La Dichiarazione d’Indipendenza “segreta” firmata da Carles Puigdemont

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11 ottobre 2017

Circa una mezz’ora dopo che il Presidente catalano Carles Puigdemont aveva finito il suo discorso, ieri, nel Parlament de Catalunya, i commentatori si affannavano a interpretare le sue parole. Non era chiaro se avesse dichiarato l’indipendenza dalla Spagna oppure no. In realtà, Puigdemont ha usato uno stratagemma piuttosto elaborato, e ha dichiarato l’indipendenza per poi sospenderla prima ancora di portare a termine la frase con cui l’aveva proclamata.

Le opinioni si avvicendavano, quando a un tratto qualcuno ha notato che i rappresentanti di Junts pel Sí​, la formazione indipendentista di cui fa parte Puigdemont, si riunivano insieme ai componenti della CUP (Candidatura di Unità Popolare) in una sala laterale del parlamento catalano. Cosa stavano facendo, si domandavano esterrefatti i giornalisti spagnoli che assistevano alla scena? Al termine della cerimonia, diciamo così, privata, si sono udite riecheggiare le note de Els Segadors, l’inno ufficiale della Catalogna, e si è subito pensato a qualcosa di grave. Com’è facile immaginare c’era grande curiosità di sapere cosa contenesse il documento che avevano firmato i consiglieri catalani, e quando i giornalisti sono riusciti a entrarne in possesso, il panorama di quello che poteva sembrare un appello al dialogo, pronunciato dal President nella cerimonia ufficiale, è cambiato radicalmente.

Si tratta di una Dichiarazione Unilaterale d’Indipendenza in piena regola, omessa da Carles Puigdemont nel suo discorso ufficiale, ma firmata da entrambi i partiti che lo sostengono. È un documento politico e pertanto privo (almeno per adesso) di validità giuridica, redatto e firmato per convincimento e vicinanza ai tanti simpatizzanti indipendentisti riuniti fuori dal Parlamento per celebrare la Dichiarazione Unilaterale d’Indipendenza; ma è anche un documento che ci spiega la reale posta in gioco in questo conflitto e le strategie per ottenerla. Da una parte il discorso ufficiale, con toni più concilianti delle attese, dall’altra il discorso interno, nel quale si ribadiscono tutti gli obbiettivi del processo di secessione dallo Stato spagnolo. Ecco una traduzione del documento originale:

 

Al popolo della Catalogna e a tutti i popoli del mondo

La giustizia e i diritti umani individuali e collettivi intrinseci, fondamenta irrinunciabili che danno senso alla legittimità storica e alla tradizione giuridica e istituzionale della Catalogna, sono la base della costituzione della Repubblica Catalana.

La nazione catalana, la sua lingua e la sua cultura hanno mille anni di storia. Per  secoli, la Catalogna si è dotata e ha usufruito di istituzioni proprie attraverso le quali ha esercitato un pieno autogoverno, con la Generalitat come massima espressione dei diritti storici della Catalogna. Il parlamentarismo è stato, durante i periodi di libertà, la colonna sulla quale si sono sostenute tali istituzioni, e si è canalizzato nelle Corti Catalane e cristallizzato nelle Costituzione della Catalogna.

La Catalogna restaura oggi la sua piena sovranità perduta e a lungo anelata, dopo decenni di tentativi onesti e leali di convivenza con i popoli della penisola iberica.

Dall’approvazione della Costituzione spagnola del 1978, la politica catalana ha avuto un ruolo chiave, mantenendo un atteggiamento esemplare, leale e democratico verso la Spagna, con profondo senso dello Stato.

Lo Stato spagnolo ha risposto a questa lealtà con la negazione del riconoscimento della Catalogna come nazione; e ha concesso un’autonomia più amministrativa che politica e in processo di re-centralizzazione; un trattamento economico profondamente ingiusto e una discriminazione linguistica e culturale.

Lo Statuto di Autonomia, approvato dal Parlamento e dal Congresso, e approvato dalla cittadinanza catalana, sarebbe dovuto essere il nuovo quadro stabile e duraturo della relazione bilaterale tra Catalogna e Spagna, ma l’accordo politico fu rotto dalla sentenza del Tribunale Costituzionale che fece emergere nuove richieste della cittadinanza.

Raccogliendo le istanze della grande maggioranza dei cittadini della Catalogna, il Parlament, il Govern e la società civile hanno ripetutamente chiesto di accordare la celebrazione di un referendum di autodeterminazione.

Costatando che le istituzioni dello Stato hanno rifiutato ogni negoziato, violentato i principi di democrazia e autonomia, e ignorato i meccanismi legali messi a disposizione dalla Costituzione, la Generalitat de Catalunya ha convocato un referendum per poter esercitare il diritto all’autodeterminazione, riconosciuto dal diritto internazionale.

L’organizzazione e la celebrazione del referendum hanno comportato la sospensione dell’autogoverno della Catalogna e l’applicazione de facto dello stato di eccezione.

La brutale operazione di polizia, in stile militare, orchestrata dallo Stato spagnolo contro i cittadini catalani ha leso, in numerose e ripetute occasioni, le loro libertà civili e politiche, nonché i loro Diritti Umani, e ha tradito gli accordi internazionali firmati e ratificati dallo Stato spagnolo.

