Taxi driver

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24 febbraio 2017

In una nota al primo capitolo di “Per la critica dell’economia politica” Karl Marx scrive che William Petty (1623-1687) “padre dell’economia politica inglese” era “favorevole ai tributi pubblici per i banditi perchè riteneva che per il pubblico fosse meglio tassare se stesso per i banditi piuttosto che lasciarsi tassare da questi”. Nello stesso tempo però respingeva quel genere di imposte che oggi definiremmo “di welfare” perchè “trasferiscono la ricchezza da mani industriose a quelli che non fanno altro che mangiare, bere, cantare, suonare, ballare e coltivare la metafisica”. In quasi quattro secoli l’atteggiamento neoliberista è rimasto identico mentre è cambiato (in peggio) quello di chi a Marx si richiama. Avrai seguito, in questi giorni, la vicenda dei tassinari romani. Tipica kermesse all’italiana…come quella che, un paio d’anni fa rallegrò la Sicilia nel nome e nel segno dei “Forconi” e come altre che, non c’è da dubitarne, seguiranno. Ieri apro il pc e leggo dei tweet meravigliosi firmati nientemeno che dal Leader Maximo Di Tutti I Taxicomunisti Italiani: Marco Rizzo. Il Caro Leader, sempre attento alle avanguardie in lotta, è immediatamente sceso in campo a sostegno di tutti i tassinari, agitando il vessillo che fu di Alberto Sordi: “La lotta #tassisti e’ giusta. Frega niente se, tra loro, un coglione fa il saluto romano. Io, comunista, coi tassisti contro i miliardari #Uber”. Al Caro Leader frega niente del braccino teso. E non è il solo leader del proletariato cui non frega niente. Eccone un altro che in taxi avanza a difesa dei lavoratori: “Solidarietà ai tassisti in lotta”. E’ il Subcomandante Stefano Fassina. Colui che, con la giacchetta firmata gettata sulle spalle come lo zaino di un partigiano, un giorno scese in lotta, con passo felpato (tanto felpato che nessuno se ne accorse) al fianco del popolo greco. Frega niente anche a lui. Il KGB purtroppo non è riuscito a informare in tempo il Caro Leader e il Subcomandante che chi nei giorni scorsi faceva il saluto romano, urlava slogan fascisti, lanciava bombe carta, intimidiva e picchiava altri lavoratori non era affatto “un povero coglione” (o almeno non era solo quello) ma militava in un movimento fascista organizzato che si chiama Forza Nuova. La ragione è spiegata benino nel livre de chevet dei due rivoluzionari di cui sopra (che però, dopo tutti quei tweet, la sera sono stanchi e non se lo leggono). Tassisti, ambulanti e Forconi sono solo il modello aerodinamico e accessoriato di quel lumpenproletariat descritto nel Manifesto del Partito Comunista (1848): sempre disponibile a farsi comprare con l’osso di regalie e privilegi miserabili: in denaro contante o dietro garanzia di impunità banditesca. Come preconizzato da William Petty, nonno dei neoliberisti. L’Italia, paese di straccioni e di lumpen, ha in questo campo un futuro radioso. E la nostra Gloriosa Sinistra, cui non frega niente dei braccini tesi, pure.
Compagni, ancora uno sforzo!

TAG: Roma
CAT: Partiti e politici, Roma

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