Oltre alla Boschi c’è di più

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12 gennaio 2018

Diversi anni fa scrivevo per alcuni giornali su uno dei i quali, tenevo  una mia rubrica dal titolo: “Visti da lontano”.  Il direttore me l’aveva assegnata perché operando all’estero, potessi dare una visione consapevolmente comparata, desunta dagli altri Paesi rispetto al nostro.  All’epoca si parlava d’imprese italiane che delocalizzavano perché si diceva erroneamente che la mano d’opera all’estero costava meno.  Anziché comprendere le cause, si giustificava la nostra inefficienza con le scuse più strane che sento  ancora oggi:  noi siamo i più belli ed i più bravi;  è colpa  di Garibaldi;  si ma noi siamo diversi ….. Ai processi di ingegnerizzazione dei processi decisionali come chiedere a chi sa e vedere cosa fanno gli altri Paesi, siamo troppo orgogliosi solo a pensarlo.

Anziché comprendere le cause, nonostante io mi fossi adoperato in tutti i modi per ricordarlo, non solo alle Istituzioni, ma agli stessi imprenditori, come spesso mi accade nessuno mi diede ascolto. Eppure ricordo che in occasione della creazione di una piazza strategica a Vienna, ai veneti così come ai liguri li misi sull’avviso che le minacce erano serie per cui ipotizzavo delle alleanze strategiche che la più parte dei miei interlocutori non vollero ascoltare per poi entrare in crisi e da qui le chiusure ed i suicidi.  Ne fui amareggiato,  trasferendomi all’estero per poi ritornare di tanto in tanto. Resta il ricordo,  in un articolo del 2001 sulla città di  Vienna la cui migliore qualità della vita le diede il primato nel mondo, gratificandomi nel  mio contributo come consulente, in un conflitto di interessi si fa per dire, nello scriverne le lodi,  non mie, ma sui risultati ai quali avevo contribuito che però deontologicamente pose fine volontariamente alla mia carriera giornalistica.

Visti da lontano di Mauro Parilli

 

Continuo ad occuparmi delle stesse cose, ma la passione di raccontarle è tanta per cui mi perdonerete se grazie a Gli Stati Generali sono tornato a parlare di sviluppo di città e di Paesi,  scrivendone le vicende, sperando un giorno  di poter fare la stessa cosa per il nostro Paese.  Questo è il mio primo articolo dell’anno che lo dedicherei  ad una protagonista vera,  senza nulla togliere alla Boschi che ho usato come pretesto,  per scrivere della vita di una donna speciale come ce ne sono molte, così come uomini e bravi ragazzi che io vedo come  i veri protagonisti di questo nostro Paese.

Eccola! Si chiama Tina ed è la protagonista della nostra storia. E’ nata nella provincia di Foggia una terra ricca di cultura e certamente una  delle più  belle Regioni d’Italia che rappresenta come si vede dalla sua folta capigliatura, una concentrazione di culture, le cui origini  hanno lasciato il segno. La sua professione si evince dalla foto. Abita a Torino, si alza alle quattro e trenta del mattino per recarsi al lavoro. E’ molto freddo in questo periodo, ma lei con tanto entusiasmo è orgogliosa nel fare il bene delle persone vendendo  il suo miele  nei mercatini del Canavese.  Una località  di grande pregio paesaggistico  fra laghetti e castelli, ma il cui sviluppo agognato, puntando sul turismo,  non è mai è decollato.   Non essendo in grado le amministrazioni,  di valorizzare le  risorse  economiche del territorio, la classe sociale di riferimento, si riconduce ad essere  rappresentata da chi gestisce le case di cura, le onoranze funebri e tutto quello che fa della medicina pubblica e privata l’economia emergente.  I giovani più fortunati vanno a lavorare nei supermercati oppure occupandosi degli anziani. L’inefficienza dei Comuni nel non saper trarre risorse economiche dal territorio, le riversano sui cittadini, multandoli, la più parte dei quali per spostarsi lo  fa con l’auto e le trappole sono veramente tante.

