Quando penso all’11 Settembre

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11 settembre 2016

Sono passati 15 anni dall’11 settembre 2001. Quel giorno New York e il mondo intero sono stati sconvolti dal più feroce attentato terroristico, organizzato da Bin Laden e la sua al Qaida. Due aerei di linea si sono schiantati contro le Twin Towers, causandone poco dopo il crollo. Un altro è precipitato sul Pentagono. Il quarto probabilmente ha mancato il suo obiettivo, grazie al coraggio dell’equipaggio che si è ribellato ai dirottatori, sacrificandosi perché altri vivessero. Le vittime sono state 2.996, di tutte le nazionalità del mondo.

Fin dal primo anniversario, puntualmente, quando si parla con qualcuno di questa tragedia, salta fuori la domanda: “Ma tu dov’eri quella mattina?“, oppure “cosa stavi facendo quando l’hai saputo?“. Non ricordo cosa stessi facendo quella mattina, ma ricordo che fui avvertito dall’sms di un amico che mi diceva: “Sono in macchina e sto ascoltando la radio. Dicono che l’America è sotto attacco e stanno distruggendo New York“. Quello che abbiamo fatto quasi tutti, poco dopo, è accendere la televisione. Sui televisori di tutto il mondo è apparsa l’immagine delle Torri Gemelle fumanti. È allora che c’è stato un corto circuito tra fiction e realtà. No, non era un film.

Dopo aver visto il replay dello schianto degli aerei di linea, mandato ossessivamente in loop su tutti i telegiornali, e aver assistito in diretta al crollo delle due Torri, ho pensato immediatamente a due cose. La prima è stata: la storia sta cambiando sotto i miei occhi, mentre il terrore si mescolava all’eccitazione. La seconda è stata: io ero lì, una mattina come quella, sei anni fa. Nell’estate del 1995 ho fatto un viaggio studio a New York. Visitai anche una delle due Torri. Ricordo quando alzai lo sguardo al cielo, prima di entrare, senza riuscire a scorgere la vetta del grattacielo. Ricordo il colore e l’odore della moquette dell’ingresso. Ricordo l’ascensore che mi portò al centodecimo piano causandomi un piccolissimo capogiro. Ricordo lo skyline di Manhattan e i passanti della metropoli che visti dall’alto sembravano nient’altro che formichine senza meta.

Tutto questo mi ha fatto sentire incredibilmente fortunato. Per essere stato lì, prima che tutto scomparisse, inghiottito assieme alle vite di migliaia di innocenti. E soprattutto per essere ancora vivo. La mattina dell’11 settembre 2001 era una bella giornata limpida. Il sole splendeva e il cielo era azzurro e sereno. Proprio come quella giornata del ’95 in cui facevo il turista a New York, ignaro del fatto che due anni prima Bin Laden aveva già fatto un attentato ai sotterranei delle Twin Towers.

Ma questa data non ha segnato solo indelebilmente l’inizio del terzo millennio. È stata anche uno spartiacque per la vita di ognuno di noi. Come scrive Wired, c’è un prima e un dopo 11 settembre.

Da allora è cambiata la Storia ed è cambiato lo skyline di New York, ma viviamo ancora in un’epoca di incertezze e di Terrore. Pensavamo che non ci potesse essere niente di peggio di al Qaida, ma poi è arrivato l’ISIS. Cosa possiamo imparare allora dall’11 Settembre? Non lo so. È una domanda aperta. So solo che oggi non basta essere connessi. Bisogna essere uniti. Nelle diversità.

 

 

TAG: 11 settembre, 11 settembre 2001, 9/11, New York
CAT: Storia

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