liberista, E' stato anche Vasco che ci ha traghettato fuori dal "noi" e ci ha portato nel "fantastico" mondo dell'io, edonismo degli anni '80. Quel singolo che può essere una star, comunque perso nei cazzi suoi, quel singolo che è pilastro e dogma della cultura neoliberale. Se c'è da riconoscere un merito a Vasco e quello di avere disgiunto i valori morali dai comportamenti. Basta con le ipocrisie, tutti abbiamo delle deviazioni, questo non significa che non abbiamo dei valori. Vasco è stato il primo che ci ha portato su questa strada e se Rino Gaetano avesse continuato a rimanere con noi, probabilmente si sarebbero incontrati, perchè entrambi partivano dalla volontà di destrutturare il conosciuto il consueto, entrambi volevano smascherare l'ipocrisia italiana benpensante. La trasgressione del Vasco degli anni '80 è conformismo oggi. E la radice nata in quegli anni anche con Vasco, oggi è diventata un albero storto, un popolo che guarda se stesso solo come individuo e non riconosce più un collettivo di cui accettare i confini. Anche questa costante ricerca di gratificazione è funzionale al mercato, perchè non ci devono essere confini, tutto è fruibile quindi vendibile. E questo, a modo suo ce lo ha insegnato anche Vasco, o meglio lui è stato una parte di questo cambiamento. E anche questo grande concerto e la consacrazione finale dell'individuo che è salito in cima alla scala, ce l'ha fatta, ha sfondato. Anche Vasco è stato fagocitato dal mercato, svuotato della sua trasgressione che è ormai consumo nel presente, Anche lui come Che Guevara sulle magliette che chiunque indosserà, così per darsi un tono. Un prodotto da fruire, Ho 56 anni e ricordo che portavo due orecchini all'orecchio nei primi anni '80 che mi diedero diverse noie, considerando che all'ora lavoravo nella scuola. Vedere oggi gente della mia età o anche più grande che sfoggia con orgoglio tatuaggi, mi fa sorridere. Non è più una scelta di diversità ma una moda, un conformarsi a un linguaggio che non possediamo. Se non altro riconosco questa libertà e riconosco a Vasco il suo piccolo contributo per averla creata, anche se oggi è perfettamente funzionale. Cordiali saluti
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  6. ugo-rosa 3 mesi fa
    Mi pare abbastanza evidente che il mio pezzo non fosse certo scritto in lode del mercato...quanto a Vasco, francamente, credo che sia sempre stato, in fondo, perso dentro ai fatti suoi...:-) prima di lui, qui in Italia, ci sono stati Demetrio Stratos e gli Area, gli Stormy Six (di cui non si ricorda più nessuno)...e altri ancora (un Claudio Rocchi o un Lolli o perfino un Eugenio Finardi...) mentre Rossi sognava solo di andare a Sanremo (cosa poi regolarmente successa): altro che trasgressione...la sua è sempre stata, mi sembra, una trasgressione per tutte le tasche, una trasgressione (appunto) a buon "mercato"...:-)
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  7. lamerla 3 mesi fa
    Finalmente
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