Paolo
Gubitta

bio

Sono professore ordinario di Organizzazione aziendale, Imprenditorialità e Family business all'Università di Padova e direttore scientifico dell'Area Imprenditorialità di CUOA Business School. Studio chi lavora e rischia. Ho trascorso periodi di ricerca e didattica in varie Università tra Inghilterra (Manchester Metropolitan), Stati Uniti (Michigan-Dearborn), Svizzera (Lugano), Cina (Liaoning e Guangzhou), Israele (Tel Aviv).

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Ultimi commenti

Pubblicato il 19/09/2017

in: Tutte le Università che servono all’Italia

Caro Andrea, a me pare che la domanda di formazione universitaria, come del resto quella di formazione media superiore, sia segmentata. Se questo è vero, allora un'offerta altrettanto segmentata può soddisfare le esigenze dei vari segmenti, con benefici effetti per tutti. L'esempio che ho riportato (che si deve a Karl Weick) è una metafora che [...] descrive proprio il caso delle organizzazioni scolastiche, concepite come sistemi a legame debole, in cui i vari sotto-sistemi che le compongono possono funzionare in modo "relativamente" indipendente, possono sperimentare innovazioni senza che gli effetti si trasmettano immediatamente all'intero sistema, riescono ad adattarsi a circostanze specifiche in modo rapido e puntuale, e così via. A me pare che questa metafora si possa applicare anche alle Università, in cui convivono diversi sotto-sistemi e, in particolare, due: la didattica e la ricerca. Tra i due estremi "Teaching" e "Research" (che portano agli effetti indesiderati che tu indichi), ci sono varie situazioni intermedie, che si possono "promuovere" attraverso meccanismi di incentivazione (cioè di finanziamento) coerenti e collegati alle performance dei vari sotto-sistemi di cui un Ateneo si compone e che si sforza di valorizzare. Il punto che alcuni Rettori hanno sottolineato in questi giorni è il disallineamento tra i criteri sottesi al meccanismo di finanziamento e gli obiettivi di performance. L'esempio di Weick ci dice che nei sistemi a legami deboli (o connessioni lasche che dir si voglia) tutti riescono a "vincere" e, quindi, non ci sono perdenti (qualcuno è eccellente nelle didattica e sufficiente nella ricerca mentre qualcun altro è sufficiente nella didattica ed eccellente nella ricerca; ma tutti hanno la possibilità di essere "premiati" in modo coerente per quello che sanno fare. La condizione affinchè il sistema funzioni (e non si trasformi in caos) è avere leader illuminati e capaci di gestire le connessioni lasche! Magari ne riparleremo! Ciao

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Pubblicato il 19/09/2017

in: Tutte le Università che servono all’Italia

Caro Andrea, a me pare che la domanda di formazione universitaria, come del resto quella di formazione media superiore, sia segmentata. Se questo è vero, allora un'offerta altrettanto segmentata può soddisfare le esigenze dei vari segmenti, con benefici effetti per tutti. L'esempio che ho riportato (che si deve a Karl Weick) è una metafora che descrive [...] proprio il caso delle organizzazioni scolastiche, concepite come sistemi a legame debole, in cui i vari sotto-sistemi che le compongono possono funzionare in modo "relativamente" indipendente, possono sperimentare innovazioni senza che gli effetti si trasmettano immediatamente all'intero sistema, riescono ad adattarsi a circostanze specifiche in modo rapido e puntuale, e così via. A me pare che questa metafora si possa applicare anche alle Università, in cui convivono diversi sotto-sistemi e, in particolare, due: la didattica e la ricerca. Tra i due estremi "Teaching" e "Research" (che portano agli effetti indesiderati che tu indichi), ci sono varie situazioni intermedie, che si possono "promuovere" attraverso meccanismi di incentivazione (cioè di finanziamento) coerenti e collegati alle performance dei vari sotto-sistemi di cui un Ateneo si compone e che si sforza di valorizzare. Il punto che alcuni Rettori hanno sottolineato in questi giorni è il disallineamento tra i criteri sottesi al meccanismo di finanziamento e gli obiettivi di performance. L'esempio di Weick ci dice che nei sistemi a legami deboli (o connessioni lasche che dir si voglia) tutti riescono a "vincere" e, quindi, non ci sono perdenti (qualcuno è eccellente nelle didattica e sufficiente nella ricerca mentre qualcun altro è sufficiente nella didattica ed eccellente nella ricerca; ma tutti hanno la possibilità di essere "premiati" in modo coerente per quello che sanno fare. La condizione affinchè il sistema funzioni (e non si trasformi in caos) è avere leader illuminati e capaci di gestire le connessioni lasche! Magari ne riparleremo! Ciao

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