Ugo
Rosa

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Mi esaurisco in sette lettere e a dire come mi chiamo non ci vuole niente: Ugo Rosa. E’ meno sbrigativo, invece, definire quello che faccio. Dopo aver fatto per anni, senza risultati di una qualche rilevanza economica, il mestiere di quello che prova a fare il mestiere di architetto (attività creativa tipicamente italiana) qualcuno ha cominciato a [...] dire in giro che io sarei “un critico” e questo suona già come un necrologio. Il prossimo passo perciò sarebbe l’epigrafe tombale che però risulta pure di difficile composizione: dovrebbe infatti stare più o meno a metà strada tra l’epitaffio del distratto (“Perse la vita”) e quello dell’esploratore (“Trovò la morte”).

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Ultimi commenti

Pubblicato il 04/07/2017

in: Ce la farete tutti

Mi pare abbastanza evidente che il mio pezzo non fosse certo scritto in lode del mercato...quanto a Vasco, francamente, credo che sia sempre stato, in fondo, perso dentro ai fatti suoi...:-) prima di lui, qui in Italia, ci sono stati Demetrio Stratos e gli Area, gli Stormy Six (di cui non si ricorda più nessuno)...e [...] altri ancora (un Claudio Rocchi o un Lolli o perfino un Eugenio Finardi...) mentre Rossi sognava solo di andare a Sanremo (cosa poi regolarmente successa): altro che trasgressione...la sua è sempre stata, mi sembra, una trasgressione per tutte le tasche, una trasgressione (appunto) a buon "mercato"...:-)

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Pubblicato il 03/07/2017

in: Ce la farete tutti

..a giudicare dagli insulti il mio post precedente su Vasco Rossi è stato un successone. Sono stato definito: Inutile, Riduttivo, Superficiale, Rosicone, Snob (con variante “Stupidamente Snob” S.S.) Invidioso, Anaffettivo, Idiota. Non sono neppure sicuro che gli elogi siano terminati (mancano per esempio “Buonista” e “Radical Chic”, anche se quest’ultimo, forse, potrei accorparlo allo “Stupido [...] Snob”) per cui lascio spazio alla vostra fantasia: aggiungeteci quel che volete e facciamo buon peso. Non sono un masochista ma devo ammettere che la cosa mi ha divertito perché la prima frase del mio mio pezzo era molto vicina a una lode: “Vasco Rossi è un cantautore di medio livello” Riferendoci solo al panorama italiano (e solo ai cantautori viventi) ciò vuol dire che, in una scala di riferimento dove 10 è il Paolo Conte di “Paris Milonga” e 0 è il Pupo di “Gelato al cioccolato” Vasco Rossi sta a 5. Ma, dico, vi pare poco? Perciò aggiungevo, nella frase successiva, che Rossi è “enormemente sopravvalutato”. Evidentemente, per i suoi fans, va collocato tra Gershwin e Cole Porter (sempre che sappiano chi è George Gershwin e chi è Cole Porter e sempre che non trovino irriverente che io abbia osato paragonarlo a loro). Ma i songwriters di primo livello, carissimi, hanno un nome e un cognome. Si chiamano: Jacques Brel, George Brassens, Tom Jobim, Joni Mitchell, James Taylor, Tom Waits...ma veramente pensate che Vasco Rossi abbia mai concepito qualcosa che possa stare a quel livello? Ma dove cazzo le avete le orecchie, nel buco del culo? Facendo così, rendetevi conto, devastate l’oggetto della vostra adorazione e non gli rendete affatto un servizio, anzi lo mettete in una situazione imbarazzante e ridicola. Poi naturalmente nella vita succede spesso che una canzone, anche banale, per noi significhi moltissimo e che non la cambieremmo con nessun’altra e per nessuna ragione al mondo. E questo va benissimo. Ma, semplicemente, è un altro discorso. Comunque intanto mi godo gli insulti

