Costituzionalmente legittima l’espropriazione della casa natale di Hitler

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30 giugno 2017

La Corte Costituzionale austriaca ha dichiarato legittima l’espropriazione della casa natale di Adolf Hitler in Salzburger Vorstad numero 15 a Braunau am Inn: la misura è nell’interesse pubblico stante l’eccezionale responsabilità per il passato nazionalsocialista, non sproporzionata giacché solo acquisendone la proprietà lo Stato può adottare modifiche architettoniche idonee a privare la casa di valore simbolico per i nostalgici ed ad evitare che sia alienata a terzi, inoltre è avvenuta con equo indennizzo senza quindi ledere il diritto di proprietà della titolare. Per i giudici, come ha chiarito il Presidente della Corte Gerhart Holzinger, non ha invece avuto rilevanza che la casa dal 1993 sia sotto tutela come monumento di interesse storico.

 

La casa è sotto tutela storica ed era rimasta nella gestione pubblica senza quasi interruzioni per circa 60 anni, ospitando dapprima una scuola e successivamente un ritrovo per portatori di handicap. Per la mancata realizzazione di ammodernamenti, da 6 anni però era rimasta vuota. Per l’edificio di circa 800 metri quadri lo Stato austriaco dal 1972 versava 4.800 euro al mese alla proprietaria, la signora Gerlinde Pommer. La sua famiglia aveva riacquistato l’immobile nel 1954 ad un prezzo decisamente inferiore a quello ricevuto nel 1938, dopo l’Anschluss, dal segretario personale di Hitler Martin Bormann in nome della NSDAP. Il contratto di locazione che la signora Pommer aveva stipulato con lo Stato era piuttosto rigido ed ammetteva esclusivamente l’impiego dello stabile per uffici amministrativi o strutture con fini socio-educativi, escludendone espressamente una destinazione museale. Nella casa Adolf Hitler ebbe solo i natali il 20 aprile 1889 come terzo dei sei figli del doganiere Alois Hitler e la moglie Klara, ma restò nell’appartamento all’ultimo piano in effetti solo per pochi mesi perché la famiglia si trasferì in un’altra magione nella stessa cittadina dove rimase invece per altri tre anni; ciononostante era permanentemente meta di nostalgici da tutto il mondo, addirittura comitive con dei bus.

 

Il Governo di Vienna non riuscendo a concludere con la proprietaria un compromesso su una nuova destinazione d’uso, aveva cercato di acquistare l’immobile. Di fronte però all’impossibilità di raggiungere un accordo con la titolare, il 12 luglio dell’anno scorso aveva deciso di avviare la procedura di espropriazione dello stabile per pubblica utilità, dietro equo indennizzo, ed il Parlamento vi aveva dato via libera. La relativa legge era entrata in vigore il 14 gennaio 2017.

 

La proprietaria aveva allora adito la Corte Costituzionale asserendo che una modifica nell’uso dell’immobile sarebbe stata possibile anche senza l’esproprio. La Corte Costituzionale ha invece affermato che l’acquisizione forzata nel demanio pubblico è giustificata anche proprio perché i tentativi dello Stato di acquistare l’immobile erano falliti più volte.

 

Una commissione di 12 storici, annoverante tra gli altri il professore viennese Oliver Rathkolb, era stata incaricata di dare indicazioni su quale potesse essere la miglior destinazione dell’edificio. Da molte parti si era suggerito infatti che dovesse essere semplicemente abbattuto, come fu nel 1987 per il Carcere di Spandau che ospitò gli ultimi giorni del gerarca nazista Rudolf Heβ. Questa sarebbe stata la soluzione preferibile anche per il Ministro degli interni austriaco Wolfgang Sobotka (ÖVP) che l’aveva annunciata nell’ottobre 2016. È stato però poi evidenziato che non avrebbe necessariamente frenato il flusso di elegiaci del nazismo ed al contempo fosse difficile giustificare il pubblico interesse sopra un bene tutelato per distruggerlo. Abbattere l’edificio di tre piani sarebbe apparso voler cancellare le responsabilità storiche nazionali.

 

Il Governo austriaco ha perciò convenuto che di sanare la casa ed al contempo modificarla in modo sostanziale, insieme con tutta l’area, affinché sia idonea ad un uso sociale. Il Ministro degli interni Sobotka ha sottolineato che, evitato che l’immobile potesse cadere in mani sbagliate continuando ad essere una meta di pellegrinaggi, il Governo adesso cercherà un suo impiego duraturo e responsabile consultandosi con l’autorità regionale ed il sindaco di Braunau am Inn. Sarebbe stata già decisa una destinazione slegata dalla sua zavorra storica, nuovamente come istituto per disabili. Tra le proposte per l’impiego dell’edificio in precedenza c’era stata anche quella di ospitare un memoriale sui crimini della dittatura nazista, od un centro di documentazione dei meccanismi dialettico-sociali che portano a guadagnare facili consensi col populismo, agitando argomentazioni razziste e nazionaliste, ed i metodi per non cadervi.

 

L’avvocato della proprietaria espropriata Gerhard Lebitsch ha comunque annunciato di voler valutare con la sua cliente un possibile ricorso alla Corte Europea per i diritti umani di Strasburgo.

TAG: Braunau am Inn, Gerhard Lebitsch, Gerhart Holzinger, Gerlinde Pommer, Oliver Rathkolb, Wolfgang Sobotka
CAT: Giustizia, Storia

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