Un matrimonio epistolare – “Un amore che si esalta con la distanza”

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31 ottobre 2017

Quando, nell’agosto del 1932, in una chiesa ortodossa di Riga, Giuseppe Tomasi di Lampedusa sposa la studiosa di psicanalisi Alexandra Wolff Stomersee, sa benissimo a quali problemi e difficoltà lo esporrà la sua scelta.

Giuseppe ha conosciuto Alexandra, figlia della cantante lirica italiana Alice Barbi e del barone baltico Boris Wolff Stomersee, sette anni prima a Londra, in casa dello zio Pietro Tommasi della Torretta, secondo marito della madre di lei.
I due fanno insieme in quell’occasione una breve passeggiata, parlando di Shakespeare.
A quell’epoca Alexandra, detta Licy, è sposata ( dal 1918) con André Pilar, le cui terre confinano con quelle dei Wolff.
Nel 1927 Giuseppe è ospite di lei e del marito nel castello di Stommersee, in Lettonia: si considera a quell’epoca amico di entrambi.

Nel 1930, Giuseppe incontra a Roma Licy, che, nel frattempo, ha divorziato dal marito, e incomincia tra i due un rapporto di amicizia che a poco a poco si consolida e si trasforma in amore.
Nel 1932 Giuseppe convince Licy a trascorrere la Pasqua con lui a Palermo, nel grande palazzo di famiglia nel quale vive con i genitori.

È probabile che già durante quel soggiorno, o addirittura prima di esso, maturi la decisione del matrimonio.
I due, d’altronde non sono più giovanissimi: lei ha 38 anni, lui 37.
Ma Giuseppe teme, a ragione, le reazioni della madre.

Beatrice Tasca di Cutò è una donna di grande carattere che ha un rapporto molto stretto con l’unico figlio ( ha avuto anche una bimba, morta però in tenerissima età), con il quale ha fatto moltissimi viaggi in Europa negli a anni successivi alla prima guerra mondiale.

Giuseppe sa che la madre non vede di buon occhio Licy: è una donna divorziata ( e già questo non gioca a suo favore) ed è una donna di forte carattere e grande franchezza.

Insomma, è anche lei, come Beatrice, una donna dominante.
Giuseppe sa bene che tipo di rapporto sta per innescare tra le donne delle sua vita.
E la paura delle reazioni della madre è tale da indurlo ad una scelta estrema: scrive una lettera ad entrambi i genitori, per comunicare loro la decisione di sposarsi, il… giorno stesso del matrimonio!
E lo fa facendo finta che il matrimonio non sia imminente.
Il tono della lettera al padre è normale: gli comunica di non potere più accettare di incontrarsi saltuariamente con Licy, e aggiunge che la sua decisione è stata “frutto di sofferenza e di meditazione”.

Il tono della lettera alla madre è, invece, ben più ansioso. Si avverte in tutta la lettera un disperato bisogno di approvazione:
“Mai, dai tempi più lontani della mia infanzia, ricordo di aver ricevuto un benchè minimo rifiuto da voi: la vostra approvazione basterà a darci una felicità che vi commuoverebbe se la poteste vedere”.

Allarmato perchè non riceve una risposta, le riscrive il 29 agosto ( eppure ha scritto appena cinque giorni prima: anche per il servizio postale più efficiente sarebbe stata un’impresa far arrivare in questo spazio di tempo una lettera da Riga a Palermo e viceversa):
“Spero, ogni giorno, di ricevere una vostra lettera: ve ne prego, lasciatevi guidare dal cuore e dal vostro amore per me; ve ne prego abbiate fiducia anche nel buon senso e nella riflessività mia”.

Giuseppe poco dopo porta la moglie a Palermo, ma le due donne della sua vita non riuscono ad andare d’accordo e Licy se ne torna al nord, non avendo Giuseppe nè la forza nè il coraggio di lasciare la madre.

Il matrimonio tuttavia resiste.

