Ugo
Rosa

bio

Mi esaurisco in sette lettere e a dire come mi chiamo non ci vuole niente: Ugo Rosa. E’ meno sbrigativo, invece, definire quello che faccio. Dopo aver fatto per anni, senza risultati di una qualche rilevanza economica, il mestiere di quello che prova a fare il mestiere di architetto (attività creativa tipicamente italiana) qualcuno ha cominciato a [...] dire in giro che io sarei “un critico” e questo suona già come un necrologio. Il prossimo passo perciò sarebbe l’epigrafe tombale che però risulta pure di difficile composizione: dovrebbe infatti stare più o meno a metà strada tra l’epitaffio del distratto (“Perse la vita”) e quello dell’esploratore (“Trovò la morte”).

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Ultimi commenti

Pubblicato il 20/11/2017

in: San Michele Serra protettore dell'antimafia

E' una sciocchezza. La mafia come la intendiamo oggi è consustanziale al libero mercato e senza di esso non avrebbe alcun senso. Quella che intende lei è folklore per turisti imbecilli: robaccia da Beati Paoli.

Pubblicato il 02/11/2017

in: Sebben che siamo donne...(2)

Grazie! Ma vede, signora Bianchi, per quanto attenersi alla propria “destra” e “sinistra” sia, nel buio delle astrazioni, un metodo di orientamento, se apre le imposte e lascia entrare un po’ di luce capirà che non è l’unico e, tanto meno, il più efficace.

Pubblicato il 01/11/2017

in: Sebben che siamo donne...(2)

Non stavo "cercando di dire" se non quello che ho detto e tu cosa stavi cercando di capire, oltre a quello che non hai capito?

Pubblicato il 07/10/2017

in: Consumo (in)consapevole

Esistono due malattie epidemiche in Italia. Una è il benaltrismo. L'altra è il dunquismo. Ambedue sono mortali per l'intelligenza. :-)

Pubblicato il 22/09/2017

in: Figure del ridicolo

“L'ornamento di termini ricercati, a volte incompatibile con il resto del periodo sintattico, non restituisce il senso di un discorso basato meramente sulla critica scevra di proposte.” Minchia! Andrea Derasmo, me lo deve dire assolutamente: chi le ha insegnato a scrivere in questo modo, il trombettiere di D’Annunzio? O il suo lavacessi? Chiunque sia stato devo darle atto [...] che l’allievo ha superato il maestro. Trombe o cessi che siano il povero Duilio Aldani, pur essendo una scassaminchia professionale di tutto rispetto, non può in alcun modo competere. Spiacente ma il talento è talento: tu però, Duilio Aldani, non ti arrendere, provaci ancora!

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