Cronache di una giornata controversa, l’11 marzo a Napoli

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13 marzo 2017

L’altro ieri nelle strade di Napoli sono scese migliaia di persone: c’erano le bandiere di DEMA, di Sinistra Italiana, dei Verdi, di Rifondazione Comunista, c’erano i ragazzi di Arcigay, i famigerati centri sociali, studenti, professori, famiglie, persone di tutte le età, di tutte le razze. Il corteo è partito in un clima di festa: con musica, cori, ragazzi che si abbracciavano, tanti sorrisi, tanta ironia. Per circa 5 km abbiamo camminato, pacificamente. Poi sono arrivati quelli incappucciati, li abbiamo visti ben prima che iniziassero gli scontri e devo dire che nessuno ha provato a fermarli. Ovviamente non era compito dei manifestanti fermarli, ma della polizia direte, ed è vero, ma la questione non è così semplice. Ho partecipato a diverse manifestazioni a Napoli e devo dire che vi è sempre un leitmotiv comune: la narrazione della polizia repressiva, forse un’eredità ideologica del ’68, quando accusata di essere collusa coi fascisti.

Non posso che posizionarmi nel mezzo dello scontro tra De Magistris e chi lo ha criticato. Sebbene la questione sia delicata dal punto di vista istituzionale, da sindaco di Napoli forse avrei fatto lo stesso. Forse avrei provato ad ostacolare l’assemblea di quello che per me è quasi un criminale. Ho profondo rispetto per la libertà che ci è garantita dalla costituzione, ma è libertà, mi chiedo, fomentare per anni e anni uno scontro sociale continuo, un odio, ora tra meridionali e settentrionali, ora tra italiani e immigrati e con toni sempre più aggressivi, violenti? È libertà dire che bisogna pulire con la pompa, strada per strada veicolando l’immagine degli immigrati come sporcizia da sciacquare via? Dove è finito il limite della decenza se si sposta sempre più avanti ciò che è lecito dire? Quando interviene il limite fissato dalla legge? Salvini rappresenta ciò che di più brutto esiste in Italia e non potevamo non scendere per strada a manifestare il nostro disgusto. Non mi interessa se viene fatto passare per un martire, non mi interessa il discorso del “bastava ignorarlo” perché per me è pericoloso, è il leader di una forza politica in continua crescita, che rischia di espandersi anche al sud. E non mi si venga a dire che gli scontri di ieri o in generale manifestare e parlare di lui accrescerà la sua popolarità a livello nazionale e anche al sud, non è così. Lasciare che Salvini possa tenere i suoi comizi anche al sud, anche a Napoli, senza che sia contestato e ostacolato è quanto di più generoso possiamo fare alla sua campagna elettorale. Con il clima che attualmente c’è in Italia, con ciò che accade oggi nel mondo è semplicemente inevitabile che le sue parole attecchiscano. E poi, da figlio di immigrati terroni, da omosessuale, non posso non contestare il leader di una forza politica che ha fatto di tutto per fermare l’iter parlamentare delle unioni civili, che ha per anni aggredito verbalmente i meridionali, quegli stessi meridionali che hanno contribuito allo sviluppo economico del nord Italia, con il loro lavoro. Non posso non mostrare solidarietà ai musulmani italiani e agli immigrati, di ogni religione, continuo bersaglio di parole d’odio, spesso camuffate in modo disgustosamente ipocrita. Siamo tutti noi i martiri. Io non tollero che questa persona e gli esponenti del suo partito offendano continuamente gli ultimi della società e lo voglio ribadire anche scendendo in piazza. Cosa abbiamo da ignorare se comunque può raggiunge praticamente chi vuole tramite facebook, tramite la tv?  Se non fossimo scesi in piazza ieri, ci sarebbero state le immagini del Palacongressi pieno, avremmo fatto passare il messaggio che Salvini è popolare anche al sud e che la stagione di antimeridionalismo della lega è ormai acqua passata, che ha fatto pace con Napoli. Da che mondo è mondo se vuoi far sentire la tua voce, se non sei d’accordo con un politico, scendi in piazza.

