Gioco pericoloso

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30 marzo 2017

I difensori dell’imputato Ralf Wohlleben avevano avuto termine a questa mattina per una nuova istanza di ricusazione avverso tre giudici del 6° Senato della corte di appello di Monaco di Baviera impegnata da 355 udienze nel processo per i crimini del Nazionaloszialistische Untergrund (NSU). Hanno esternato la loro memoria per oltre un’ora allegando alla stessa documenti stampigliati come “segreti” che il Presidente del collegio giudicante Manfred Götzl non ha distribuito alle alte parti. Hanno anche presentato una nuova istanza di prova chiedendo la convocazione di diversi testimoni. Ma tutto questo è caduto in secondo piano. La massima attenzione l’ha creata attorno a sé l’imputata principale, Beate Zschäpe, considerata l’unica sopravvissuta del nucleo dello NSU.

 
Con una mossa a sorpresa il suo avvocato Mathias Grasel ha chiesto la parola per primo ed ha annunciato che lo psichiatra Joachim Bauer di Friburgo ha potuto parlare per 12 ore con Beate Zschäpe in carcere giungendo alla conclusione, sussunta in un parere scritto di 48 pagine, che ella sia stata <affetta da gravi turbe della personalità>. Manifestazione delle stesse sarebbe stato anche il modo con cui avrebbe accettato di subire percosse dal compagno di fuga Uwe Böhnhardt senza sapersene distaccare. L’avvocato Grasel ha quindi chiesto che il dr. Bauer sia ascoltato come perito, preannunciando che l’imputata lo solleverebbe dal segreto professionale.

 
In verità Beate Zschäpe per tutto il processo -come anche emerso dal reiterato scontro con i suoi 3 difensori d’ufficio “originari” Heer, Stahl e Sturm- non ha dato affatto l’idea di avere una personalità succube e soggiogabile. Per Annette Ramelsberger della Süddeutsche Zeitung il suo voler essere dichiarata parzialmente incapace è un cambiamento di strategia di 180 gradi. Forse invece non è poi così straordinario. Beate Zschäpe non ha implicitamente riconosciuto di essere responsabile anche degli omicidi, delle rapine e degli attentati ascritti ai defunti Uwe Böhnhardt ed Uwe Mundlos. Ha fin qui ammesso solo di aver incendiato l’ultimo covo ed approfittato del denaro delle rapine. Non ha mai neppure indicato di aver saputo dei contenuti dei dvd di rivendicazione che ha spedito. Con questa mossa vuole solo che i giudici, se la riterranno comunque colpevole di essere membro della associazione terroristica NSU, la condannino ad una pena più lieve riconoscendole di non essere stata pienamente capace di intendere e volere mentre era soggiogata dai compagni di fuga.

 
Questo però è un gioco molto pericoloso, evidenzia il legale di parte civile prof. Bernd Max Behnke. Il perito d’ufficio, lo psichiatra forense Henning Saβ, ha indicato ai giudici di essere propenso a ritenere che Beate Zschäpe non abbia detto il vero nelle sue dichiarazioni -rese alla spicciolata, prive di emozionalità e per lo più lette solo dai suoi avvocati- e che in una prognosi sulla sua pericolosità ella potrebbe ricadere in futuro in una nuova costellazione violenta come lo NSU. Se i giudici seguono il suo indirizzo hanno motivo per applicare delle misure di sicurezza idonee a procrastinare i termini di reclusione oltre la condanna massima prevista. Nelle intenzioni della difesa il dr. Bauer dovrebbe certificare che solo sotto il giogo di Uwe Böhnhardt ed Uwe Mundlos Beate Zschäpe avrebbe perso il controllo e la capacità di discernere la gravità dei crimini che quelli avrebbero commesso. Ma, seguendo l’indirizzo del prof. Saβ, se riconoscessero che l’imputata è stata affetta da turbe della personalità potrebbero dunque farla rinchiudere in un manicomio criminale. Struttura, indica il prof. Behnke, che è ben peggiore di un carcere.

 
Per questo il prof. Behnke ha polemicamente stuzzicato in aula i colleghi difensori chiedendo se avessero bene informato l’’imputata delle conseguenze della sua scelta, incassando un commento sapido dall’avvocato Hermann Borchert che <non è affare suo> ed uno sguardo torvo della stessa imputata. Ella peraltro per gran parte del dibattimento ha avuto occhiate tormentate e si è sfregata nervosamente le mani.
L’avvocatessa di parte civile Doris Dierbach ha esplicitamente domandato alla corte di respingere la richiesta e non accettare il dr. Bauer come perito. Tra l’altro egli pur essendo uno psichiatra non è uno psichiatra forense, né peraltro ha mai preso parte alle udienze, quindi mancherebbe di strumenti idonei per giungere a delle conclusioni valide. Se l’imputata ha deciso di parlargli, come invece scientemente non ha voluto fare con il perito d’ufficio, piuttosto la corte ponga a disposizione la memoria del dr. Bauer al prof Saβ e chieda a quest’ultimo di svolgere un supplemento alla perizia d’ufficio.

 
I giudici probabilmente non nomineranno il dr. Bauer come perito, avendo già una consulenza d’ufficio, ma quasi sicuramente lo ascolteranno. Il presidente Manfred Götzl si è subito infatti informato se è disponibile giovedì prossimo per comparire in aula. Il dr. Bauer potrebbe tuttavia essere ascoltato non come mero testimone riferendo solo quanto dettogli dall’imputata, ma in veste ibrida di testimone con conoscenze peritali. Questo gli consentirebbe di riferire anche i contenuti del suo parere scritto. Parere che la difesa aveva già dal 20 marzo ma non ha voluto diffondere alle altre parti.

 
Su un altro binario si muovono invece i 3 difensori d’ufficio “originari” di Beate Zschäpe, gli avvocati Heer, Stahl e Sturm, interdetti dal provare anche solo ad aderire all’istanza odierna di ricusazione per la manifesta mancanza di supporto dall’imputata, intendono però sempre chiedere che sia ascoltato il prof. Pedro Faustmann alla fine di aprile affinché presenti una perizia che confuti metodologicamente le risultanze di quella del prof. Saβ.

 
La corte non ha ancora deciso, ma in ogni caso ci si deve attendere che procederà solo convocando in aula anche il suo consulente. Il prof. Saβ è una delle massime autorità nel suo campo ed i giudici non vorranno rinunciare al suo parere. Quello di Beate Zschäpe dunque è un gioco molto arrischiato. Appare vieppiù evidente che dopo che aveva deciso inizialmente di non parlare il cambiamento di strategia dei due nuovi difensori (ma forse essi cedono al volere dell’imputata) potrebbe nuocerle.

TAG: 355, 6° Senato della corte di appello di Monaco di Baviera, Anja Sturm, Beate Zschäpe, Bernd Max Behnke, Henning Saβ, Hermann Borchert, Joachim Bauer, Manfred Götzl, NSU, Pedro Faustmann, Ralf Wohlleben, Uwe Böhnhardt, Uwe Mundlos, Wolfgang Heer, Wolfgang Stahl
CAT: Giustizia

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