Lucie Boissenin, la giovane studiosa francese con la passione per l’Irpinia

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30 Luglio 2020

Lucie Boissenin è una giovane dottoranda in Architettura presso l’Università di Grenoble. Il mio primo contatto con lei e con il suo lavoro è avvenuto tramite i social, per una passione in comune che è quella per l’Irpinia che non ti aspetti. Piena di verde, di tesori ancora poco valorizzati, di chiese e di manieri la cui storia si perde nella notte dei tempi. Di tradizioni disparate e bellissime.

Abbiamo poi deciso di effettuare un collegamento via Skype per fare questa intervista ed ho trovato una persona estremamente gradevole e gentile, di spiccata intelligenza e grande simpatia. Non mi meraviglia, quindi, l’affetto di cui è stata circondata durante la sua permanenza in Irpinia. Terra di cui parla con un grande affetto, con passione e ardore. Sulla quale ha svolto degli studi di grande spessore e interesse che, da soli, già la dovrebbero annoverare tra gli abitanti di questa terra dalle mille inaspettate sfaccettature (tramite, che so, una cittadinanza onoraria), oppure come professionista inquadrata in modo stabile al servizio della collettività. Perché se c’è gente che va via dall’Irpinia, come dal resto del Sud Italia, per mancanza di prospettive e per quell’atavica rassegnazione che porta anche i giovani del posto a pensare che, tanto, non cambierà mai niente, Lucie, proprio perché esterna, di questa terra coglie tutta la struggente bellezza e la ricchezza che la contraddistingue, non solo in termini di umanità, ma anche di prospettive turistiche e quindi economiche.

Lucie parla l’italiano meravigliosamente bene, senza neppure l’ombra della cadenza francese, ed anzi mi dice che trova che in italiano ci siano espressioni alle volte molto incisive per esprimere quello che vuole dire. Proprio per questo ama la nostra lingua e la parla volentieri.

Come è avvenuto il tuo incontro con l’Irpinia?

Ho fatto l’Erasmus a Napoli nel 2014/2015. La Scuola di Architettura di Lione, dove studiavo all’epoca, chiedeva di condurre una piccola ricerca e di consegnarla alla fine dell’anno. Ero interessata a sviluppare una riflessione sul ruolo dell’architetto nelle aree rurali e facendo qualche ricerca con parole-chiave su Google ho scoperto l’Irpinia. Ho preso contatto con alcune persone che mi hanno portata in giro tra paesi e cantine nella Provincia e ho scelto l’Irpinia come argomento di questo primo lavoro di ricerca… e siccome mi piaceva molto il posto e l’energia delle persone incontrate, ho scelto di prolungare le mie ricerche con una tesi di dottorato (presso l’Università di Grenoble, ma con la possibilità di trascorrere un periodo di studio di 6 mesi in Irpinia).

Dove hai abitato durante la tua permanenza?

All’inizio, pensavo di trovare casa ad Avellino, però ho avuto l’opportunità di alloggiare a Bisaccia, in una casa del centro storico, e mi è sembrata una buona occasione per capire meglio cosa significa vivere in un piccolo paese dell’Appennino meridionale. Allora mi sono trasferita per sei mesi (d’inverno!) a Bisaccia, nel 2017/2018. Una scelta che è stata molto sorprendente per tutte le persone che ho incontrate durante la mia permanenza, perché Bisaccia per tutti sembra molto distante da tutto, però in realtà mi sono trovata bene: ci sono tutti i servizi necessari nel paese e avevo anche la possibilità di andare in biblioteca a Napoli con il pullman che si ferma alla zona industriale Calaggio. Poi diversi casi studio che ho scelto di analizzare nella tesi sono situati in Alta Irpinia, quindi mi conveniva stare a Bisaccia.

È vero che ti spostavi con la tua auto?

È vero che avevo il vantaggio di possedere una macchina, con i trasporti pubblici non sarebbe stato possibile vivere a Bisaccia. Ho deciso di scendere dalla Francia con la mia macchina proprio perché sapevo che non ci fosse altre possibilità per spostarsi da un paese a un altro dell’Irpinia con i soli mezzi pubblici (o con molta difficoltà). Così avevo anche più libertà per muovermi.

Di cosa si occupa, nello specifico, la tua tesi dottorale sull’Irpinia?

La mia tesi dottorale si occupa di recupero architettonico e di come esso può essere un motore di sviluppo per le aree interne. Ho analizzato una decina di progetti di recupero, in Irpinia e nel sud-est della Francia.

