CONFINI: intervista a Luciano Bolzoni, architetto e scrittore

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30 Aprile 2020

per /CONFINI/

di Vera Pravda

 

 

Raccontaci di te: quali sono i campi che, per esperienza di vita o lavorativa ti sono più affini?

L.B.: Architettura, montagna, musica, scrittura ma non in quest’ordine.

 

Hotel Paradiso del Cevedale, Giò Ponti

 

Parlami del concetto di confine nella tua attività. Cosa significa ‘confine’ nel lavoro che fai?

L.B.: Il mio lavoro: in realtà sono tre lavori o meglio tre stili di vita che si sintetizzano poi in uno solo: un architetto che opera in aeroporto, che scrive libri e che ama la montagna (e la rock music, quarto angolo della mia esistenza, ma direi il primo: non è un lavoro). Ognuna delle tematiche suddette riflette dei luoghi e una geografia e quindi un territorio che ha , per forza, dei confini. L’aeroporto è di per sé un confine, ma a parte le sue mura perimetrali, è circondato da recinzioni leggere e permeabili alla vista. Da piccolo andavo a vedere gli aerei partire, mi issavo sulle famose terrazze aperte a tutti (poi chiuse per motivi di sicurezza), ho svolto il mio servizio militare a Linate e qui mi sono ritrovato a lavorare come architetto 30 anni fa. Ho visto sempre di più restringersi i confini dei Paesi e quindi dell’aeroporto come punto di entrata e di uscita degli individui ed allargarsi il potere economico e politico. Per tanto tempo l’aeroporto è stato il luogo dell’incontro fra genti ma non solo: è qui che tutte le migliori tecnologie sono state sperimentate per mettere a frutto una gamma di procedure che consentono di partire e arrivare in un paese via aereo in sicurezza. Scienza, tecnologia, politica, sociologia si sono sempre incontrate nel mondo aeroportuale, un cosmo fatto di complicate normative e regolamenti. Tutto per superare i confini e non per crearne di nuovi. Ora pare che dobbiamo ridisegnare i confini, chiuderci dentro, ripararci.

In montagna esistono i confini sociali regolamentati dalla politica (le dogane, i valichi, i passi, i tunnel) ma rappresentati dalle catene montuose che chiudono, unendo, i vari paesi. L’architettura non è un confine, ma confina e racchiude le persone, gli abitanti, al suo interno, E’ una barriera fra noi e l’ambiente esterno.

La musica raccoglie gli abitanti della terra e non divide.

 

I SETTE SAVI DI FAUSTO MELOTTI. La magia di un ritorno. Aeroporto di Milano Malpensa, Porta di Milano (Terminal 1), 2019-2020

 

E nella vita privata quali sono i confini che senti maggiormente visibili?

L.B.: Quelli delle barriere fra le persone che oramai si fanno rappresentare dalla tecnologia e non dalle proprie idee. Il più grande confine è costituito dalla tastiera di un computer, di un telefono o di un tablet. E poi il tempo che oramai coincide con lo spazio. Come dice il mio amico Ugo La Pietra, abbiamo riscoperto il terrazzo, che è diventato podio, palco e sedia.

 

GIO PONTI. OGGETTI MISTERIOSI. Aeroporto di Milano Malpensa, Porta di Milano (Terminal 1), 2014-2015

 

In questi giorni di ‘confino’ come è cambiata la tua percezione dei confini?

L.B.: In tutto e in nessuno. Vado avanti. Non traccio e non vedo nuovi confini. Invento nuovi orizzonti o almeno ci tento. Parlo alle persone utilizzando l’odiata tecnologia, non posso più inventare, organizzare, promuovere, allestire ed inaugurare le “mie” mostre in aeroporto, ma posso raccontare a chi ha voglia di ascoltarmi (il tempo ce l’abbiamo tutti) ciò che so e che ho fatto. O che penso di sapere. Continuo a scrivere, poco, ma leggo, tanto. Forse troppo. Anche più libri contemporaneamente. Ho spostato l’asse della mia pazienza in avanti, rimuovendo ogni gesto o pensiero che non mi consenta di vedere il momento per quello che è.

 

Come pensi che cambieranno le nostre vite dopo questa esperienza? Quali saranno i nostri nuovi confini?

L.B.: Le popolazioni e i lavoratori sono isolati da giorni, tutti privi e privati di ogni iterazione e di contatto fisico, sottratti a tutti i riti che hanno accompagnato la nostra quotidianità per anni e che credevamo immutabili e perciò indispensabili. Prima di assumere dati e mezzi per ripartire e riorganizzare le attività, è necessario che ognuno si faccia una domanda che di per sé contiene già una parte di risposta: come cambierà la nostra percezione dello spazio comune dallo stato di sospensione casalinga e come vivremo i luoghi domani? E come verrà ridisegnata la geografia umana? Non ho risposta o meglio ne tento una, fissando il tempo ad oggi. Non mi interessano le fasi 2 o 3 ma questa fase l’attuale, l’unica che abbiamo, e raccolgo l’invito del mio amico scrittore e geopoeta Davide Sapienza che ci dice: che ” questo dolore ci sarà utile: non possiamo più mentire”. Speriamo che al crescere delle procedure di distanziamento (e sanitarie) si annettano nuove saldature tra le persone e tra queste e una società “parallela” che sperabilmente è sorta in questi mesi di clausura.

 

Monte Cervino

 


 

Luciano Bolzoni, architetto milanese, studioso e scrittore. Vice Presidente, direttore culturale e socio fondatore dell’Officina Culturale Alpes. Curatore d’arte e responsabile di Arts and Cultural Projects di SEA-Aeroporti di Milano. Già docente per la Facoltà di Architettura del Politecnico e dell’Istituto Europeo di Design di Milano. Collaboratore delle principali testate di architettura tra cui Domus, Ottagono, Costruire, Abitare, Frames di Architettura, AL, A. Relatore di numerosi convegni e conferenze di architettura. Ha scritto numerosi libri e partecipato alla stesura di volumi a più autori. Suoi i testi “Architettura moderna nelle Alpi italiane dal 1900 alla fine degli anni Cinquanta”, “Architettura moderna nelle Alpi italiane dagli anni Sessanta alla fine del XX secolo”, “Abitare molto in alto”, “Destinazione Paradiso. Lo Sporthotel della Val Martello di Gio Ponti”, il suo ultimo libro è Carlo Mollino architetto pubblicato nel 2019. Ha curato molteplici mostre d’arte e di architettura. La sua prima vera passione è la musica rock e in particolare i Rolling Stones.

 

 



 

/CONFINI/

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CAT: Architettura e urbanistica, Arte

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