Cinque dischi (e un libro) per conoscere Art Blakey

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13 marzo 2017

È stato uno dei maestri della batteria jazz. Non solo.
È stato uno dei bandleader più carismatici e rappresentativi della musica afroamericana, pur rimanendo un accompagnatore.
Si chiamava Art Blakey.
Art stava per Arthur, ma – perché no? – anche per l’arte di stare dietro i tamburi.

Ce lo ricorda bene Vincenzo Martorella, il cui lavoro su Blakey, Art Blakey. Il tamburo e l’estasi (Arcana Edizioni, 190pp. 16,50€) torna nuovamente disponibile in libreria in questi giorni, dopo la prima edizione del 2003 per Stampa Alternativa.

Un libro condotto in modo avvincente dal punto di vista narrativo (la carriera di Blakey ha attraversato da protagonista cinque decenni buoni), ma anche ricco di spunti e analisi che consentono di capire al meglio il mondo percussivo, spirituale e umano del batterista di Pittsburgh e dei tanti straordinari musicisti che hanno fatto parte dei suoi Messengers

Consigliando caldamente la lettura del libro, vi consigliamo qui cinque dischi di Art Blakey che dovreste assolutamente ascoltare.

1) A Night At Birdland (Blue Note, 1954)

Due volumi registrati dal vivo nel mitico Birdland di New York. Con Blakey ci sono Clifford Brown alla tromba, Lou Donaldson al sax contralto, Curley Russell al basso e soprattutto un fantastico Horace Silver al pianoforte.
La voce dell’MC Pee Wee Marquette che annuncia la band la ritroverete nel mitico Hand On The Torch degli US3.
La successiva “Split Kick” è tutta da gustare:

2) Moanin’ (Blue Note, 1958)

I Messenger del 1958 hanno Lee Morgan alla tromba, Benny Golson al sax tenore, Bobby Timmons al pianoforte e Jymie Merritt al contrabbasso.
Il gruppo riallaccia i legami con la tradizione curchy e R&B: le dita sono affondate nella terra blues, ma si vola altissimo.

3) Ugetsu (Riverside, 1963)

Ancora dal vivo al Birdland, ma quasi dieci anni dopo.
I Messengers sono diventati un sestetto: c’è Wayne Shorter al sax tenore, ma anche Freddy Hubbard alla tromba, Curtis Fuller al trombone, Cedar Walton al pianoforte e Reggie Workman al contrabbasso.
La parola del titolo vuole dire “fantasia” in giapponese.

4) Free For All (Blue Note, 1964)

Energia ritmica allo stato puro a servizio della maestria compositiva di Shorter. Assoli e interplay al massimo delle possibilità.

5) Album Of The Year (Timeless, 1981)

Nella fase della rinascita tra gli anni Settanta e Ottanta, sono con Blakey certi tipini come Wynton Marsalis alla tromba (qui nemmeno ventenne) e Bobby Watson al sax alto. Tutto gira a meraviglia, voi che ne dite?

TAG: Arcana, art blakey, Jazz, libri, martorella
CAT: Musica

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