Trump on the left

:
4 Febbraio 2017

Trovo comico, tragico e purtroppo prevedibile il modo in cui in questo Paese è stato accolto il fenomeno Trump. A braghe calate, ancor più che a braccia aperte. Il fascino che questo fanfarone incanaglito esercita (diffusamente a destra, selettivamente, ma non sporadicamente, a sinistra) non può sorprendere, infatti, chi qui è nato e vive. Al contrario di quel che molti pensano l’Italia non è stata, nel corso degli ultimi decenni, il “fanalino di coda” della politica occidentale. Ha costituito invece uno straordinario laboratorio politico d’avanguardia, nel quale sono state sperimentate formule di amministrazione del dominio che oggi trovano applicazione in situazioni economicamente più avanzate. All’Italia spetta il copyright di Donald Trump, è un fatto: la sua matrice si chiama Silvio Berlusconi. Che questo sia un magnate dei mass-media e quello invece debba la sua fortuna ad altro non è rilevante. Il fattore decisivo infatti non è di tipo meramente proprietario (è stato proprio il puntare esclusivamente su questo, anzi, a rendere inefficaci gli strumenti di contrasto al berlusconismo distogliendo l’attenzione dalla sua reale, trasversale, incidenza). Che Trump non possieda direttamente i media e anzi li abbia, in gran parte, schierati contro, non significa affatto, perciò, che essi possano causargli problemi. Al contrario. Proprio dalla sua ostentata contrapposizione ai media, egli attinge rilevanza mediatica ed è per lui fondamentale che lo attacchino perchè da ogni attacco trae vantaggio; come Anteo ne traeva dal contatto con la terra. E proprio come Anteo, essendone il figlio, non aveva alcuna necessità di essere anche il padrone di Gea, a Trump non serve essere padrone dei media. Ne è il figlio, e non certo da oggi. Il rilevamento del pericolo costituito da Trump, è dunque del tutto fuori portata per una sinistra immobile su una concezione premediatica della realta. La pericolosità di Trump non va misurata sul terreno classico dello scontro politico (con paragoni ottusi, improponibili e fondamentalmente ridicoli tra lui e Obama o tra lui e la Clinton) ma sul terreno della potenza mediatica; terreno sul quale la sua forza è destinata, è bene rassegnarsi, a crescere esponenzialmente. Con esiti ancora non prevedibili ma prevedibilmente formidabili. Affermare dunque che “Trump è meno pericoloso della Clinton” è solo l’effetto di una miopia che non fa vedere oltre il proprio naso e porta a scambiare la montatura delle lenti che ci stanno sopra per il mondo reale. Ma è anche (siamo in Italia e non dobbiamo dimenticare mai il dannunzianesimo strisciante che da sempre ammorba questa nazione) frutto dell’abituale incantamento di quella che una volta si definiva “piccola borghesia” (e oggi è diventata “popolo”) per ogni bulletto che ostenti virilismo: si chiami Berlusconi, Grillo, Renzi, Salvini o Donald Trump.

TAG: Donald Trump
CAT: America

3 Commenti

Devi fare per commentare, è semplice e veloce.

  1. silvius 4 anni fa

    L’articolo è interessante. Io non sono un simpatizzante sfegatato di Renzi, ma mi domando con quale coraggio lei paragoni Renzi con gli altri personaggi della lista i quali, più che bulli, sono dei veri teppisti. Il Suo articolo diventa propaganda nell’ultima riga.

    Rispondi 0 0
  2. silvius 4 anni fa

    … propaganda e, mi scusi, probabile malafede.

    Rispondi 0 0
  3. ugo-rosa 4 anni fa

    Che lei, signor Silvio Righini, si permetta (senza alcuna pezza d’appoggio) di accusare me di malafede invece che (come sarebbe più sensato) di semplice Lesa Maestà è, questo sì, un fulgido esempio di propaganda e, mi scusi, probabile imbecillità.

    Rispondi 0 0
CARICAMENTO...