Tagliente: la sicurezza è strettamente legata alla condizione dell’illuminazione

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8 novembre 2017

Illuminazione pubblica e sicurezza. Anche l’illuminazione delle nostre città può contribuire alla sicurezza.

Tagliente: “la condizione di sicurezza e la sua percezione sono  direttamente collegate all’illuminazione delle aree critiche”.

Il questore Francesco Tagliente durante un incontro per illustrare le misure di sicurezza, alla questura di Roma, 27 aprile 2011.

Anche la scarsa illuminazione delle città incide sulla percezione di insicurezza individuale e collettiva. “Roma sempre più buia e meno illuminata. In 50 anni non mi era mai capitato di vedere la città in queste condizioni. Sono le 23.50. A Vigna Clara per strada c’è pochissima luce sembra un’atmosfera da coprifuoco che inevitabilmente ingenera, una sensazione di insicurezza. Alcuni abitanti rientrano a casa facendosi strada con la luce dei telefonini. C’è un po’ di barlume solo vicino ai negozi che hanno lasciato le luci interne accese e quando passano le autovetture. La città di Roma e i romani non meritano questo trattamento”. Lo ha scritto ieri sera Francesco Tagliente sulla pagina Facebook.
Il prefetto Tagliente, già Questore di Roma, parlando della sicurezza delle città, ha più volte sostenuto che “L’ambiente urbano determina il comportamento sociale” e che “una lampadina accesa può scoraggiare la commissione di un furto”, ad ancora che “l’illuminazione della aree critiche è importantissima per alimentare la sensazione di sicurezza”.
Non possiamo sottovalutare che esiste una forte differenza tra sentimento di insicurezza e condizioni di sicurezza del territorio.  Secondo gli ultimi dati forniti dal Ministro dell’Interno Marco Minniti il numero totale dei delitti è diminuito tuttavia tra le principali paure degli italiani troviamo tra i primi posti la criminalità e la sicurezza personale.

Per una valutazione non “emotiva” delle condizioni effettive di sicurezza del nostro Paese abbiamo voluto sentire il parere del prefetto Tagliente considerato uno dei maggiori esperti di sicurezza.

Dott. Tagliente sono effettivamente diminuiti i reati o si denuncia meno perché i cittadini sono demoralizzati?
I reati denunciati effettivamente risultano in calo. Il ministro Minniti recentemente ha reso noto che nel 2016 la delittuosità è diminuita del 9,4% rispetto all’anno precedente. Ma nonostante questo dato statistico confortante c’è effettivamente una grande percezione di insicurezza, soprattutto nelle aree metropolitane.
A fronte di questa contraddizione –  meno reati maggiore percezione di insicurezza –  ritengo naturale domandarsi se questo corrisponda ad un calo effettivo dei reati e non a una rassegnazione dei cittadini, meno orientati a presentarsi alle forze dell’ordine.
Premetto che le istituzioni hanno il dovere di promuovere tutte le iniziative possibili, sul piano legislativo, amministrativo ed operativo, per garantire il diritto ad essere e sentirsi sicuri. Aggiungo che per produrre sicurezza, reale e percepita, è importante fare attività di prevenzione e contrasto, farla bene e farla conoscere al meglio.
Se aumenta l’attività di prevenzione e contrasto da parte delle Forze di polizia e diminuiscono i reati, ma aumenta la percezione di insicurezza vuol dire che c’è un difetto di comunicazione. E Con la comunicazione possiamo trasmettere sicurezza o insicurezza, fiducia o sfiducia, certezze o sospetto e paura.
I cittadini devono sapere che se un giorno dovessero trovarsi in una situazione di pericolo possono contare su istituzioni immediatamente accessibili, disponibili e potenzialmente in grado di dare la risposta il più rispondente possibile alle aspettative.