La Signora Tina che va avanti  e indietro  con la sua vecchia auto,  prende le multe come gli altri per cui prova a fare ricorso in ritardo perché vorrebbe visionare le foto scattate dall’autovelox, ma non essendo on line bisogna fissare un appuntamento dove ripetutamente – siamo in presenza di  piccoli paesini –  ma con vigili assenti o spesso indaffarati, per cui deve tornare  e nel frattempo ha un incidente, succede! Normale su quelle strade. Ha ragione. Ha tenuto un collare, ha dovuto fare riabilitazione, sono stati coinvolti medici e specialisti. L’Assicurazione le paga le riparazioni della macchina, ma non quelle alla persona e le spese sono tutte documentate.

L’assicurazione non paga.  Sembra quel film della Julia Robert che interpretava Erin Brockovic. Ricordate? Un caso di inquinamento delle falde acquifere da parte di un gruppo industriale potente quanto arrogante, la cui assicurazione in maniera sistemica rispondeva no ai vari tentativi di richiesta risarcimenti danni da parte delle famiglie, i cui congiunti erano stati colpiti da cancro. Una storia vera i cui famigliari nel frattempo deceduti, furono poi risarciti grazie alla protagonista.  Non sono avvocato, come amava sottolineare con orgoglio per instaurare un rapporto di fiducia. Ci ha provato pure lei, la Signora Tina, scrivendo all’IVASS  (Istituto di vigilanza sulle Assicurazioni), ma la pratica è rimbalzata fra Torino e Roma ed ha continuato a farlo, senza che nulla accada se non quello fisiologico dei dinieghi programmati finalizzati a creare un’alta percentuale che lascia per stanchezza ed è qui che l’assicurazione ci guadagna.

Pure le multe si accumulano dalle 43,70 euro si arriva ai 306,00 ma non è solo questo, ce ne sono altre. Pure la gente protesta, alcuni si rivolgono al Giudice di Pace, altri pagano o aspettano. A casa non c’è mai, però le insidie sono tante. Il suo contratto del gas che non può consumare, viene passato a sorpresa ad altro gestore. Può accadere le dicono. Si trova in un vero e proprio ginepraio da non credere, alle prese con ben tre gestori, ognuno dei quali invia le su bollette. Troviamo quindi Enel, ENI ed Hera. Gas non ne consuma, ma le bollette arrivano con frequenza quindicinale che nessuno sa spiegare, poi ci sono i conguagli.

Arriva pure una multa da Foggia. Sono quindici anni che non ci va, è uno sbaglio certamente, ma bisogna scrivere una lettera raccomandata e poi chissà.  Per far fronte ai pagamenti chiede delle rateazioni che poi bisogna pagare per cui fa tutti i mercati che ci sono,  sette giorni alla settimana e nel tempo libero, si fa per dire, va a servire nei ristoranti, nelle feste delle grandi occasioni.

Finisce all’Ospedale. La diagnosi ed i dettagli li lascio all’immaginazione di chi mi legge. Deve guarire perché il suo lavoro non le consente di ammalarsi. In uno dei tanti trasferimenti da casa ai mercatini, si guasta irrimediabilmente la sua vecchia auto. Trova il motore da un demolitore che una volta montato è evidente che qualcosa possa riservare come sorprese. E’ la cinghia di trasmissione e qualcos’altro che per fortuna è stata presa in tempo e via ogni mattina a vendere i sui prodotti con passione e competenza.

Ci si chiede: ma la parte politica, quella che ambisce ad essere la classe dirigente, ha le idee chiare su cosa sta accadendo da tempo nel suo territorio?  Al Carrefour di Burolo, un paesino vicino a Ivrea, nel cuore del Canavese, una volta preso come esempio per qualità della vita e politica del Welfare innovativa, grazie a Olivetti,  una giovane donna, si innervosisce alla cassa,  apre una scatola di tonno,  si taglia la gola e muore.  E’ una cosa drammatica, ma sarà una eccezione?  Altra  giovane donna poco distante, di 23 anni tornata da una festa si getta dal ponte e muore,  fra i comuni di Baldissero Canavese e Strambinello.  I malati mentali in Piemonte sono circa un milione e mezzo. Si parla del 34 % della popolazione e non è una cosa buona per chi per designazione di capacità si occupa di creare le  condizioni per una buona qualità della vita.

E se cominciassimo a parlare di sviluppo socioeconomico del territorio di cui tutti parlano, ma che forse visti i risultati, le idee da parte di chi vuole amministrare, non sono poi così chiare?

 

 

 

 

TAG: Canavese, qualità della vita, Torino
CAT: Qualità della vita

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