Salvarsi o salvare? Quando perdere è l’unico modo di vincere

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30 giugno 2017

Chi salva una vita, salva il mondo intero
dal Talmud

È la frase che gli Ebrei incidono sull’anello d’oro, forgiato segretamente durante le persecuzioni naziste, per regalarlo a Schindler (come si vede anche nel film a lui dedicato, Schindler’s list), l’imprenditore che, mosso a compassione, ha dedicato la sua vita a salvare gli Ebrei dalla morte. Alla fine del film, quest’uomo – che ha messo a repentaglio la sua vita e la sua famiglia per sottrarre più persone possibili agli orrori nazisti – viene preso dal senso di colpa e piange per il tempo sprecato, quel tempo che avrebbe potuto utilizzare per salvare ancora più vite.

Forse è la domanda che ogni tanto dovremmo rivolgere anche a noi stessi: siamo stati capaci di salvare la vita di qualcuno?

Probabilmente no, perché eravamo troppo intenti a salvare la nostra!

Questo brano del Vangelo di Matteo prosegue il discorso che Gesù rivolge ai discepoli, mentre li manda in missione nella vita di ogni giorno. Ogni giorno infatti ci prende l’ossessione di salvarci la pelle e, irretiti da questa illusione, non arriviamo mai a dare senso alla nostra esistenza.

Gesù invita i discepoli a non tenere per sé la vita, ma ad avere il coraggio di perderla. È la sfida di ogni madre che per vivere deve dare vita. Una madre genera se non tiene per sé la vita che ha dentro. Per questo, come mi raccontava realisticamente una giovane mamma, davanti alla scoperta di essere incinta, una donna è anche attraversata da un momento di paura, la paura di perdersi.

La grande tentazione è infatti quella di preoccuparci solo di noi stessi. E molto spesso questa tentazione assume anche il volto di una proposta ragionevole e buona: devo occuparmi della MIA vita, devo pensare al MIO percorso, alla MIA carriera, persino talvolta al MIO cammino spirituale.

Siamo talmente ossessionati dalla nostra vita che non arriviamo mai a viverla!

Gesù è convinto invece che arriviamo a vivere pienamente la vita solo quando siamo capaci di perderla per qualcuno, ma anche quando siamo capaci di perdere qualcuno. Ci sono legami infatti che possono soffocarci e impedirci di andare verso la pienezza della nostra vita: «Chi ama padre o madre più di me non è degno di me; chi ama figlio o figlia più di me non è degno di me». Spesso sono legami in sé buoni, ma che ci soffocano dentro una culla da cui non usciamo mai.

Forse la fatica che i giovani fanno oggi per arrivare a sposarsi o a intraprendere un percorso vocazionale sta proprio nella paura di perdere la propria vita per qualcun altro. Si illudono così di trattenere la vita e di essere felici, ma in realtà si condannano all’infelicità, a una vita vuota e senza senso. Proprio per questo finiscono spesso col riempirla compulsivamente di tutto, ma in realtà quella voragine è senza fondo e non arriverà mai a essere colmata. Il vuoto può solo essere donato, mai riempito.

Gesù coniuga il verbo perdere attraverso due esempi: accogliere qualcuno e dare da bere.

A volte siamo infatti come case vuote, case spesso spaziose dove non abita nessuno, case sprecate, tristi, dove pian piano si accumula l’odore di chiuso. Accogliere vuol dire che non sono più solo dentro la mia vita. Per difendere i vuoti delle nostre stanze, spesso ci siamo condannati a restare soli. Noi religiosi, mi diceva un amico prete, a volte siamo più ossessionati dal suono delle campanelle che scandiscono le nostre giornate che dal pensiero di qualcuno per cui vivere il nostro tempo.

A volte quello che abbiamo in casa ci sembra inappropriato e inadeguato, ci sembra di non poter dare niente. Per questo, forse, Gesù precisa che quel bicchiere d’acqua è per i più piccoli. Ho visto gente che cerca sempre relazioni in cui ricevere, ma non rivolge mai lo sguardo a chi è più insignificante. Ho visto persino religiosi e sacerdoti selezionare attentamente le proprie frequentazioni. Mi chiedo che ne è stato allora di quel bicchiere d’acqua. Sì, perché spesso stiamo nella vita solo con la pretesa di ricevere qualcosa. Si può rimanere tutta la vita con la borraccia piena per accorgersi alla fine che la nostra acqua puzza e non è servita a niente.

La croce da prendere ogni giorno perciò non è la sventura che ci è caduta addosso, ma la via che porta verso la pienezza: la croce è il Vangelo, la croce è la buona notizia, la croce è la certezza di essere amati da sempre, la sicurezza di essere stati perdonati. Per questo solo la croce è davvero liberante e solo la logica della croce ci permette di sottrarci alle illusioni a buon prezzo per cominciare veramente a vivere per qualcuno. Se avremmo salvato anche la vita di uno solo…questo è il Vangelo.

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Testo

Mt 10,37-42

Leggersi dentro

  • Per chi stai perdendo la tua vita?
  • Ci sono legami che non ti aiutano a vivere pienamente?

 

 

TAG: dare da bere, perdere, Schindler's list, XIII domenica
CAT: Religione, Teologia

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