Fino a che punto sono efficaci per la sicurezza le esperienze di controllo di vicinato?
Ben vengano i gruppi WhatsApp che stanno fiorendo a chiazza di leopardo, ma a condizione che siano regolamentati. E’ importante che le forze dell’ordine siano in contatto con questi gruppi spontanei in modo che le segnalazioni siano gestite al meglio altrimenti il rischio è che i cittadini provino ad agire da soli mettendosi in pericolo. Deve esserci un controllo sui membri che fanno parte della rete, perché c’è il rischio che possano esserci degli infiltrati. Chiarite queste riserve, le chat anti-furti sono una buona iniziativa. C’è un vantaggio di tipo psicologico: quando si è collegati ad altri, la percezione di sicurezza aumenta. Un cittadino che sente un rumore strano o vede una persona sospetta e può chiedere aiuto si sente più tranquillo. Un ragionamento che vale particolarmente per i piccoli centri. La reciproca conoscenza è un deterrente: gli intrusi temono di essere notati. Da sempre nei centri più piccoli, la reciproca conoscenza può aumentare la deterrenza: chi ha intenzione di commettere un reato sa che potrebbe essere notato da un cittadino e segnalato.
Peraltro gli studiosi delle scienze comportamentali hanno ribadito l’importanza del controllo sociale della società civile in aggiunta a quello di istituzioni e forze dell’ordine.

Cosa si può fare per far aumentare la percezione della sicurezza dei cittadini?
Ci sono molte questioni da affrontare. Per incidere sulla percezione della sicurezza penso alla necessità di garantire una pronta accessibilità ai servizi di soccorso pubblico, alla disponibilità degli addetti alla erogazione dei servizi con una risposta il più rispondente possibile alle aspettative.
Penso alla professionalità degli operatori per favorire la segnalazione dei reati. Gli operatori che hanno il primo contatto con i cittadini devono saper infondere fiducia per trasformare i testimoni occasionali degli eventi delittuosi in cittadini virtuosi protagonisti attivi della sicurezza urbana.
Penso all’ascolto attivo dei cittadini che versano in una condizione di disagio. Per conoscere a fondo le problematiche della città ed individuare le cause di situazioni devianti o di quelle che determinino semplici percezioni d’insicurezza bisogna andare nelle aree periferiche o ritenute a rischio, dove l’occhio e le orecchie dei rappresentanti delle istituzioni e dell’Amministrazione, non riescono arrivare. Penso all’importanza, dei tavoli permanenti a livello territoriale per favorire il partenariato territoriale istituzionale e sociale. Penso ad un luogo fisico dove i cittadini, possano incontrare i rappresentanti delle amministrazione e delle istituzioni per segnalare situazioni di degrado urbano e disagio sociale ed orientare così gli interventi prioritari.
Penso al ruolo degli sportelli territoriali di ascolto dei soggetti che versano in situazioni di disagio.
Penso al decoro urbano. Ricordo che l’ambiente urbano determina il comportamento sociale e la percezione della sicurezza. Una lampadina può avere il potere di scoraggiare la commissione de un delitto. L’illuminazione della aree critiche come parchi combinata a un sistema di videosorveglianza intelligente sono importantissimi per alimentare la sensazione di sicurezza.
La sicurezza viene influenzata anche dalla coesione interistituzionale e dalla capacità di garantire e comunicare la certezza della pena.
Sono tantissimi i temi su cui lavorare per aumentare la sicurezza reale e percepita.
Non è solo un problema di polizia. Sono convinto che la percezione di insicurezza si superi costringendo tutti a fare il proprio dovere. Le forze di polizia devono investigare e assicurare alle patrie galere i responsabili, come stanno facendo. I magistrati se li ritengono responsabili li devono lasciare dentro e le istituzioni penitenziarie, dove non ci sono motivi ostativi, devono provare a rieducarli in carcere.

TAG: ambiente, carcere, italia, luci, reati, sicurezza, terrorismo, videosorveglianza
CAT: Giustizia, Intelligence

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