Natale: il volto dell’altro e quel bimbo in riva al mare…

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24 Dicembre 2017

Il Natale è una festa unica, la più avvertita e sentita da tutta l’umanità perché, non solo nella visione cristiana, ma anche laica e dei non credenti, si pone come “ricominciamento”, come lo sforzo e la tensione a vivere in un modo diverso e migliore di prima.
Vi è sempre una presa di coscienza nell’uomo, un momento fatidico, ove scocca la scintilla di verificare il corso della nostra esistenza, pensare e ponderare come sia stato il passato e come debba essere il futuro, che si immagina catartico, purificante, come un cielo terso e rinnovato, per il quale un vento fresco spazzerà via nembi plumbei.
Ci si sforza a dover chiedere alla nostra anima e coscienza la palingenesi, un rinnovamento interiore che prenda la nostra persona nella sua assoluta interezza.
Ma è nato Gesú: scende una fonte di grazia per l’umanità e si distende vivificatrice nel burrone irto di spine;gli alberi stillano miele e spuntano gemme.I fiori adornano l’universo che sente il canto nuovo di uccelli che segnano traiettorie e cerchi d’amore.
L’ Angelo, che annunzia un evento che sconvolgerà l’umanità, non si rivolge alle porte dei potenti, ma appare, folgorante di luce, ai pastori devoti, che il mondo crudele ed egoista ignora.
Il Figlio di Dio donò la rivoluzione del cuore e della ragione.
Ama il prossimo tuo come te stesso.
Questa è una legge pregna di misericordia e di pietà: manda un messaggio che sovverte il mondo e prende ogni filosofia e pensiero, perché anche chi nega l’amore ne è coinvolto, non ne può fare a meno.
L’ amore per l’altro, per il suo volto, per il suo sguardo.
Devo amare me stesso, ma devo lasciare la mia persona e pensare all’altro, a prescindere da uno scambio, da una controprestazione, non si può pensare all’amore come se fosse un contratto che va onorato.
No: si ama a prescindere, senza attendere l’altro. Basta vedere il suo volto, come epifania del mondo.
L’ amore è in primo luogo responsabilità, cura dell’essere, che ha in se’ un principio di bontà per il sol fatto che si è nati in questo mondo. La bontà è prima dell’uomo è dentro l’uomo, bisogna solo tirarla fuori, coltivarla maieuticamente. Abbiamo in noi la letizia della vita che deve costituire la cifra delle nostre relazioni.
Il volto dell’altro mi guarda, mi impone di aiutarlo, mi significa una responsabilità irrecusabile, libera da ogni vincolo, patto, mi trasporta verso di se’, mi attrae nel circolo dell’amore che non impone strettoie e lacciuoli.
Nell’approssimarsi del volto dell’altro, la carne si fa verbo,la carezza Dire.
Sono responsabile d’altri, rispondo d’altri. Il volto non è semplicemente una forma plastica, ma è subito un impegno per me: non solamente di quel volto, ma dell’altra persona che in quel volto mi appare contemporaneamente in tutta la sua nudità, senza mezzi, senza nulla che la protegga, nella sua semplicità e nello stesso tempo come il luogo dove si vede la parola di Dio.
Siamo a quello che Levinas definisce l’asimmetria dell’amore, ove chi ama non deve aspettarsi amore: si deve vivere nell’altruismo, perché l’amore è donare: non c’è e non vuole controprestazione.
Il segno dell’amore è il volto dell’altro e l’altro riempie la mia vita.
L’umanità deve pensare all’altro, non lasciarlo solo, come quel bimbo in riva al mare.
Buon Natale a tutti.

TAG: Natale
CAT: Storia

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