Con Berlusconi al governo Mediaset ha venduto 1 miliardo di pubblicità in più

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19 aprile 2017

Due miliardi di euro in benefici politici per Mediaset tra il 1993 e il 2009. Questa è la cifra che emerge dallo studio di Eliana La Ferrara che analizza l’incremento degli investimenti pubblicitari Mediaset a scapito dei canali Rai durante i governi Berlusconi. Il lavoro ha ottenuto il Best Paper Prize 2017 per AEJ Applied Economics (premio assegnato annualmente ai lavori migliori pubblicati sulle riviste AEJ dalla American Economic Association) ed è stato ripreso da Financial Times, New York Times e Slate come esempio di studio sui conflitti di interesse, in seguito all’elezione di Trump negli Stati Uniti.

Mediaset, tra il 1993 e il 2009, secondo lo studio ha goduto di un incremento dei profitti pubblicitari stimato in oltre 1 miliardo di euro. I profitti diminuivano nei periodi in cui Berlusconi era all’opposizione, per poi aumentare quando tornava al governo. La Ferrara, con i colleghi, ha analizzato i dati relativi agli investimenti pubblicitari nel mercato della stampa e dalla televisione italiana e osservato che con Silvio Berlusconi al potere, la spesa pubblicitaria nei canali Mediaset si è innalzata, a fronte di una diminuzione di quella in Rai.

Se finora, infatti, la ricerca si è sempre concentrata sull’attività di lobbying rappresentativa degli interessi di gruppi specifici oppure, nel caso in cui il politico proprietario di una o più aziende, sul contrasto fra utilità privata e imparzialità richiesta dalla carica pubblica da lui ricoperta, in Market-based Lobbying: Evidence from Advertising Spending in Italy (American Economic Journal: Applied Economics, vol. 8 n.1, pp. 224-56, 2016), Stefano Della Vigna, Ruben Durante, Brian Knight e La Ferrara hanno individuato e studiato una forma indiretta di lobbying che consiste nell’orientamento dell’attività delle aziende verso le imprese controllate dai governanti.

Si tratta dell’indirect lobbying: il politico ottiene un beneficio che deriva dallo sviluppo dell’attività delle imprese di sua proprietà, gli investitori si aspettano in cambio una regolamentazione favorevole.

Lo studio distingue fra due tipi di inserzionisti, classificati in base al grado di regolamentazione cui è sottoposto il loro settore economico: regulated, cioè le aziende che operano in comparti particolarmente sensibili al cambiamento delle norme come quello farmaceutico o delle telecomunicazioni, e unregulated. Le prime hanno speso di più delle seconde avendo un particolare interesse nell’incrementare gli investimenti pubblicitari nelle televisioni possedute dal Presidente del Consiglio, potendo sperare in benefici derivanti dall’attività politica.

Si stima così un aumento dei profitti pubblicitari di Mediaset di oltre 1 miliardo di euro nell’arco di nove anni di governo Berlusconi, pari al 20 per cento della capitalizzazione di mercato di Mediaset nel 1997. Il canale indiretto di lobbying è perciò un motivo in più per regolare ogni forma di conflitto di interesse.

 

TAG: berlusconi, conflitto di interesse, Eliana La Ferrara, mediaset
CAT: Partiti e politici

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