Se a raccontar fiabe sono le mamme…

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14 marzo 2017

C’è un teatro che vive anche senza spettacolo: fatto di ricerca personale e collettiva, di condivisione o di astrazioni, di poesia o semplicemente di studio. C’è un teatro, che nelle sue coordinate di rito-gioco-festa (come sostiene lo storico Marco De Marinis) amplia il proprio orizzonte, creando comunità. È un teatro che fa bene, perché fatto bene, spesso a prescindere dal prodotto: laddove il percorso di condivisione e creazione affonda in una reale necessità, in un bisogno sentito trasversalmente e apertamente.

Gli esempi non mancano, in tutto il territorio nazionale, ma vorrei parlare adesso di un progetto che è un libro, sarà anche un documentario, e che si concretizza in un teatro di commovente bellezza, anche senza spettacolo.

Si tratta del progetto Mamma quante storie, favole in ambulatorio, in treno e in piazza, che dobbiamo alla creativa e instancabile mente di Andrea Satta.

Molti conoscono Satta come voce e motore dei Tetes de Bois, raffinatissimo gruppo musicale artefice di mille iniziative diverse; altri lo conoscono come firma dell’Unità, dove tiene un delicato e appassionato diario. Altri ancora – e non sono pochi – lo conoscono come pediatra.

Già, perché questo vulcanico e ironico cantante, autore, scrittore, poeta afffascinato dal ciclismo e dalla bicicletta, è di fatto un pediatra apprezzatissimo.

Il quale, ovviamente, non poteva accontentarsi di esercitare la professione medica e fare visite nel suo ambulatorio alla periferia di Roma.

Così – un po’ per caso, un po’ per vocazione – lentamente e dolcemente la sala d’attesa si è trasformata in un laboratorio di favole. Da anni, infatti, una volta al mese, Andrea Satta organizza “la giornata delle favole”, invitando le mamme (presenti o future) di tutte le nazionalità a scambiarsi fiabe e racconti, in particolare evocando e riproponendo quelle storie che sentivano narrare da bambine dai loro genitori, quelle favole con cui si addormentavano da bambine.

L’ambulatorio, allora, si fa “teatro” per una micro-comunità di mille bambini, molti dei quali stranieri, provenienti da trenta Paesi diversi, che vivono la città e la sua periferia. La sala d’attesa diventa luogo di confronto, di scambio, di nuove amicizie. Le mamme raccontano, portano piatti originari dei paesi di provenienza: i ricordi si mescolano ai sapori, le storie inventate a quelle reali, le voci e le sonorità di grandi e piccini si intrecciano per riconoscersi. L’iniziativa, come si potrà immaginare, è di semplice e travolgente efficacia.

E dunque lo testimonia molto bene il libro, edito meritoriamente nel 2016 da Treccani, che è, a sua volta – e non poteva essere altrimenti – a un progetto articolato, firmato dallo stesso Andrea Satta con un bel fumetto di Fabio Magnasciutti e le illustrazioni vivacissime di Sergio Staino. Una graficnovel, allora, che si apre magicamente alle favole raccontate dalle mamme, con titoli divertenti come La leggenda di Pizzomunno, Marìka e Orso, La favola dell’uovo più bello, Il galletto Becheto, Ciutina, Bambù e la storia delle api, Ciciarichjie, I cani dei Vulcani, La Graustana del Kisereck, La capra pelata, o ancora tante altre. Ce le raccontano Susanna, Marjia, Betty, Elena, Isabelle, Olga, Andrea, Ghada, Maria Cecilia, Baljit, Maddalena, Nana, Annamaria, Donatila Xiomosa, Alberta, Walli, Tania, Teresa, Chonyi, Maria Aparecida, Cristina, Elena, Federica, Elida, Inna, Graziella, Kadjia, Stefania, Antonella, Cerasela.

La questione, come si immaginerà, non è solo artistica, o di intrattenimento: ma apre a serie riflessioni sulla pediatria, sulla creazione di comunità, sul recupero della memoria e del racconto orale come strumento di condivisione di tempi, modi, valori, prospettive.

Il volume si avvale anche di una breve presentazione di Massimo Bray, direttore di Treccani e editore appassionato, che scrive tra l’altro: «Sono stato fortunato: propri dalle favole ho imparato a non aver paura delle culture e delle tradizioni diverse, a formare questa curiosità che ha indirizzato buona parte delle mie scelte. Molte volte mi capita di pensare che oggi non è facile credere nel futuro; ogni volta che accade, ripenso a quelle favole e trovo in quei racconti la forza per pensare al domani».

Le fiabe che si susseguono in Mamma quante storie sono essenziali, semplici, commoventi, diverse e uguali, ma soprattutto sono vere. E chissà, forse anche Propp, autore del fondamentale Morfologia della Fiaba, sarebbe contento di leggerle.

Ma le Mamme non potevano fermarsi qui, non potevano accontentarsi certo di essere fissate su carta – anche se in modo così prezioso. Dunque hanno cominciato a seguire Andrea Satta nelle sue peregrinazioni per l’Italia, e il progetto è diventato itinerante: vanno, tutte assieme, a fare “spettacolo”: al Pianoterra, nel rione Sanità di Napoli o a Bari, a San Benedetto del Tronto e nelle zone terremotate fino a Bologna dove sono state poco tempo fa, cibo, racconti, incontri. Un manipolo di Mamme narranti che porta cibo, racconti, storie, emozioni.

Il tutto sta diventando, infine, un coinvolgente e bellissimo documentario, diretto da Paolo Geremei: ne abbiamo visto, in anteprima, alcune parti, e sono una partecipata e struggente testimonianza di questo progetto piccolo e preziosissimo. Dopo aver letto il libro, in attesa di vedere il film sul grande schermo, speriamo presto, non ci resta che seguire le Mamme narranti: dal pediatra, o in giro per l’Italia, bellissime, con il loro carico di favole.

(per info sul libro: www.treccani.it)

 

TAG: Andrea Satta, Fabio Magnasciutti, massimo bray, Paolo Geremei, sergio staino, Tetes de Bois, Treccani
CAT: Fumetti, Teatro

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