Stupirsi della normalità?Quando si parla di Pubblica Amministrazione è possibile

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15 aprile 2017

Questa settimana Milano ha compiuto un grande passo: alla presenza del Sindaco Giuseppe Sala, del Ministro Madia e del Commissario Diego Piacentini, a capo del Team Digitale di Palazzo Chigi, il Comune ha presentato il fascicolo del cittadino digitale.

Come spiegato dall’assessore alla trasformazione digitale di Milano, Roberta Cocco, il fascicolo sarà un vero e proprio raccoglitore di servizi utili per i cittadini milanesi: a partire dal pagamento di multe, imposte e stampa di certificati, tutti i servizi passeranno da lì, e sarà accessibile unicamente attraverso la propria identità digitale (SPID).

Negli scorsi giorni l’avvenimento ha fatto quasi scalpore: ne hanno scritto in tanti, da Repubblica, al Corriere della Sera, a Linkiesta, che ha addirittura titolato il proprio articolo “Da Milano all’Italia, la rivoluzione digitale parte dai Comuni (e ci farà davvero cambiare passo)”.

Rivoluzione digitale? Stop, fermiamoci un secondo. Perché quella che per tutti noi cittadini è, in tutti gli altri contesti esclusa la relazione con la Pubblica Amministrazione, la normalità, in questo caso fa così tanta notizia?

Quante volte durante la nostra giornata eseguiamo bonifici e trasferimenti di denaro online, anche tramite il nostro smartphone, facciamo acquisti online, utilizziamo credenziali di accesso diverse per qualsiasi sito con cui interagiamo? Talmente tante da definirle quasi un’abitudine. Tanto che probabilmente se una banca, ad esempio, dall’oggi al domani, si mettesse ad offrire i propri servizi online ed organizzasse un evento per presentarli, come avvenuto per il Comune di Milano, la sala rimarrebbe vuota e nessuno ne scriverebbe sui media.

Mi sono chiesta allora, come tante altre volte, perché quella che dovrebbe essere la normalità, quando si parla di Pubblica Amministrazione viene vista come una vera e propria rivoluzione. E, credetemi, lo è davvero.

La risposta si riassume in una sola parola: complessità. La Pubblica Amministrazione è complessa, ma questo lo sapevamo tutti.

Proviamo allora a declinare tale complessità per rispondere alla nostra domanda, partendo dal presupposto che il caso di Milano è solo una ramificazione dell’attuazione della strategia nazionale per la cittadinanza digitale. Quest’ultima è promossa in primis dalla Strategia per la Crescita Digitale 2014-2020, il cui cardine è il principio del Digital First per la Pubblica Amministrazione ed il cui obiettivo finale è la realizzazione di un sistema operativo Paese e di ItaliaLogin, la casa del cittadino.

Probabilmente al solo pensiero del connubio delle parole Pubblica Amministrazione e digitale avremo un piccolo mancamento. Perché siamo abituati a pensare alla coda allo sportello, all’atto amministrativo immutato da decenni, all’impiegato nella sua peggior veste di burocrate ed alle, solitamente, innumerevoli pratiche da far firmare ad altrettanti innumerevoli uffici diversi per fare qualsiasi cosa, dall’aprire un negozio a richiedere l’accesso agli atti.

In primo luogo, quindi, la Pubblica Amministrazione è complessa perché è, per l’appunto, quasi immutata da anni e non ha seguito l’evoluzione del contesto di cui dovrebbe essere piattaforma abilitante. Per ripensare la sua organizzazione e la sua cultura servono importanti azioni di change management, formazione dei dipendenti, rinnovo della classe dirigente e forte commitment politico. Tutte condizioni difficilmente ritrovabili nella realtà dei fatti.

In secondo luogo, per perseguire qualsiasi strategia, è necessario il coinvolgimento di una sterminata rete di attori fra loro eterogenei, che governano risorse proprie ed interdipendenti. Per ricollegarci alla Strategia per la crescita digitale, ad esempio, essa prevede una complessa governance formata dalla Presidenza del Consiglio, con il Ministero della Pubblica Amministrazione, il Team Digitale e l’Agenzia per l’Italia Digitale, dal Ministero della Salute e dalle Regioni, che hanno competenza in materia di sanità digitale, dagli Enti Locali, per quanto riguarda i servizi pubblici di loro competenza, da ANCI a rappresentarli, dai fornitori privati dei software per gli enti pubblici e così via.

In terzo luogo, la Pubblica Amministrazione agisce perlopiù in attuazione di norme. Senza norma, non si va avanti. Ecco quindi che per ogni piccolo cambiamento serve una legge, un regolamento o una circolare. Ed ecco spiegati anche i tempi biblici con cui si cerca di rincorrere un contesto che va a velocità doppia, se non tripla, di quella della Pubblica Amministrazione.

Questi sono solo alcuni fattori che provano a spiegare perché quello di Milano è stato un vero e proprio evento. E altrettanto straordinario sarà quando altri Comuni ed altre Amministrazioni Centrali presenteranno le proprie innovazioni.

La vera rivoluzione della Pubblica Amministrazione, allora, non è quella digitale. La vera rivoluzione sarebbe far diventare la straordinarietà di questi eventi solo e soltanto banalissima normalità.

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CAT: P.A.

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