Facebook come luogo del nesserci

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17 marzo 2017

Facebook diventa ogni giorno più face e ogni giorno meno book.
Le facce sopravanzano di gran lunga le scritture, che ne diventano mere appendici, quasi sempre superflue: epigrafi testimoniali che non attestano niente che non sia già sotto il naso di tutti.
Così ci si mostra l’un l’altro la faccia che si ha e si testimonia che si è quello che si è, si è stati quello che si è stati e, talvolta, si sarà quello che si sarà.
Ci si cambia d’abito come le bambine facevano con la barbie: una volta dottoressa, un’altra indossatrice e un’altra ancora cuoca, ma quello che c’era sotto il travestimento, restava sempre il medesimo pupazzo di plastica e quel pupazzo di plastica era nessuno.
Allo stesso modo le immagini che vediamo su face(book), nonostante la loro allegra disponibilità al mascheramento, attestano la stessa preoccupante protervia e, per quanto certifichino con pignoleria il contrario, rimangono testardamente l’immagine di nessuno.
Qui ci si può prendere la dubbia soddisfazione di diventare ciò che non si è, né si è mai stati, né si sarà mai e non per questo si è chi si è.
Non per questo si è qualcuno.
Face(book) insomma è il luogo in cui l’Esserci (il caro Dasein del noto professore tedesco) si muta nel Nesserci.
Nenti ammiscatu cu nuddu, come diceva il nonno.
Perciò, quella che ad alcuni è piaciuto chiamare “società dell’immagine”, sui social network mantiene finalmente ciò che aveva promesso e ci fornisce, per antifrasi, l’immagine della società. La domanda che vorrei farvi è dunque questa: secondo voi si tratta di realtà virtuale o, piuttosto, di virtù della realtà (attuale)?

TAG: Facebook
CAT: Filosofia, Media

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