I due coniugi si vedono nei dieci anni successivi una o due volte all’anno, in genere in Lettonia, a Stomersee o a Riga.

È la guerra a riunirli.
Licy ha perso il suo castello, confiscato, insieme all’enorme parco e al lago di proprietà, dalle autorità sovietiche, mentre a Palermo il palazzo Lampedusa è stato bombardato fino al crollo.

I due coniugi, molto impoveriti, si rimettono insieme sempre a Palermo in un appartamento ereditato da Giuseppe , mentre la madre va a vivere per conto suo ( morirà nel 1946).
Finita la guerra, la vita di Giuseppe e di Licy sì assesta in una routine non sgradevole.
Giuseppe passa la giornata nei caffè del centro, con il suo piccolo circolo di giovani discepoli, ed è lì che stende il Gattopardo.
Licy è ormai una psicanalista affermata e lavora molto (conduce principalmente studi sulla nevrosi, sulle psiconeurosi e sulla depressione, anche infantile).
Ma cosa si scrivono Giuseppe e Licy nel decennio in cui restano separati?
Le lettere sono state conservate e pubblicate nel 1987 ( cinque anni dopo la morte di Licy, sopravvissuta per 25 anni al marito, orgogliosissima fino all’ultimo del suo successo letterario postumo).
Il titolo della raccolta, edita da Sellerio, è “Lettera a Licy, un matrimonio epistolare”.

I due si scrivono in francese, pur intendendosi benissimo in italiano, tedesco e russo.

Inamovibile ( o quasi) da Palazzo Lampedusa- rovente d’estate, gelido d’inverno- il principe ( ha ereditato il titolo dal padre, morto nel 1934) descrive alla moglie i riti nei quali è intrappolata la sua vita e quella della nobiltà palermitana di cui fa parte.
Un grosso spazio, in queste lettere, lo hanno i cibi, descritti da Giuseppe con la barocca sensualità che anni dopo accompagnerà uno dei passi più memorabili del suo capolavoro, quello della cena di Donnafugata.
Ecco il menù di un pranzo del 14 giugno del 1942:

Fettuccine au beurre et parmisan, un enorme poisson (une cernia) servi entier, avec son enorme goeule ouverte comme la baleine de Jonas, bouilli, flanque de pommes de terre ( de Holland) et accompagnè de deux soupieres, une de sauce mayonneise( froide) une de sause hollandaise ( chaude)… A la fin Giovanna a dit: ‘Abbiamo pensato di fare un pranzo leggero, per l’estate'”.

Ma c’è anche l’amore in queste lettere.

Ecco quello che Giuseppe scrive a Lucy da Capo D’Orlando nel decimo anniversario del loro Matrimonio, il 24 agosto del 1942:

Ma tres chere et tres aimèè, je t’ecris express aujourd’hui, le dixiemme anniversaire de notre marriage..
Parmi toutes le choses en mouvement et fluide il n’y a de solde et d’immuable que mon amour pour tot qui augmente avec la distance et s’affermit avec l’absense”.

Beh, che dire?
Un grande scrittore, un uomo di vastissima e raffinata cultura incontra una donna di grande personalità e spessore, che ama e dalla quale è riamato, ma passa gli anni migliori della sua vita lontano da lei, per non turbare una madre possessiva.
Non del tutto comprensibile ai nostri occhi di comunissimi mortali.
Non sapremmo cavarcela come lui faceva con le parole , non riusciremmo ad esaltare come lui “l’amore che si rafforza con la distanza e si afferma attraverso l’assenza”.
Oppure lo faremmo con un certo imbarazzo…( anche perchè Licy , ogni tanto, nelle sue lettere ce lo infilava qualche feroce sarcasmo per il marito mammone!).
Oh, intendiamoci, anche Licy non è una donna come le altre. Quale altra donna accetterebbe così a lungo un ménage di questo genere, senza esservi costretta da fatti economici?

 

 

TAG: Alexandra Wolff Stomersee, giuseppe tomasi di lampedusa
CAT: Letteratura

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