La classifica dei magnifici sette renziani che nel 2017 cambiano vita

30 dicembre 2016

Sono i magnifici sette. Gli erano estremamente fedeli (chi più, chi meno). Oggi hanno cambiato vita per via di una (momentanea) caduta da cavallo renziana. Vi raccontiamo delle loro nuove vite.

7) VELARDI&RONDOLINO

Era il 18 luglio 2012 e noi, allora a Linkiesta e in vena di classifiche, si scrisse così di una coppia apparentemente inossidabile. Noi, inteso come Massimiliamo Gallo e Michele Fusco. Quella classifica aveva per titolo: «Le dieci persone che per tutta la vita hanno fatto finta di essere di sinistra». Ecco il breve testo che riguardava Velardi&Rondolino:

«Per alcuni il semplice sospetto ch’essi possano aver votato più volte Berlusconi, è semplicemente un dato di fatto. Persino a D’Alema, che ne disponeva affettivamente, i conti non tornerebbero. Critici con la sinistra, ma dal suo interno: da anni si vendono questa panzana, a cui non crede più nessuno. Escluderli dalla top ten avrebbe significato imprimere un duro colpo al progetto di una vita»

Perdonate la pretesa, ma sarebbe difficile scrivere oggi meglio di quattro anni e mezzo fa. Per cui, ora che Renzi è (momentaneamente) caduto, vi raccontiamo semplicemente come è andata a finire. Oggi Rondolino è autista UberPop, quella cosa che se non hai un cazzo da fare puoi fare il tassista “ad minchiam”, e carica solo renzianissimi. Ovviamente guadagna poco, ma spera nelle elezioni anticipate. Velardi, più lucido e decisamente meno sognatore, progetta di sostituire Marra nel cuore della Raggi.

6) MATTEO ORFINI

I cinesi del Milan, di cui peraltro nessuno sa ancora una beneamata mazza, sono affascinati dalla sua storia. Soprattutto da quel passaggio, per loro assolutamente fondamentale seppure ancora criptico, che avrebbe portato il vecchio casciavit rossonero/comunista a diventare un fervente renziano, un triplo salto mortale, carpiato, raggruppato, con doppio avvitamento, che ha suscitato l’immediato entusiasmo di Xi Jinping, segretario generale del Partito comunista nonché Presidente della Repubblica popolare cinese. Vedono nel buon Matteo, anch’egli di taglia minuscola, la versione occidentale della nuova storia capitalista cinese. Per cui legano il “closing” al destino politico del Partito Democratico: se vincerà le prossime elezioni arriveranno i soldi per una decorosa campagna acquisti.

5) FILIPPO SENSI

Il caro, vecchio, Nomfup non abbandona la narrazione. Questo per rassicurare gli appassionati. Ma gli sembra anche arrivato il momento di metterci faccia e cuore. Insieme a Marta Flavi sta lavorando alla costruzione di una microagenzia sentimentale con cui consigliare strategie attraverso l’uso di semplici sms, che cominceranno sempre con la stessa espressione: «Marta ai suoi». Non vi spaventi lo spericolato accostamento di due persone solo apparentemente così diverse, Marta e Filippo hanno un tratto comune che è l’indagine parallela dei sentimenti umani. Sensi lavorerà soprattutto sui non detti sentimentali, ricorrendo al felicissimo schema con cui, ogni sera dell’era renziana, ha abbindolato schiere di cronisti assetati di notizie pop. E proprio l’elemento pop, molto forte in entrambi, li porterà a sostituire quei bolliti di Diego e la Pina su radio Deejay. Zio Linus ha già dato parere favorevole.

4) MARCO CARRAI

È forse quello che l’ha presa peggio. I vecchi amici del bar lo hanno in terapia ormai da qualche mese, da quando, per capirci, quell’idea felicissima di fargli dirigere il traffico cyberspaziale del Paese è andata in fumo. Lui ci contava e così, ogni maledetta domenica, gli amici si sottopongono a un’immensa rottura di coglioni. Lo portano nei boschi della Lucchesia a sparare palline di gelatina riempite di vernice alle famiglie che fanno il picnic. “Dai Marchino, spara a quel bambino”, gli urlano e lui esegue senza batter ciglio e con una freddezza da lupo grigio. Dopo il gruppo Facebook «Mamme che non vogliono Adinolfi», ora spopola in Rete il ben più suggestivo «Mamme che vogliono Carrai appeso per le palle».

3) MARIA ELENA B.

Un suo vecchio ganzo, che ne ha ricevuto le confidenze, l’ha sentita finalmente realizzata. Contattata dalla scuola Radio Elettra di Torino, consociata Holden, la Boschi tiene lezioni accademiche a distanza, grazie ad agili dispense in cui spiega nei minimi dettagli «Come abbattere un presidente del Consiglio e vivere felici grazie a un progettino costituzionale niente male». Nel tempo libero, cura l’immagine di Fedez.

2) BOBO E ANDREA ROMANO

Il ticket poteva funzionare – e far funzionare l’Unità – a patto che il tosco non si facesse fottere come un allocco dai suoi costituzionalisti di fiducia. In questi giorni, l’aria vagamente disperata, il giovane Romano si aggira per Piazza Farnese dove arriva intorno alle sette, sette e mezza di ogni mattina. Ogni mattina un travestimento diverso. L’ultima settimana con il banchetto dei “Lautari”, impenitenti scassapalle drogaioli, la settimana precedente con pettorina Unicef, la settimana ancora prima casacca Protezione animali. “Lui sta lì che aspetta il Baffo, scalpitando sui suoi sandali”, dice un vecchietto appassionato di Conte. Ma Baffino, che ha studio a Piazza Farnese, ogni mattina tira dritto e finge di non conoscere il suo ex allievo. Verso mezzogiorno, Romano piega malinconicamente il tavolino e fa rientro a casa.

1) TOM NANNICINI

Un secondo dopo la tragedia renziana, si è reso perfettamente conto anche della sua. Dall’essere indispensabile al Paese, come qualcuno maldestramente gli aveva fatto credere, si è ritrovato nel sottoscala del Pd a combattere tra le correnti (d’aria fredda). Il tosco l’ha scaraventato al partito per mettere ordine, ma il caro, vecchio, mai domo Tom, consapevole che quei rancorosi di piddini se lo sarebbero fatto in un paio di bocconi, mandando a ramengo un’onorata carriera, ha deciso di cambiare vita. Ha reso pubblico il suo fidanzamento con Arisa, di cui è stato segreto manager di questi anni, e con lei è partito per una lunga tournée che lo porterà nelle grandi capitali europee.

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CAT: Partiti e politici

Un commento

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  1. mario-bosso 2 settimane fa
    Bello! Ma non riesco a capire che MINKIA c'entra la Raggi con Velardi... c'è chi fa il tassista “ad minchiam” e chi scrive “ad minchiam”! Buon anno!
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