Ugo
Rosa

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Mi esaurisco in sette lettere e a dire come mi chiamo non ci vuole niente: Ugo Rosa. E’ meno sbrigativo, invece, definire quello che faccio. Dopo aver fatto per anni, senza risultati di una qualche rilevanza economica, il mestiere di quello che prova a fare il mestiere di architetto (attività creativa tipicamente italiana) qualcuno ha cominciato a [...] dire in giro che io sarei “un critico” e questo suona già come un necrologio. Il prossimo passo perciò sarebbe l’epigrafe tombale che però risulta pure di difficile composizione: dovrebbe infatti stare più o meno a metà strada tra l’epitaffio del distratto (“Perse la vita”) e quello dell’esploratore (“Trovò la morte”).

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Ultimi commenti

Pubblicato il 07/03/2017

in: Un filologo che non legge

Gentile Lorenzo Tomasin, devo darle una delusione, non ho fatto altro che collazionare due citazioni. Una sua, che dà per certo che la scuola immaginata da don Milani abolisca il concetto di bocciatura (“OGNI bocciatura”) ed una dei ragazzi di Barbiana che purtroppo la smentisce clamorosamente. Di gratuito, dunque, c'è solo la sua reazione che, piuttosto [...] maldestramente (ma non gliene faccio colpa, lei, tra giornalismo e attività accademica, sarà molto impegnato) tira l'argomentazione come l'elastico di una mutanda, lenta di gamba, nel tentativo di nascondere quello che non si può nascondere e riparare l'irreparabile. Non c'entrano dunque, mi creda, gli “integralismi” e non c'entrano “i principi variamente giudicati e giudicabili”; c'entra solo una stupidaggine (preferisce che la definisca “una falsità”?) che lei, malauguratamente, ha messo nero su bianco. Perchè lo ha fatto? Non lo so e non mi interessa. Ma, se devo essere sincero, non credo in un incidente. Rilevo infatti che alla sua attitudine nel fornire a chi non la pensa come lei patenti d'odio e di violenza non fa riscontro un'uguale propensione a prendere atto dell'odio e della violenza che, ghette e marsina, se ne vanno a spasso col manganello tra le sue righe. Per questo (a proposito di “umanità”) si permette di additare come odianti, invidiosi, maleducati e potenzialmente violenti quelli che semplicemente non godono dei privilegi di cui gode lei e, non avendo il microfono, alzano un po' la voce dal fondo della sala. Ma questo è normale, la prima caratteristica del privilegio è proprio quella di non riconoscersi come tale: ne va della sua sopravvivenza e, cosa non trascurabile, della buona coscienza del privilegiato. Inoltre si tratta di uno sport tra i più praticati in questo paese, in quanto esercitabile dal divano del salotto buono; ma, anche se la concorrenza è tanta, la predisposizione a lei non manca: può sperare in ottimi risultati e (a proposito di “meritocrazia”...) ciò che gliene verrà sarà senza dubbio meritatissimo. Quanto ai ceffoni di Lorenzo Milani mi faccia, se può, una cortesia filologica. Non li presenti come le manesche escandescenze di un individuo propenso alla violenza fisica, e non ne faccia una rivelazione sussurrata per solleticare la pruderie dei suoi simili. Vada piuttosto a leggersi (o rileggersi, come dice lei) la Lettera a pag. 82-83, titolo “Medievali siete voi”: “Noi per i casi estremi s'adopera anche la frusta. Non faccia la schizzinosa e lasci stare le teorie dei pedagogisti, Se vuol la frusta gliela porto io, ma butti giù la penna dal registro. La sua penna lascia il segno per un anno. La frusta il giorno dopo non si conosce più. Gianni per quella sua penna “moderna” e perbenino non leggerà mai un libro in vita sua. Non saprà mai scrivere una lettera decente. Un castigo sproporzionato e crudele”. Mi saluti tanto l'Umanità e la Buona Educazione ur

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Pubblicato il 24/02/2017

in: Stato di natura

Duilio Aldani, due consigli: 1) Lascia perdere il “noi” che ancora non sei papa. 2) Non leggere quello che scrivo: mi faresti un grande piacere. Intuisco infatti che sei della stessa pasta di Asinolfi e che, di conseguenza, leggere è per te del tutto inutile.

Pubblicato il 15/02/2017

in: Trump on the left

Che lei, signor Silvio Righini, si permetta (senza alcuna pezza d'appoggio) di accusare me di malafede invece che (come sarebbe più sensato) di semplice Lesa Maestà è, questo sì, un fulgido esempio di propaganda e, mi scusi, probabile imbecillità.

Pubblicato il 13/02/2017

in: La finzione egualitaria

...tanto per cominciare: https://it.wikipedia.org/wiki/Imposta_sui_ricchi e poi proseguire su questa strada...

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