Promuovere un dopo AfD

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12 ottobre 2017

Ci sono molte aspettative che la Alternative für Deutschland possa perdere dei deputati in una scissione scatenata dalla sua ex portavoce Frauke Petry. L’emittente MDR indica che Petry avrebbe anzi già fondato un neo Partito Blu col motto “libero e conservatore” una settimana prima delle elezioni nazionali e registrato il 26 settembre. La stessa Frauke Petry, si distingue però per dichiarazioni formalmente aperte, ma non inclusive. Ad esempio ha detto che i musulmani possono ambire ad essere parte della Germania, se però vivono la loro religione come un fatto privato e rinunciano a farne un fattore politico: per essere dei nostri rinuncia a rivendicare i tuoi diritti di minoranza. Inoltre anche il suo astro è in ombra. È stata rinviata a giudizio a Dresda con l’accusa di avere mentito sotto giuramento nel 2015 avanti alla commissione di controllo delle elezioni del 2014 del Land Nord Reno Vestfalia. Si trattava di stabilire se ci fossero state delle compravendite per avere dei posti in lista; la AfD per finanziarsi domandava infatti ai candidati di versare una cauzione e Petry aveva testimoniato che in caso di elezioni i consiglieri potevano poi decidere se devolvere le somme prestate al partito o richiederle. Venne smentita però dal collega Carsten Hütter e dovette ritornare sulla sua dichiarazione dicendo di avere riferito alla commissione in buona fede quanto ricordava. Ha chiesto ella stessa che le fosse tolta l’immunità per permettere le indagini per spergiuro, segno che pensa di uscirne immacolata, ma in caso di condanna rischia da sei mesi a cinque anni.

Già nelle prossime elezioni in Bassa Sassonia, il 14 ottobre, la AfD potrebbe vedere però ridotto il suo seguito. Media tedeschi riportano che la Procura di Lüneburg da aprile ha avviato indagini nei confronti del capo regionale della AfD e deputato nazionale appena eletto Armin Paul Hampel, sospettato di avere distolto denaro del partito a fini personali. Gli uffici della direzione della AfD in Bassa Sassonia sono già stati perquisiti due volte e nell’aprile 2016 la cassa era stata posta sotto sequestro perché oberata da spese che vengono ora imputate ad Hampel. Tra le diverse irregolarità spiccherebbe la distrazione di 20.000 euro ricevuti da un sostenitore. La ARD riferisce che l’ex tesoriere del partito Suhren gli aveva ingiunto di riversarli o di trasmettere una ricevuta della restituzione al donatore. Inoltre verrebbe imputato ad Hampel l’affitto di un’auto per un mese nell’estate 2016, senza che però ci fosse stata una decisione della direzione regionale; Hampel indica per contro -riporta la stessa fonte- di averlo pagato di tasca sua. Gli viene poi anche ascritta la locazione di materiale per riprese; quale ex giornalista della ARD potrebbe tuttavia aver voluto realizzare degli spot per il partito.

Tutti i commentatori hanno osservato che la AfD non ha solo un’anima radicata nell’estremismo neonazista, ma ha dato anche espressione ai disillusi dall’euro e dalla riunificazione. Ha preso voti da molti che prima non erano mai andati alle urne, così come da larghe fette di elettorato dei Linke e dei socialdemocratici della SPD, disillusi da Hartz IV, le misure di sussidio per i disoccupati varate dalla SPD di Gerhard Schröder. Un chiaro voto di protesta che potrebbe, sull’onda dello scandalo, squagliarsi come neve al sole. Per questo il protagonista Hampel, passando al contrattacco, ha accusato il magistrato di voler influenzare le elezioni prima del voto.

In ogni caso, come ha sottolineato il Presidente della Repubblica tedesco Frank-Walter Steinmeier a Magonza il 3 ottobre, nel suo discorso nella giornata celebrativa della riunificazione tedesca di 27 anni fa, la cesura che hanno vissuto molti tedeschi dell’est deve essere maggiormente condivisa e compresa dai loro compatrioti dell’ovest e diventare parte dell’identità nazionale. Perché La Germania è unita, ma i suoi cittadini sono divisi: tra chi vive all’est e chi all’ovest con prospettive ancor oggi diverse. Si potrebbe essere tentati di ricondurre le ragioni del balzo in avanti della AfD nelle regioni della ex DDR, nell’alveo di una transizione verso la destra che si registra in tutti i Paesi dell’ex blocco comunista europeo (si vedano anche la Polonia e l’Ungheria e financo l’Ucraina) che dà voce all’insofferenza per il venire meno del forte assistenzialismo centralizzato. In effetti però si deve invece guardare all’oggettiva disoccupazione, che porta i giovani che non trovino posto in una delle poche realtà più moderne -come l’Università di Dresda o lo stabilimento della BMW di Bochum- ad emigrare all’ovest, a stipendi mediamente più bassi con la conseguente mancanza di un forte ceto medio e persistenza di una popolazione mediamente più anziana, che vede a rischio la propria assistenza in vecchiaia.