Migliaia di persone, tra le quali ci sono centinaia di rappresentanti delle istituzioni e professionisti del settore della comunicazione, dell’amministrazione e della società civile, sono state indagate, detenute, querelate, interrogate e minacciate con dure pene di prigione.

Le istituzioni spagnole, che dovrebbero mantenersi neutrali, proteggere i diritti fondamentali e fare da arbitro del conflitto politico, si sono trasformate in strumenti di tali attacchi, lasciando indifesa la cittadinanza catalana.

Malgrado la violenza e la repressione usate per cercare d’impedire la celebrazione di un processo democratico e pacifico, i cittadini catalani hanno votato in maggioranza a favore della costituzione della Repubblica catalana.

La costituzione della Repubblica catalana si basa sulla necessità di proteggere la libertà, la sicurezza e la convivenza di tutti i cittadini della Catalogna e di avanzare verso uno Stato di Diritto e una democrazia di maggior qualità, e risponde all’impedimento messo in essere da parte dello Stato spagnolo di rendere effettivo il diritto all’autodeterminazione dei popoli.

Il popolo della Catalogna è amante del diritto, e il rispetto della legge è e sarà una delle pietre angolari della Repubblica. Lo Stato catalano accetterà e darà corso legale a tutte le disposizioni che conformano questa dichiarazione, e garantirà che la sicurezza giuridica e il rispetto degli accordi sottoscritti formerà parte dello spirito su cui si fonda la Repubblica catalana.

La costituzione della Repubblica è una mano tesa al dialogo. Onorando la tradizione catalana all’accordo, manteniamo il nostro impegno a favore dell’intesa come strada maestra per risolvere i conflitti politici. Allo stesso tempo, riaffermiamo la nostra fratellanza e solidarietà con gli altri popoli del mondo, e in particolare con quelli con i quali condividiamo lingua, cultura e la cornice euro-mediterranea in difesa delle libertà individuali e collettive.

La Repubblica catalana è un’opportunità per correggere le attuali carenze democratiche e sociali, e costruire una società più prospera, più giusta, più sicura, più sostenibile e più solidale.

In virtù di quanto suddetto, noi, rappresentanti democratici del popolo della Catalogna, nel libero esercizio del diritto all’autodeterminazione, e d’accordo con il mandato della cittadinanza della Catalogna,

COSTITUIAMO la Repubblica catalana, come Stato indipendente e sovrano di diritto, democratico e sociale.

DISPONIAMO l’entrata in vigore della legge di transitorietà giuridica su cui si fonda la Repubblica.

INIZIAMO il processo costituente, democratico, dalla base della cittadinanza, trasversale, partecipativo e vincolante.

AFFERMIAMO la volontà di aprire un negoziato con lo Stato spagnolo, senza paletti preventivi, diretti a stabilire un regime di collaborazione nel beneficio delle due parti. I negoziati dovranno svolgersi, necessariamente, in condizioni di parità.

ANNUNCIAMO alla comunità internazionale e alle autorità dell’Unione Europea la costituzione della Repubblica catalana e la proposta di negoziato con lo Stato spagnolo.

SOLLECITIAMO la comunità internazionale e le autorità dell’Unione Europea affinché intervengano per far cessare la violazione dei diritti civili e politici in corso, e affinché seguano il negoziato con lo Stato spagnolo in qualità di testimoni.

MANIFESTIAMO la volontà di costruire un progetto europeo che rafforzi i diritti sociali e democratici della cittadinanza, così come l’impegno a continuare ad applicare, senza soluzione di continuità e in modo unilaterale, le norme dell’ordinamento giuridico dell’Unione Europea e quelle dell’ordinamento dello Stato spagnolo e autonomico catalano che precedono la presente normativa.

FACCIAMO APPELLO allo Stato e alle organizzazioni internazionali affinché riconoscano la Repubblica catalana come uno Stato indipendente e sovrano.

SOLLECITIAMO il Governo della Generalitat affinché adotti le misure necessarie a rendere possibile la piena efficacia di questa Dichiarazione d’Indipendenza e le Leggi di transitorietà politica su cui si basa la Repubblica.

FACCIAMO APPELLO a tutti i cittadini e cittadine della Repubblica catalana affinché siano degni della libertà che ci siamo dati e costruiscano uno Stato che traduca in azioni e in condotte concrete le aspirazioni collettive.

 

I legittimi rappresentanti del popolo della Catalogna

Barcellona, 10 ottobre 2017

 

Come detto, si tratta di un documento privo di valore istituzionale, una mera dichiarazione d’intenti, ma il fatto che due soli partiti (seppure di maggioranza) si definiscano “I legittimi rappresentanti del popolo della Catalogna”, come se non ne esistessero molti altri, lascia intendere che anche di questo dovrà occuparsi il Governo spagnolo quando deciderà di rispondere a una insolita Dichiarazione d’Indipendenza firmata a porte chiuse.

TAG: Dichiarazione d'Indipendenza, Puigdemont, Referendum Catalogna
CAT: Geopolitica

Un commento

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  1. evoque 2 mesi fa
    Vabbè, ma dai, che cialtroni!
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