L’importanza dello scaffale nella politica internazionale

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27 gennaio 2019

Ci sono delle foto che, in questi giorni, impazzano sul web. Si riferiscono alla situazione venezuelana e mostrano gli scaffali semivuoti di un supermercato: “Ecco com’è ridotto il Venezuela! Libertà per il popolo venezuelano!” recitano le didascalie. La libertà come merce da scaffale. Manca il cartellino del prezzo solo perché è uguale a quello del petrolio. Le cose però sembrano essersi messe bene dopo che perfino l’Unione Europea è scesa coraggiosamente in campo con un clamoroso endorsement per il primo presidente autoeletto della storia delle democrazie occidentali e con un minaccioso ultimatum verso uno stato sovrano che appena un anno fa ne aveva eletto un altro (in modo giudicato regolarissimo da commissioni d’indagine internazionali). Quando Maduro se ne sarà andato a godersi la pensione e il destino degli Stati Uniti d’America sarà di nuovo MANIFESTO (come fu e dovrà essere per i secoli dei secoli) potremo finalmente tirare un sospiro di sollievo e congratularci. Prima di tutto con Matteo Salvini, che sa sempre da che parte stare, ma anche, perché no, con quei coglioni del M5S che da che parte stare non lo sanno mai ma si adeguano. Poi con le signore che, l’altro ieri, battevano le mani a Juan Guaidò, finalmente libere di acquistare sotto casa le loro borse Prada e le scarpe Dolce e Gabbana. Né mancheremo di esprimere i nostri rallegramenti ai loro mariti, cui le organizzazioni di mutuo soccorso internazionale faranno pervenire rolex e altri generi di primissima necessità. Ci complimenteremo anche con quei poveracci con le pezze al culo che hanno sostenuto Juan Guaidò, pur non avendo, contrariamente alle signore e ai consorti, alcun motivo per farlo. Domani si sveglieranno senza le pezze al culo perché non ci avranno nemmeno i pantaloni. E come dimenticare The Donald che avrà il suo petrolio a prezzi di realizzo, lo stesso Juan Guaidò, che verrà messo nel posto in cui, secondo l’ordine naturale delle cose, devono stare tutti i Juan Guaidò fin dalla notte dei tempi e Jair Bolsonaro che potrà sperare nel Nobel per la pace, magari ex aequo con l’amichetto di prima? Felicitazioni a tutti. Ma dopo esserci congratulati con tutto il cucuzzaro appenderemo alla parete una foto degli scaffali al tempo del genio del male ed una ai tempi dei paladini del bene.
Scaffale vuoto = popolo oppresso.
Scaffale pieno = popolo libero.
E potremo abbandonarci alla disinteressata contemplazione estetica della merda in cui affoga questo pianeta. Perché dopo esserci indignati così tanto per lo scaffale vuoto a chi mai rimarrà una briciola di indignazione per il fatto che solo un venezuelano su cento sarà, in futuro, in grado di acquistare quelle merci che il mercato, nella sua infinita bontà, gli mette così generosamente a disposizione? L’importante è che vi sia la libertà, per chi può permetterselo, di acquistare ciò che vuole. Gli altri non potranno riempire i carrelli ma saranno liberissimi di riempirsi gli occhi. E tutto il mondo ritornerà paese. Che bello!

TAG: Cultura, giornalismo, lega nord, m5s, politica, Unione europea
CAT: America, Media

3 Commenti

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  1. andrea-lenzi 3 settimane fa
    Digressione catastrofista: in futuro la sovrappopolazione sarà tale che la povertà sarà la norma, con tutti i problemi che ne conseguono; non è questione di se, ma di quando
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  2. andrea-lenzi 3 settimane fa
    L'articolo è incompleto: "il primo presidente autoeletto della storia delle democrazie occidentali" A VALLE DI UN LEGITTIMO PERCORSO GIURIDICO ED ISTITUZIONALE. Se voglio faziosità, allora me ne vado sul blog dei 5stelle, mentre qui mi aspetto analisi obiettive e considerazioni profonde
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  3. ugo-rosa 3 settimane fa
    Scrivere che un presidente possa autoeleggersi “A VALLE DI UN LEGITTIMO PERCORSO GIURIDICO E ISTITUZIONALE” (e permettersi, nella stessa sede in cui si scrive questa bestialità, di dire “fazioso” a un altro...) sarebbe da scompisciarsi dalle risate se non testimoniasse impietosamente lo stato stomachevole del linguaggio corrente e l’imbarbarimento del pensiero (anzi: dell'immaginario) politico di questa povera nazione.
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