Trent’anni dopo

:
16 dicembre 2017

“Dottor Scotti, c’è Villani”
“Villani?”
“Sì, quel tizio del call center che le ha chiesto un colloquio…”
“Proprio adesso doveva venire?”
“Mi ha chiesto lei di convocarlo di prima mattina…”
“Ha ragione, mi scusi, lo faccia passare…”

Pochi istanti dopo, Villani era lì, seduto davanti a Scotti a parlare della sua insoddisfazione professionale, di quanto dura fosse la vita nel call center, di come i turni richiesti stessero compromettendo la sua vita familiare, di come quel lavoro non valorizzasse le sue vere attitudini.
“Sono un venditore nato, dottore, deve credermi, ma ho bisogno di avere un interlocutore davanti, la relazione con qualcuno che non vedi e che ti può buttar giù il telefono da un momento all’altro è frustrante.”
“Mi rendo conto, Villani, ma le stesse cose più o meno me le vengono a dire tutti quelli che fanno il suo mestiere”
“Si, ma le assicuro che nel caso mio state sprecando una potenzialità, che potrebbe essere meglio spesa in un altro ruolo…Sempre di vendita, intendiamoci…”
“Non è che uno si improvvisa venditore di sistemi” aveva risposto Scotti.
La conversazione era proseguita così per qualche minuto, con Villani sempre più accorato nel descrivere il suo disagio e Scotti attento a non dargli troppe illusioni.

A fine colloquio, alzandosi dalla scrivania per salutare il suo interlocutore, Scotti si ricordò all’improvviso dove aveva già conosciuto Villani. “Incredibile non esserci arrivato prima… – pensò – eppure, anche se sono passati trent’anni, la faccia è la stessa!”

“Villani, mi scusi, ma lei trent’anni fa, non frequentava per caso l’oratorio di S. Benedetto?”
Villani si illuminò : “Anche lei, dottore?”
“Sì”, rispose Scotti e aggiunse, sospirando : “Bei tempi…”

“Come ho fatto a non riconoscerlo prima? – ripeté a se stesso Scotti.
Semplice, si rispose, la faccia sarà pure la stessa, ma é l’atteggiamento che è completamente cambiato.
E ricordò tutte le volte che, in oratorio, Villani, approfittando della sua superiorità fisica, lo aveva allontanato dal tavolo da ping pong o da quello del biliardo.
“Ho appena cominciato a giocare, sono arrivato due minuti fa” cercava di resistere Scotti.
Niente da fare, ormai per Villani era diventato un gioco. Sembrava che lo facesse di proposito. Non appena arrivato nella sala, lo individuava subito, si dirigeva verso di lui e gli strappava dalle mani la racchetta da ping pong o la stecca del biliardo.
“Adesso i bambini vanno a giocare con i soldatini o con le bambole e i grandi giocano sul serio” diceva.
Le due o tre volte in cui aveva cercato di resistere, Scotti se ne era sempre pentito amaramente, tornando a casa con qualche livido.

“A volte essere troppo fisionomisti è una tortura – pensò – Ti imbatti in una faccia e non ti dai pace fino a quando non ti sei fatto venire in mente quando e dove l’hai già vista…Stamattina però…”

“Ho visto che hai ricevuto Villani” disse a Scotti il responsabile del Call Center, qualche giorno dopo, incrociandolo alla mensa aziendale ” e so anche che cercate qualche nuovo venditore di sistemi…Lui per quel ruolo andrebbe benissimo, ha la giusta aggressività…”
“Aggressivo lo è senz’altro” annuì Scotti, aggiungendo : “Però, dì a Villani di non farsi troppe illusioni…”

TAG: Call center, capo del personale
CAT: Letteratura

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