Dino
Villatico

bio

Nato a Roma nel 1941, sotto il segno del Toro, il segno di Machiavelli, di Shakespeare, Brahms, Čaijkovskij, Marx, Lenin, ma anche quello di Roma, dell'Italia e della Grecia, l'animale sacro a Dioniso. Fino ai 15 anni ha frequentato le scuole argentine a Bahía Blanca, Provincia di Buenos Aires. Sempre in Argentina ha cominciato gli [...] studi musicali, proseguiti al rientro in Italia, dove ha frequentato anche il liceo classico e poi Lettere all'Università. Ha scritto racconti, testi teatrali, romanzi ed è stato docente di storia della musica nei conservatori: dapprima ad Avellino, poi a Firenze, infine a Venezia. Ha collaborato con la Repubblica in qualità di critico musicale. Oggi continua a scrivere critica musicale e altri scritti di vario genere. Latino e greco non sono per lui lingue morte.

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Ultimi commenti

Pubblicato il 14/11/2017

in: Italia fuori dal Mondiale: il segno di una resa invincibile

E se confessassi che di questa sconfitta godo? Un popolo che ha fatto del calcio la sua bandiera si arrenderà finalmente a guardare in faccia la realtà del declino, della disfatta economica, culturale, anagrafica? la smetterà di dare credito agl'imbonitori, a destra e a sinistra? Ci credo poco, ma lo spero.

Pubblicato il 13/11/2017

in: Incomprensione della musica moderna

Ricerca del bello e del buono? Non direi.Questo vale solo per alcuni. Tasso cercava, come Manzoni, il vero, non il bello. E Sofocle la spiegazione di quell'enigma che è il destino dell'uomo. Baudelaire addirittura la rappresentazione del male, dei fiori del male che caratterizzano la vita moderna. L'idea che l'arte sia o cerchi il [...] bello è circoscritta a un'epoca determinata, che già i romantici spazzano via. L'artista africano che modella i totem o gli idoli della propria tribù non raffigura né vuole raffigurare una qualche bellezza ideale, ma lo spirito ch'egli crede racchiuso in quei feticci. Siamo noi a vederli belli. L'artista africano li vedeva significanti, veri. Il discorso è complesso. Qualsiasi atteggiamento soggettivistico, che voglia accostarsi all'arte considerando solo il proprio sentire, la fraintende. Perché, infatti, quello che sento io dovrebbe essere il senso di ciò che vedo, che ascolto? Più umilmente, dobbiamo dimenticare noi stessi, ascoltare l'opera. O ci crediamo così importanti da ritenere un'interpretazione veritiera ciò che proviamo? Ciò che proviamo riguarda solo noi, non l'opera. La quale vive e si trasforma in tutti i contatti che nel tempo subisce. L'Iliade che leggiamo adesso non è la stessa che ascoltavano i greci del VII secolo a. C. L'opera interagisce con chi vi si accosta. Ma ciò che crede di percepire e capire chi non si sforzi anche di capire che cosa agisce su di lui, e non si spoglia dunque di sé, per confrontarsi con ciò che l'opera vuole dirgli, ciò che costui percepisce è solo la propria emozione, la quale riguarda lui, e non ha quasi niente a che vedere con l'opera. E' un atto di smodata e ingiustificata superbia. Come scrive Schumann: "Mi piace, non mi piace, dice la gente. Come se non ci fosse niente di più importante da fare che piacere alla gente". Su queste idee, artisti, pensatori, si arrovellano da più di due millenni. Non sarà il brivido momentaneo di un ingenuo e istintivo individuo a modificarne la tremenda complessità.

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Pubblicato il 13/11/2017

in: Chi oggi condanna Boldrini e Grasso cosa diceva di Fini cinque anni fa?

Ahinoi! Com'è vero! Anche da questo si misura la scarsa sensibilità degli italiani al gioco democratico. E non solo da parte di esponenti delle istituzioni, bensì dal popolo tutto. Del resto, un paese che confonde la volontà di una maggioranza, qualunque essa sia, come volontà del popolo, ne ha di strada da fare per capire [...] i meccanismi della democrazia, che cosa sia il rispetto delle minoranze, e che rilievo fondamentale ricopra la separazione dei poteri legislativo ed esecutivo, da noi assai poco chiaro. com'è poco chiaro negli esponenti delle istituzioni il peso delle proprie esternazioni. Tutto questo rientra, mi sembra, in un cultura attenta più alle prescrizioni, e ai ruoli di appartenenza. che alla resposabilità dei propri comportamenti sia pubblici sia privati. O mi sbaglio?

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Pubblicato il 10/11/2017

in: Non si uccidono così anche i talenti?

Tutto vero. Siamo un paese dove tutto sempra fuggitivo. Mica solo a teatro. E la musica? che senso ha una nuova musica suonata una sola volta, la prima, e dopo il silenzio? che senso ha tanto rumore per un premio letterario che da anni sforna solo libri banali e illeggibili? Non che i bravi scrittosi [...] non riescano a vedere l'approdo, ma appena giunti nell cinquina finale, i brogliacci illeggibili li scansano, li fanno fuori. Sul cinema poi stendiamo un velo. Se uno vuole vedere un film che a Toronto, a Cannes, a Berlino è piaciuto, decve cercarlo nelle sale deputate ai film scartati dalla grande distribuzione. Quale la loro colpa? Che non sono né italiani né americani e non hanno attotri di grido. Un film serbo, iraniano, indiano, nigeriano? Per carità, la gente non vuole vederli. Ma che ne sanno che cosa vuole vedere la gente? O meglio, vogliano che vedano solo i film che vogliono far vedere. Pazienza, siamo il popolo dei treni persi.

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Pubblicato il 09/11/2017

in: Gli arresti a furor di popolo non ci piacciono: neanche per Spada

E certo che esistono le zone franche! Il Parlamento in parte è una di queste, mentre dovrebbe essere il luogo in cui si attua la democrazia - non importa se parlamentare o diretta, nel qual caso sarebbe un'assemblea. Il fatto è che ormai la lotta politica in Italia non segue i problemi del paese, ma [...] annusa dove tira il vento. Si accusano quelli del M5S di essere campioni di questo. Ma non sono i soli, sono in buona compagnia. Tutti i partiti, senza dichiararlo apertamente, lo fanno già da tempo. In questo clima, un rinnovamento del paese lo vedo improbabile. C'è una scena, nel Coriolano di Shakespeare che sembra la rappresentazione di come funzionano la politica, e la democrazia, in Italia. E' quella in cui Coriolano chiede ai cittadini romani, uno per uno, di votarlo. Mi fermo qui. Leggetela. E' assai istruttiva.

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