Guerra ai falsi: condannati i contraffattori dell’avanguardia russa a Wiesbaden

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19 marzo 2018

I due rei, il 44enne Moez Ben H., un passato da installatore di contatori del gas diventato poi mondano proprietario della galleria SNZ di Wiesbaden, ed il 72enne israeliano conoscitore d’arte Itzhak Z., che gli avrebbe fornito i quadri in grande quantità, si erano conosciuti fin dal 1977 frequentando bancarelle ai mercati delle pulci, ha ricostruito Wolfgang Degen sul Wiesbadener Kurier. Si sono poi specializzati nella commercializzazione di falsi dell’avanguardia russa del primo trentennio del ventesimo secolo. I più noti Wassily Kandinsky e Kasimir Malewitsch, ma anche Jawlensky, Exter, Larionow e Goncharova. Il commercio di opere d’arte d’altronde è sempre fiorente e molti lo considerano un investimento in solidi beni rifugio, facendone levitare i prezzi.

Perquisizioni in un capannone e 28 appartamenti in diversi Länder tedeschi eseguite da un centinaio di agenti ed altre in Svizzera ed Israele, condussero nel giugno 2013 al sequestro di 1500 quadri. Gli inquirenti ritennero di aver scoperchiato una rete internazionale di falsari di enorme rilievo e di poter provare la compravendita di almeno 14 dipinti falsi nello stile di Kandinsky e Malewitsch. Doveva scaturirne uno dei più grossi processi per il commercio di quadri falsi, con l’imputazione di costituzione di associazione criminale.

Ipotesi decaduta perché solo due indagati, e non tre persone in concorso come richiesto dalla legge tedesca, hanno potuto essere ritenuti coinvolti nelle compravendite. Pur giungendo al rinvio a giudizio innanzi al Tribunale di Wiesbaden le condizioni di salute di uno degli imputati hanno poi permesso udienze solo a ritmo ridotto; anzi il dibattimento in un’occasione dovette persino essere sospeso per permetterne accertamenti cardiaci in ospedale.

Dopo oltre tre anni di processo e circa 150 udienze, combattuti con perizie e contro perizie, il processo tuttavia ha mostrato che le falsificazioni possono essere scoperte grazie ad indagini scientifiche rigorose, confrontando pigmenti, elasticità delle fibre del colore, catene molecolari nell’olio della tinta e materiale di supporto del dipinto, finendo per sconfessare anche i pareri dei periti accreditati. Anche se non sempre si giunge a risultati definitivi in modo inequivocabile ed il numero dei quadri sicuramente falsi venduti dagli imputati si è così assottigliato inoppugnabilmente a solo 3 dipinti comprovati come imitazioni.

Troppo poco perché fossero assegnate le pene ventilate in partenza dagli investigatori, ma comunque il 15 marzo la presidente della prima sezione penale Ingeborg Bäumer-Kurandt ha letto il dispositivo della condanna per truffa, tentata truffa e false certificazioni, rispettivamente a 3 anni di carcere nei confronti del gallerista di Wiesbaden Moez Ben H., responsabile per la commercializzazione dei dipinti in Germania dei quali inventava una provenienza credibile, e a 2 anni ed 8 mesi per il deus ex machina della truffa Itzhak Z. il quale comprava i falsi da artisti all’estero -ha indicato di averne acquistati 200 in Azerbaijan e 600 a Cuba- ma che non è stato possibile dimostrare avesse anche commissionato ad hoc. Certo tuttavia che in un capannone del quartiere Nordenstadt di Wiesbaden nel corso delle perquisizioni sono stati trovati oltre mille quadri di sua proprietà con un valore dichiarato all’esportazione da Israele mediamente di qualche centinaio di euro ciascuno, che poi aumentava con la vendita in Germania.

Moez Ben H. in effetti ha già scontato il carcere preventivo dal 12 giugno 2013 al 2 maggio 2016 e quindi alla fine non dovrà affatto rientrare in prigione e probabilmente neppure Itzhak Z. che ha scontato solo 2 anni e 4 mesi di carcere preventivo, ma ha problemi di salute. Per entrambi però è scattata anche la condanna domandata dalla procuratrice Silke Hüttig, al pagamento dell’arricchimento patrimoniale illecito stimabile in circa 2 milioni di euro (Wolfgang Degen sul Wiesbadener Kurier indica 700.000 euro già per un solo quadro, ma molti truffati non si sono fatti avanti per non fare brutte figure, o magari perché avevano investito fondi neri) e di un quarto delle spese processuali e cioè almeno 235.000 euro.

Un chiaro segnale ai falsari d’arte che non possono sempre farla franca anche se le pene sono state sotto le richieste della procuratrice Maria Klunke, l’altra componente del tandem dell’accusa, e gli imputati non saranno reclusi. Ella si era comunque limitata a domandare solo 3 anni e mezzo per Moez Ben H. perché questi -fors’anche conscio che comunque emergesse abbastanza chiaramente dalle intercettazioni telefoniche- ha ammesso di aver scientemente falsificato la provenienza dei dipinti. Senza un passato i quadri non potevano essere commercializzati ed alla bisogna Moez escogitava che i supposti proprietari originari fossero ora un fantomatico produttore di cioccolato, un’altra volta un console onorario, o persino un funzionario della ex Unione Sovietica e poi un comunista italiano. La procuratrice aveva richiesto la stessa pena anche per Itzhak Z., che pure ha dichiarato di ritenere la vera mente della truffa.

 

 

Immagine di copertina: Wassily Kandinsky, Coppia a cavallino 1907, Städtische Galerie im Lenbachhaus di Monaco di Baviera, foto dell’autore

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TAG: Kasimir Malewitsch, Tribunale di Wiesbaden, wassily kandinsky
CAT: Germania

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