Il progetto architettonico, soprattutto quando riguarda un edificio abbandonato, unisce delle persone che condividono sia la volontà di salvaguardare il patrimonio che quella di giocare un ruolo nello sviluppo del territorio, senza aspettare che qualcun altro lo faccia per loro. Queste persone uniscono le loro idee e le loro competenze, e un passo dopo l’altro, riescono a recuperare l’edificio o il borgo in questione, poi a innescare nuove attività. Questo binomio «recuperare» e «riabitare» è decisivo, e lo capiscono bene i gruppi che ho seguito. Non si fermano quando l’edificio è bello restaurato, proseguono le loro azioni. Alla fine della mia analisi, capisco che la cosa più importante per loro è creare nuove opportunità e nuove condizioni di sviluppo, e il progetto di recupero è un mezzo per arrivarci. Ed è un mezzo sostenibile, perché parte proprio dalla storia locale, e dalle risorse culturali, umani e materiali del posto: la ricchezza creata non è delocalizzabile.

Hai parlato di bellezza dei luoghi e di energia delle persone, per cui hai fatto una scelta volontaria di prolungare la tua permanenza in questa terra. Quali sono i ricordi più belli che ti porti dietro, oppure qualche avvenimento o episodio che porterai sempre con te?

I miei ricordi più belli d’Irpinia sono le varie feste tradizionali ed eventi a cui ho partecipato. Uno dei momenti più emozionanti è stato per me la tirata del Giglio a Villanova del Battista. Era nel 2018, appena due settimane dopo la caduta del carro di Fontanarosa, e i villanovesi avevano invitato i fontanarosani a tirare il giglio con loro. Ho visto le persone piangere durante la benedizione del carro, ho seguito con ansia tutta la processione, e sentito questo immenso sollievo insieme alla folla quando finalmente il giglio è arrivato senza problema in piazza. Mi sono sentita fortunatissima, quasi privilegiata, di avere la possibilità di assistere ad uno dei momenti più significanti dell’anno per i villanovesi. Un evento fatto dalla comunità per la comunità (senza l’aspetto commerciale o folcloristico finto che si vede in alcuni posti), per il solo piacere di stare insieme, di celebrare la fede religiosa e l’impegno degli abitanti che hanno fabbricato il giglio.

Ho anche un ottimo ricordo dello Sponz Fest, e della Sagra della Castagna di Montella, a cui ho avuto il piacere di andare con il treno storico. Non dimentico neppure la giornata di studio dedicata alle masserie e paesaggi d’Irpinia, dove l’associazione Irpinia 7x mi ha offerto, al posto di un mazzo di fiori, un mazzo di broccoli aprilatici di Paternopoli per ringraziarmi!

 

Ho notato che sui social ti esprimi di preferenza in italiano. Come mai questa scelta?

Innanzitutto, adoro la lingua italiana e mi piace parlarla. Poi il vantaggio di parlare due lingue è di avere due possibilità per esprimere la stessa idea… quindi a volte l’italiano traduce meglio il senso di ciò che voglio dire rispetto al francese, o viceversa.

Direi che per me i social sono anche un modo di mantenere il contatto con gli amici irpini e più generalmente con le persone incontrate durante la mia permanenza. Mi esprimo quindi in italiano per dare notizie delle mie ricerche, per far capire a loro che ho sempre l’Irpinia in mente anche se sono lontana!

 

Pensi che tornerai ancora in Irpinia?

Ho sempre pensato che dopo la tesi di dottorato, volterei pagina e proseguirei la mia vita in Francia, facendo comunque tesoro di tutto quello che mi ha insegnato l’Irpinia. Ma adesso che la mia ricerca sta giungendo alla fine, non sono così sicura di voler mettere un punto finale alla mia storia con l’Italia. La mia discussione di tesi sarà ad ottobre a Grenoble, e vorrei venire in autunno a presentare i miei risultati in Irpinia.

In realtà mi piacerebbe proprio trasferirmi in Irpinia, almeno per un anno o due, e lavorare su delle cose più concrete riguardo alla promozione e alla comunicazione esterna del territorio. Con la mia tesi mi sono accorta di quante persone già stanno lavorando per cambiare la situazione economica della Provincia, in particolare nel settore turistico, e io vorrei far parte di questo movimento, vorrei mettere le mie competenze a servizio del territorio. Per ora, devo ancora capire come mi potrei mantenere economicamente sul posto, ma sono assolutamente disponibile per discutere di questo progetto con amministratori, associazioni e abitanti e per costruire insieme un progetto che corrisponda ai bisogni reali dell’Irpinia.

TAG:
CAT: Architettura e urbanistica

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