Facebook e lo snob di ritorno

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12 novembre 2017

Trovo sgradevolissimo chi usa facebook per dire esclusivamente minchiate e teorizza che solo minchiate vi si possano dire. “Riserviamo i pensieri profondi e seri ad altra sede” aggiunge con il sussiego dell’habitué del Parnaso e mi fa girare le vertule più del pedante grammaticale che si dedica a correggere on line gli apostrofi altrui, incurante del fatto di non sapere articolare come si deve neppure l’ombra di un pensiero proprio.

E ambedue sono peggio perfino del tirabretelle da tastiera che almeno intuisce di essere un tarallo e, a suo modo, cerca di porvi rimedio dando in escandescenze.

Loro invece sono persuasi d’essere dei pensatori di prim’ordine.

Solo, dicono, riservano i profitti della loro attività intellettuale ad altro lido.

Quale sia questo paradiso fiscale offshore non viene individuato con precisione: talvolta, dicono, è “la realtà reale”, talaltra un giornale o una rivista oppure, magari, una qualche lecture.

Se li metti alle strette scrivono la regina di tutte le minchiate: “Facebook non è la sede adatta per fare discorsi seri e profondi”. Ma non ti spiegano perché mai non si dovrebbe poter discutere, su facebook come in qualsiasi altro posto, di analitica trascendentale o di fisica quantistica. Non lo spiegano perché non ne hanno idea  ma siccome discutere di cose simili è per loro del tutto fuori questione, allora come diceva Paul Bourget: “è sempre consolante mettere in teoria le proprie miserie”.

Anch’io, come tutti, sono un frequentatore della “realtà reale” e anch’io, come qualcuno, ho letto un paio di libri e assistito a conferenze ma non mi sento di dire che, in tutti questi campi, il bilancio sia esaltante.

Certo su facebook le minchiate sono tante da fare arricciare le carni.

Ma basta entrare in una qualsiasi libreria e dare un’occhiata ai titoli in vendita e in esposizione, basta leggere un paio di celebrati opinion maker per rendersi conto che “la realtà reale” è perfino peggio.

Mi piacerebbe fare un esperimento.

Entrare in uno di questi sacrari della cultura mettere i sigilli, esaminare pagina per pagina tutti i volumi pubblicati e messi in vendita negli ultimi mesi e vedere quante parole, quanti pensieri si riesce a salvare. Non sarebbero, sono pronto a scommettere ciò che volete, più di quelli in cui ci imbattiamo giornalmente in facebook.

Con una differenza, però.

L’editoria “filtra”, facebook no.

Che mi pare una differenza decisiva perché se, nonostante i celebrati filtri “culturali”, l’editoria fa cagare un problema c’è: magari nel filtro principale. Che in realtà si chiama “mercato” e (a parte le molestie regolarmente denunciate dieci o venti anni dopo avere fatto una bella carriera..) decide solo secondo le sue leggi.

Ma chi sostiene che quel che si scrive su facebook sia ontologicamente (e non nel merito) inferiore ad una articolessa firmata da Eugenio Scalfari, a un elzeviro di Michele Serra o di Massimo Gramellini oppure a un libro di Baricco e, per di più, spaccia questa scemenza per pensiero d’alto bordo io, con permesso, lo classifico tra gli asini.

TAG: Facebook
CAT: Internet, Media

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