TEXAS, QUANDO LA POLIZIA AMMANETTA I BAMBINI NERI (IN PISCINA)

:
9 Giugno 2015

Una festa in piscina per adolescenti aperta a tutti. Bianchi e neri. Il caldo di un’ estate precoce.

Una donna bianca, secondo le testimonianze senza motivo, inizia il suo piccolo show facendo commenti razzisti sui ragazzini di colore.

“Non ti vergogni di prendertela con dei ragazzini per il colore della pelle?”, le fa notare una ragazza nera.

“Zitta tu, puttana!”, ha risposto la donna bianca colpendola al volto.

Parapiglia tra le due donne. Qualcuno chiama la polizia.

I tutori dell’ordine vanno a caccia del colpevole. Chi è stato? Chi ha cominciato? Chi, se non loro?! Sono stati i negri a far casino. Prendeteli! Quelli corrono veloce!

Così, adolescenti in costume vengono ammanettati e messi a riposo sull’erba.

 

on the grass 2

Come accade nella realtà di questi giorni infelici, spesso qualcosa non torna. Sfugge il collegamento logico tra il bambino occhialuto che chiama il poliziotto “sir, signore” e il poliziotto che invece urla “get these motherfuckers, prendete questi figli di puttana!”

Allora, viene spontaneo chiedersi perché.

Perché cambiano i tempi e i governi ma, come nel meraviglioso “Il buio oltre la siepe” della Lee, è sempre il nero quello che paga? Fa più paura dietro ai cespugli e in questo caso anche in costume da bagno? Costumi troppo osè per le signorine, occhiali troppo in vista per i signorini? Affari di decoro pubblico? Mah. Forse anch’essi saranno figli di contadini, direbbe Pasolini, ma il razzismo ha tante forme e la sua applicazione pure, anche quando si è in costume di bagno.

Un uomo è un uomo però, anche se indossa una divisa: al minuto 3.04 del video diffuso in rete da uno dei presenti, l’agente Smith (nome di fantasia) prende per i capelli una ragazzina colpevole di essergli sfuggita. Le sue belle trecce rovinano a terra, un capannello di fascinorosi quattordicenni gli si fa intorno a debita distanza. Bisogna far qualcosa. Sparare magari. E’ un attimo: è il secondo dodici del minuto terzo quando l’agente Smith tira fuori la pistola d’ordinanza e fa per inseguire il gruppo, prima di essere fermato dal buon senso nelle persone degli agenti Kerry Carl e Ferlinghetti Dan (altri nomi di fantasia).

 

 

Sono immagini che fanno male.

Non sono bastati i fatti di Baltimora, Ferguson, Tamir Rice e tanti altri, colpevoli solo di avere una pelle un po’ troppo abbronzata, come diceva l’ex deus ex machina del bipolarismo italiano. A oggi la militarizzazione della polizia è un problema all’ordine del giorno in molte parti degli Stati Uniti, all’attenzione del Presidente Obama e del Congresso tutto. Eppure, il vecchio copione va sempre in scena.

Lo scorso mercoledì, in un circolino alla periferia di Berkeley, proiettavano Punishment Park , di Peter Watkins: si era nel 1971 e c’era Nixon al potere, la guerra del Vietnam in corso. Un gruppo di attivisti viene condannato a passare tre giorni in un deserto della Southern California, onde essere rieducati al quieto vivere della classe media. Moriranno chi di stenti chi soprattutto ucciso dalla polizia prima di poter raggiungere l’agognata meta, una bandiera americana a ventisette miglia di distanza dalla partenza.

Il parco rieducativo, in realtà, era un campo di addestramento per la polizia: elementi e prova pratica di balistica il programma.

Uscendo, nella pacifica diversità di South Berkeley, ho avuto l’impressione che il tempo si fosse fermato. Che la violenza, in questo grande e complesso paese, è altrettanto grande e complessa perché tocca tutti ma qualcuno più di altri. E’ stata una brutta sensazione. L’ennesima.

Mi sono chiesto se in una situazione simile anch’io, ammanettato sull’erba, avrei chiamato il poliziotto “sir”. Mi sono risposto che forse non sarei finito sull’erba perché lì a Mc Kinney, Texas, avrei avuto un enorme e assurdo privilegio.

Quello di essere bianco.

Photo: Gordon Park, Outside Looking In, Mobile, Alabama, 1956. Thanks to Gordon Park Foundation.

 

 

 

 

TAG: afroamericani, giovani, legalità, polizia, razzismo, Stati Uniti
CAT: America, discriminazioni

Nessun commento

Devi fare per commentare, è semplice e veloce.

CARICAMENTO...