Tuttavia, l’aver forzato l’intervento di Minniti ha alimentato le polemiche contro “il potere centrale” e contro la presunta forza repressiva esercitata dello Stato, motivo molto caro all’estrema sinistra napoletana. Io non so quale reazione ci si aspetta dalla polizia se si lanciano bombe carte e molotov, forse che rispondano lanciando fiorellini? Si vuole dire che la polizia ha aggredito anche la parte del corteo pacifica: non è vero, o meglio, non è esaustivo. Chi voleva evitare lo scontro lo ha fatto e poteva farlo. Io ero lì ed ho chiara la dinamica. Durante gli scontri chi aveva in mano il microfono è stato ambiguo. La polizia invece è stata ferma, per credo alcune decine di minuti, mentre continue esplosioni si susseguivano. Ho osservavo la scena dai muretti dei giardinetti di piazzale Tecchio, dall’alto, ed è successo questo: il corteo arriva e si iniziano a staccare gruppi di persone che raggiungono la zona rossa e iniziano il lancio delle bombe, poi segue la carica (dopo parecchio tempo) e chi aveva il microfono inizia la solita litania faziosa contro le forze dell’ordine che in realtà hanno fatto solo il proprio lavoro.
La parte pacifica del corteo faceva da tappo e forse anche da rifugio per quelli che cercavano lo scontro. Chi gestiva gli altoparlanti incitava il corteo a “ricompattarsi”, ma perché? Se vedi che la coda del corteo è nel caos, se vedi che la polizia carica, a meno che tu non voglia deliberatamente fomentare lo scontro, avanzi più velocemente; sia per dare spazio a chi è dietro, in modo che possa evitare lo scontro, sia per permettere alla polizia di disperdere i violenti, di sicuro non fermi il corteo. Il corteo faceva da scudo umano ai facinorosi: “se stiamo uniti non ci caricano”. E poi frasi del tipo: “Napoli ha mostrato la sua forza”, “Salvini deve avere paura”, esagerazioni che non possono essere permesse in un corteo che ha coinvolto tutta la cittadinanza e di cui si è fatto portavoce chi munito di altoparlanti e di un microfono.
La situazione è complessa e non può essere banalizzata, né da chi vuole attaccare politicamente De Magistris, come la Valente e gran parte del PD campano, né da chi vuole a tutti i costi portare avanti la narrazione dello stato repressivo e dittatoriale e nemmeno da chi condanna una manifestazione di migliaia di persone a causa degli scontri causati da pochi, dove “pochi” significa, almeno per quello che ho visto io, poche decine di persone, al massimo un centinaio e non i 200-300 di cui parlano alcune testate. Va anche ricordato che durante grandi e importanti manifestazioni ci sono sempre persone che, anche da parti d’Italia lontane, vengono a cercare lo scontro con la polizia, tuttavia non ho potuto non notare l’atteggiamento ambiguo e che a tratti definirei complice di chi gestiva gli altoparlanti e dirigeva il corteo.

La polizia ieri ha protetto tutti noi e ha fatto il proprio lavoro e devo dire anche in modo egregio, dal mio punto di vista. Sono solidale con gli agenti feriti e dispiaciuto che sia successo tutto ciò. Per lungo tempo hanno evitato la carica, mentre si susseguivano le esplosioni e, quando hanno disperso i violenti, hanno anche smesso di caricare la testa del corteo non coinvolta negli scontri.
Invece con ostinazione, per tutta la durata degli scontri, circa un’ora, dagli altoparlanti si lanciavano invettive contro gli agenti, colpevoli di aver causato lo scontro e di caricare anche chi manifestava pacificamente, una bugia in totale dissonanza con ciò che stava accadendo intorno; mentre dicevano queste fesserie le bombe continuavano ad esplodere e i cassonetti venivano spostasi, al riparo tra la folla, durante il passaggio del corteo, per ostacolare l’avanzare delle camionette della polizia, a testimonianza di come i facinorosi indietreggiassero e cercassero riparo tra le fila del corpo principale del corteo.
Insomma, pochi violenti, ma anche qualcuno che sfilava sì pacificamente, ma in cuor suo sperava che lo scontro continuasse e si facesse più aspro. Minniti ha imposto Salvini a Napoli hanno gridato, Minniti ha predisposto un “dispositivo militare”, Minniti ha costretto la mostra d’Oltremare ad ospitare la kermesse, forse ha anche imposto di portare le bombe carta e le molotov da casa?

Alla luce di tutto ciò però voglio ribadire che la maggioranza schiacciante del corteo è stata pacifica e ha rischiato l’incolumità molto più di quanto non abbia rischiato Salvini.
Se c’è una cosa da contestare a De Magistris e a chi ha gestito la sicurezza, è forse di non aver cercato di prevenire gli scontri. Cosa che credo si potesse fare non impedendo il corteo, ma magari predisponendo controlli dei manifestanti sia mentre si raggruppavano all’inizio dell’evento e sia durante, con cordoni della polizia a vigilare in modo da fermare chi trovato in possesso di oggetti pericolosi e controllare i flussi dalle strade minori e laterali al percorso previsto; insomma per prevenire l’organizzazione e il raggruppamento dei violenti già da prima della destinazione finale (il piazzale antistante la mostra d’Oltremare).

Salvini reclama la sua libertà di parola, io quella di manifestare senza essere accumunato a chi ha esercitato la violenza; 5 km di sfilata pacifica e migliaia di persone hanno rigettato via le politiche xenofobe, omofobe, sessiste della lega, ed è giusto e sacrosanto che sia stato così. Salvini ha unito diversi schieramenti politici e parti della cittadinanza sotto un’unica voce, pacifica, ironica, sagace e da questo punto di vista, ha perso lui, nonostante tutto.

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TAG: #maiconsalvini, #napoli, 11 marzo, corteo, De Magistris, lega, lega nord, manifestazione, matteo salvini, napoli, polizia, scontri
CAT: Partiti e politici

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