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Pubblicato il 28/06/2017

in: Il Ponte di Luciano a Barbiana

Le devo dare, amicocaro, una notizia sconvolgente: l’odio e l’amore c’entrano sempre. Può usare, se preferisce, dei termini di grado inferiore (simpatia vs antipatia, attrazione vs repulsione, accordo vs disaccordo ecc.) ma quei due vecchi sporcaccioni finiscono sempre per trovare il modo di ficcarsi dentro tutto ciò che si dice e si scrive e di palpeggiarsi [...] a vicenda. Stanno perfino, pensi, dentro ciò che dicono e scrivono i filistei. Anche quando lei si fa il bidè (mi permetta, amicocaro, questa escursione nel personalissimo mondo della sua igiene intima) prova simpatia (tenerezza? affetto? trasporto?) per i suoi coglioni. E fa bene. Se non la provasse sarebbero dolori. Amicocaro. Ma le spiego perché il suo testo (chiamiamolo così) su la “Lettera a una professoressa” è peggiore di quel che sembra ed è perfino più irritante per la mediocrità linguistica con cui è redatto (che in sé susciterebbe solidarietà e umana simpatia). Lo dico, per citarla, “con il rispetto che si deve ai morti”. Anche lei, come il professor Tomasin, presume infatti di rileggere la “lettera a una professoressa” senza averla, previamente, letta. La sua è una fu-rilettura. Una rilettura che nasce defunta. E naturalmente lei rilegge male. Ma, prima ancora che rileggere male, lei rilegge con l’intenzione (ideologica?) di farlo peggio che può. Prendiamo, a puro titolo di esempio, la solita affermazione, banale e falsa nello stesso tempo, per cui “L’obiettivo dichiarato della Lettera era la critica della scuola che bocciava e respingeva”. Non posso che rimandarla a ri-rileggere ciò che non ha letto (e che naturalmente continuerà a non leggere) e cito, se mi permette, quello che ho già scritto a proposito di Tomasin, filologo che, come lei, non legge ciò di cui scrive “...bastava aver letto il titolo della seconda parte di quel libro (“Alle superiori bocciate pure, ma…”) per non scrivere questa sciocchezza e bastava aver letto fino a pagina 111 della prima edizione (Firenze, 1967) dove, in un capitolo intitolato addirittura “Selezione doverosa” (!) è scritto: “Il problema (nelle scuole di grado superiore) si presenta tutto diverso da quello della scuola dell’obbligo. Là ognuno ha un diritto profondo di essere fatto uguale. Qui invece si tratta di abilitazioni. Si costruiscono cittadini specializzati al servizio degli altri. Si vogliono sicuri. Per le patenti siate severi. Non vogliamo essere falciati per le strade. Lo stesso per il farmacista, per il medico, per l’ingegnere. Ma non bocciate l’autista perché non sa la matematica…”. Tutto qui. Anche lei, dunque, proprio come Tomasin, scrive il falso oppure non capisce ciò di cui scrive. Scelga lei. Ma continuare a rilevare le banalità, le imprecisioni, le scorrettezze delle sue “citazioni” mi annoia mortalmente: sono, come dicevo, scritte male ma pensate anche peggio. Esse derivano però, voglio credere, da una antipatia (chiamiamola così per non usare la parolina “odio” che a quanto pare la fa saltare sulla seggetta) per Lorenzo Milani e per la scuola di Barbiana che deve averle ottenebrato qualsiasi capacità di lettura. La capisco, per cui mi fermo qui. Amicocaro. p.s. ...mi fermo, naturalmente, se anche lei si ferma. In caso contrario, però, la prego di entrare in comunicazione, almeno, con la tastiera del suo computer. Non perché m’importi qualcosa della sua ortografia ma solo perché pigiare sui tasti giusti può essere perfino d’aiuto per pensare la parole giuste. O almeno per provarci.

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Pubblicato il 27/06/2017

in: Il Ponte di Luciano a Barbiana

...ah dimenticavo...non sono solo i fascisti (vecchi e nuovi) ad odiarlo....grazie al cielo lo odiano anche i filistei: quelli delle letture "senza prevenzioni ideologiche" e del "rispetto che in ogni caso si deve ai morti".

Pubblicato il 07/03/2017

in: Un filologo che non legge

Gentile Lorenzo Tomasin, devo darle una delusione, non ho fatto altro che collazionare due citazioni. Una sua, che dà per certo che la scuola immaginata da don Milani abolisca il concetto di bocciatura (“OGNI bocciatura”) ed una dei ragazzi di Barbiana che purtroppo la smentisce clamorosamente. Di gratuito, dunque, c'è solo la sua reazione che, piuttosto [...] maldestramente (ma non gliene faccio colpa, lei, tra giornalismo e attività accademica, sarà molto impegnato) tira l'argomentazione come l'elastico di una mutanda, lenta di gamba, nel tentativo di nascondere quello che non si può nascondere e riparare l'irreparabile. Non c'entrano dunque, mi creda, gli “integralismi” e non c'entrano “i principi variamente giudicati e giudicabili”; c'entra solo una stupidaggine (preferisce che la definisca “una falsità”?) che lei, malauguratamente, ha messo nero su bianco. Perchè lo ha fatto? Non lo so e non mi interessa. Ma, se devo essere sincero, non credo in un incidente. Rilevo infatti che alla sua attitudine nel fornire a chi non la pensa come lei patenti d'odio e di violenza non fa riscontro un'uguale propensione a prendere atto dell'odio e della violenza che, ghette e marsina, se ne vanno a spasso col manganello tra le sue righe. Per questo (a proposito di “umanità”) si permette di additare come odianti, invidiosi, maleducati e potenzialmente violenti quelli che semplicemente non godono dei privilegi di cui gode lei e, non avendo il microfono, alzano un po' la voce dal fondo della sala. Ma questo è normale, la prima caratteristica del privilegio è proprio quella di non riconoscersi come tale: ne va della sua sopravvivenza e, cosa non trascurabile, della buona coscienza del privilegiato. Inoltre si tratta di uno sport tra i più praticati in questo paese, in quanto esercitabile dal divano del salotto buono; ma, anche se la concorrenza è tanta, la predisposizione a lei non manca: può sperare in ottimi risultati e (a proposito di “meritocrazia”...) ciò che gliene verrà sarà senza dubbio meritatissimo. Quanto ai ceffoni di Lorenzo Milani mi faccia, se può, una cortesia filologica. Non li presenti come le manesche escandescenze di un individuo propenso alla violenza fisica, e non ne faccia una rivelazione sussurrata per solleticare la pruderie dei suoi simili. Vada piuttosto a leggersi (o rileggersi, come dice lei) la Lettera a pag. 82-83, titolo “Medievali siete voi”: “Noi per i casi estremi s'adopera anche la frusta. Non faccia la schizzinosa e lasci stare le teorie dei pedagogisti, Se vuol la frusta gliela porto io, ma butti giù la penna dal registro. La sua penna lascia il segno per un anno. La frusta il giorno dopo non si conosce più. Gianni per quella sua penna “moderna” e perbenino non leggerà mai un libro in vita sua. Non saprà mai scrivere una lettera decente. Un castigo sproporzionato e crudele”. Mi saluti tanto l'Umanità e la Buona Educazione ur

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