Call for artists: cartoline da una rivoluzione in divenire

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8 febbraio 2017

“L’occhio non vede cose ma figure di cose che significano altre cose”
Italo Calvino

 

La terra trema, l’uomo ha paura e si barrica in casa, sprangando porte e finestre. Se il filosofo e poeta Ernst Jünger si affacciasse al nostro tempo e desse una rapida occhiata alla cronaca o al modo in cui i media cavalcano le notizie più terrificanti, fomentando l’ostilità nell’opinione pubblica, penserebbe forse di avere sbagliato una delle sue più celebri intuizioni: il “passaggio al bosco”. Non solo per l’individuo borghese, inteso come cittadino attivo, ma anche per il singolo, inteso come tempio della propria psiche, non ci sono più molte speranze di successo, perché anche l’interiorità è stata profanata.

Il femminismo della contrapposizione fra sessi ha fallito, l’anticapitalismo è giunto a un punto morto e i diritti civili delle minoranze faticano a trovare il peso di cui necessitano nel dibattito attuale, mobilitato dagli avvoltoi della rabbia. Anche l’ambientalismo e l’animalismo hanno litigato con l’uomo, che, reso Deus dalla cultura positivista, si è dimenticato il suo posto nel mondo. Ma è davvero tutto perduto?

Non è possibile che proprio la politica dell’odio, e la minaccia di un nuovo totalitarismo di matrice razzista, diventino le molle per una rivoluzione dal basso? Per un cambio di paradigma che ponga finalmente al centro la cura della persona e del bene comune?

Gli studenti delle superiori non sembrano spaventati, come noi trentenni, dall’avanzata delle destre. Sono solo indifferenti e poco informati, rimbambiti dai selfie e dai social, come vengono spesso etichettati, o hanno qualche arma segreta che non si fidano a sottoporre all’attenzione dei “grandi”, pensando, come spesso accade ai ragazzi, di non essere presi sul serio?

Insegno da poco in una scuola secondaria e la mia impressione è che non tutti i ragazzi tra i 14 e i 19 anni “pensino solo allo smartphone”; l’idea che mi sono fatta è più che altro che, se non opportunamente guidati dalla famiglia e dalla scuola, rischino di non considerare alternative migliori a un device per passare il tempo e sconfiggere le eterne nemiche dell’adolescenza: la noia e la solitudine.

Per questo mi ha molto colpito notare appesi alle pareti della scuola cartelli che annunciavano la Call for artists: cartoline da paesaggio, aperta a tutti gli studenti e organizzata da tre insegnanti di disegno tecnico e artistico: Romana Simeoni, Francesca Adamini e Carlotta Godini.

photogallery

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Edoardo Simonetta, Mamma (Schizofrenia di viale Certosa)

Edoardo Simonetta, Mamma (Schizofrenia di viale Certosa)

Camilla Murolo, L’immensità del paesaggio

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Stefano Alessi, Paesaggio uggioso

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Nicolò Bravi, W Paradise

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Rebecca Costadoni, Symphony 6

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Lara Fratti, Senza titolo

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Marco Grimoldi, La campagna d’estate (serie)

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Virginia Colombo, Pace autunnale

Virginia Colombo, Pace autunnale

Ogni partecipante, indipendentemente dal suo percorso di studi, poteva realizzare la cartolina di un paesaggio reale o immaginario, con le tecniche e gli strumenti che più erano utili alla buona riuscita della propria idea. Unico vincolo: le dimensioni del formato, tassativamente limitate a 17x12cm, ovvero quelle di una classica cartolina. Una curata selezione dei lavori realizzati, ispirati a un senso di armonia e di quiete, ma anche intrisi di sentimenti più morali, quali l’onestà e la responsabilità per i luoghi che amiamo, sono esposti per tutto febbraio presso lo spazio COCO-MAT in Cordusio.

Non si tratta di una carrellata di panorami mozzafiato, di paesaggi da cartolina. L’inversione di termini vuole provare, in un momento che sembra definitivamente spoglio degli antichi rituali del viaggio, a ridefinire il ruolo della cartolina: non più testimonianza di una visita o del raggiungimento di un traguardo esotico, ma frammento di realtà altre, paesaggi immaginari, sognati, inventati, forse ricordi provenienti da un altrove, spirituale o geografico. Camminando tra le cartoline, attraversiamo frammenti di cui è possibile cogliere sensazioni intime e stranianti, contrapposte a una quotidianità in cui riceviamo stimoli visivi tangibili, neutrali, in alta definizione.

In un gioco malinconico – o, per certi versi, vintage – il visitatore deve calarsi in una realtà che produce uno stimolo emotivo, prima, e un ricordo personale, poi: basta stare al gioco, pensare che si tratta semplicemente di cartoline. Forse non è possibile stabilire con certezza il luogo di provenienza delle cartoline; ma è sempre possibile girarle e leggere il pensiero che, chi le ha scelte – o in questo caso create, artisticamente e poeticamente – voleva dedicarci, sognando luoghi che esistono in primis dentro di noi.

 

La mostra
“Cartoline da paesaggio”
A cura di F. Adamini, C. Godini, R. Simeoni
(Istituto Saletti Milano)
è visitabile gratuitamente presso lo spazio COCO-MAT
in Via San Prospero, 4 (Cordusio), Milano
(testi critici sulla mostra a cura di Marco Citro e Lorenzo Manzoni)
TAG:
CAT: Paesaggio, scuola

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