A Nottingham le migliori tapas del mondo, ai fornelli gli Sleaford Mods

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7 marzo 2017

 

A quelli della mia generazione la città di Nottingham ricorda una cosa sola: il glorioso Nottingham Forest Football Club, che vinse due Coppe dei Campioni (1978/79 e 1979/80) dopo aver vinto la Premier League da neopromosso. Roba che a pensarci mette ancora i brividi e stimola le ghiandole della nostalgia per un periodo che di sorprese ne riservava tante, soprattutto dal punto di vista musicale, perché in quegli anni gli inglesi spaccavano di brutto e non ce n’era davvero per nessuno. La città che diede i natali a Herbert Kilpin (fondatore del Milan, altra vecchia gloria del calcio internazionale, purtroppo) ci ha messo un po’ per tirar fuori dal pub un’altra bella sorpresa, ma anche questa volta ci ha regalato dei campioni; due per la precisione: Jason Williamson e Andrew Fearn, più noti come Sleaford Mods. Due strafottenti e gagliardi “signori” non lontani dai cinquanta, che hanno finalmente dato la sveglia a un indie pop inglese addormentato da tempo e buono solo per reclamizzare abbigliamento e fitness. Se sui giovani d’oggi ci devo scatarrare su (come diceva uno a cui è passato il raffreddore), mi piace pensare di farlo aiutato dal loro nuovo album “English Tapas”, che con la solita combinazione di spoken post-punk (smettiamola di tirar fuori l’hip hop quando non c’entra un cazzo!), tonifica il senso di sano e proletario ribellismo di quei reduci che pensano ancora che la musica sia qualcosa di più che semplice sottofondo alle sedute sull’asse del Mac.

Semplicemente, questo oggi è l’unico gruppo pop che valga la pena di ascoltare. Il resto fa schifo.

English Tapas sarà un epifania per chi non ha ancora avuto l’occasione di mettere le orecchie nella birra primordiale di questa coppia di fatti che, con una ricetta semplicissima, è riuscita a riportare la musica inglese a un livello che ci eravamo dimenticati: basso dritto e pulsante, drum machine elementare e Jason Williamson, che manda tutto e tutti affanculo col sorriso sulle labbra, palleggiando le parole come uno Stephen Curry in gran giornata, che ti fa una finta dietro l’altra fino a metterti a sedere, umiliandoti con una tripla all’ultimo secondo. Un fuoriclasse dalla lingua lunga che in gioventù ha consumato vinili di Gang of Four, Pil, Wire e Fall, attraversando Madchester come uno zombie tecno frullandosi  fegato e cervello. Per farla breve, il catalogo è questo: Army Nights stacca la spoletta a un disco esplosivo da subito , Just Like We Do è programmatico, con  tanto di “Punks not dead” nel testo, Moptop è una bomba nelle mutande, Messy Anywhere sono gli Alternative Tv nella cantina dei Cabaret Voltaire, Time Sands è un’ arancia a orologeria, Snout è un derby con la curva in amfetamina dura, Drayton manored è quello che vorrei fare con l’inglese se lo sapessi davvero, Carlton Touts è uno stalker ubriaco pazzo, Cudly… boh, Dull è classico Sleaford Mods style, B.H.S. è una ciucca brutta, I Feel So Wrong è post northern tecno soul con cui bisognerebbe torturare i nostri ”rapper” del cazzo fino a farli smettere. Salvateci Sleaford Mods!

 

TAG: sleaford mods
CAT: Musica

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