Se un giorno perdessi la brocca, non aiutatemi a cercarla!

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17 marzo 2017

Quante volte ho sperato che scivolassi dalle mie spalle e ti spaccassi!

Almeno avrei avuto la coscienza a posto e la schiena alleggerita.

Giravo per casa e ti ritrovavo sempre tra i piedi, come se godessi a ricordarmi il peso del passato.

Ti guardavo, mentre giacevi lì muta, in attesa di essere riempita, proprio come me.

Somigli tanto al mio cuore, vuoto e pesante.

Sei come la mia storia: piena di crepe che non so più riparare.

Sei passata di mano in mano, come me. Usata da tutti senza mai appartenere a qualcuno.

Il sole oggi sembra lento e la mia sete aumenta.

Vorrei bere, ma non è mai il mio turno.

Anche oggi devo aspettare.

Devo rimanere al buio, chiusa dentro le mura che mi hanno costruito intorno.

Ho paura del mondo.

Mi sento trafiggere dai loro sguardi.

Sono tutti pronti a giudicare questa mia vita sbagliata, ma nessuno ascolta il dolore che mi porto dentro.

Ogni volta che ti getto in quel pozzo sento il rumore della mia vita che sprofonda.

Cerchi l’acqua come io cerco la vita.

E resto lì, sul fondo del pozzo, in attesa che qualcuno mi tiri su.

A volte ho pensato di lasciarti lì, dimenticata e sola, sommersa dall’acqua.

Così non avrei più sentito il peso sulle spalle, quando, carica d’acqua, sotto il sole di mezzogiorno, ti riporto a casa, dove mi aspetta un marito che non sarà mai mio.

Vorrei lasciarti qui, per evitare gli sguardi di chi si chiede come mai io vada al pozzo quando so di non essere vista.

Vorrei perderti per sempre, per evitare che, ancora una volta, chi ti vede piena d’acqua abbia voglia di bere dalla mia brocca.

Ma nessuno può abbandonare la sua anfora. Tutti dobbiamo cercare ogni giorno un pozzo per attingere quel poco d’acqua che serve alla vita.

Ogni tanto però si perde la brocca.

Forse perché ci s’innamora o semplicemente perché non se ne può più di questo peso che spacca la schiena.

Un giorno anch’io ti ho dimenticata.

Mi sono persa nello sguardo di chi finalmente mi ha riconosciuta.

Gli ho raccontato una storia che lui sapeva già.

E poi la mia sete si è confusa con la sua.

La mia anfora è diventata la sua, e abbiamo bevuto insieme.

Ero così felice che volevo gridarlo al mondo intero.

Sono fuggita.

E lui è rimasto lì, da solo, a prendersi cura della mia anfora vuota.

Ogni giorno torno al pozzo con la speranza di incontrarlo ancora.

A volte lo trovo. E lui mi chiede di nuovo da bere.

A volte mi ritrovo di nuovo sola e stanca.

Ma ora ho riaperto le finestre, saluto la gente e non esco più a mezzogiorno.

*

Testo

Gv 4,5-42

 

 

TAG:
CAT: Religione, Teologia

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