Anche nella ricca Baviera però la AfD ha registrato un notevole successo. Votata da neonazisti certo, ma non solo da quelli. Ha annoverato elettori spaventati dall’ondata migratoria, percepita come causa di un aumento del rischio terroristico, così come altri disillusi dalla mancanza di risposte adeguate dei partiti tradizionali al crescere della forbice sociale, al diverso sviluppo tra città e campagna, al caro casa ed all’insicurezza di non avere mezzi per affrontare la vecchiaia per effetto della mancanza di interessi sui propri risparmi in banca. Anche se l’economia tedesca nel suo complesso va bene ed il PIL sfiorerà il 2%, i sacrifici cui ciò nonostante sono chiamati nella grande distribuzione gli addetti del colosso “Galeria Kaufhof” e l’annuale rapporto dell’”Associazione dei contribuenti” sugli sprechi di soldi pubblici per molteplici casi di errori nella pianificazione di strade ed edifici, valgono a corroborare le ragioni del malcontento scaturito dalle urne.

Non toglie nulla alle cause concrete del successo della AfD, speculare che esso potrebbe essere stato in parte anche influenzato da propaganda guidata dalla Russia. Pure se la tedesca ZdF ha diffuso una ricerca del giornalista olandese Henk van Hess, già lanciata su BuzzFeed News, che afferma di avere riscontrato che il Cremlino avrebbe aiutato la AfD con una serie di tweets rilanciati con da una fabbrica di bot di Nischni Nowgorod.

La priorità per la nuova coalizione di Governo è perciò di ridare fiducia agli elettori per promuovere un “dopo AfD” a tutto tondo. Fa invece paura che i partiti cristiani credano di riuscirci scivolando verso destra. Già la campagna elettorale ha dimostrato che i loro votanti, ghermiti con slogan che inneggiavano al nazionalismo ed alla paura per gli immigrati, hanno scelto la AfD; destra per destra non hanno scelto la copia ma l’originale. Lo stesso Presidente della Repubblica tedesco Frank-Walter Steinmeier, invece è stato salutato da un lungo applauso quando nel suo discorso per la riunificazione del 3 ottobre ha ammonito che la Germania non deve tornare a percorrere la via del nazionalismo ed ha sottolineato che la responsabilità dagli insegnamenti dopo le due guerre mondiali, l’olocausto, il rifiuto di qualsiasi forma di razzismo e antisemitismo, e per la sicurezza dello Stato di Israele, fanno parte indelebile dell’identità tedesca e devono valere anche per tutti coloro che vengono a vivere in Germania. Aggiungendo, pur senza nominare la AfD, che la responsabilità per la storia nazionale non ammette tratti di penna, soprattutto per i deputati al Bundestag.

Se Angela Merkel ed Horst Seehofer intendono veramente riconquistare i voti persi nei confronti della AfD non ne dovrebbero dunque imitare neppure i toni, bensì spiegare alla gente che senza gli immigrati i loro concittadini non avrebbero più una varietà di servizi dalla raccolta dell’immondizia, all’assistenza sanitaria, né a lungo andare si potrebbero permettere di andare in pensione, perché non ci sarebbero abbastanza contributi per pagarle. Per banale che suoni non devono perdere occasione per chiarire che il rischio del terrorismo purtroppo esiste, ma che non deve portare a sospettare di chiunque. Si sono accordati per varare una nuova legge sull’immigrazione che potrebbe andare in questo senso, ma l’hanno annunciato propalando l’idea che la via sia vietare quanto più possibile ai nuovi immigrati di farsi seguire dalle famiglie e tenerli acquartierati in sovraffollati centri di accoglienza, rallentando oltre a tutto l’avvio alla piena scolarizzazione dei minori. La solfa finisce poi per fare la musica.

Al contempo il nuovo Governo dovrà realizzare con celerità le modifiche promesse un po’ da tutti i partiti nella campagna elettorale per favorire le famiglie e frenare la forbice sociale. Non si può pensare una significativa inversione demografica se avere un figlio ed una casa abbastanza grande restano incompatibili. La Germania ha poi sbandierato di voler ridurre le emissioni di anidride carbonica e polveri sottili del 40% entro il 2020, ma media tedeschi, riferendo un’analisi interna del Ministero dell’Ambiente, rivelano che mancherà tale traguardo di quasi un quarto. Anche nell’invertire questo pronostico il nuovo esecutivo giocherà la sua credibilità.

Il nuovo Gabinetto dovrà sapere cogliere le esigenze e le paure della gente e darvi risposta, ma non cavalcarle credendo di poterle poi dominare. Altrimenti la AfD -come la Lega Nord in Italia- non scomparirà.

 

Foto di copertina: manifesto elettorale contro la AfD a Monaco di Baviera; foto dell’autore

TAG: AfD, Alternative für Deutschland, angela merkel, Armin Paul Hampel, Frank-Walter Steinmeier, Frauke Petry, Horst Seehofer, Partito Blu
CAT: Geopolitica

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