Mettere mano all’edilizia scolastica nell’era post Covid

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31 Maggio 2020

Per il prossimo mese di settembre 2020 si riproporrà il drammatico problema della carenza di aule e di spazi negli edifici scolastici italiani, quando non la loro fatiscenza ed il bisogno di metterci una grossa mano. Problema stavolta amplificato dall’emergenza Covid-19 e dall’imprescindibile necessità di mantenere un accettabile distanziamento sociale in luoghi così sovraffollati come sono le scuole italiane. Tutti i tavoli tecnici profumatamente pagati per sfornare soluzioni geniali per i prossimi mesi dovrebbero tenere conto di questo aspetto della questione.

Storico edificio della Scuola Elementare a Pago Veiano (BN). Costruito negli anni ’50 in cemento armato, gode oggi di un finanziamento di circa 3 milioni di euro. Dovrebbe essere abbattuto e interamente ricostruito. Sarebbe adattissimo ad ospitare una scuola, magari ad indirizzo alberghiero, per la formazione di personale qualificato nel settore.

Ora, sappiamo benissimo che l’edilizia scolastica non è mai stata in cima all’agenda di governo. Anzi, negli anni l’espediente delle classi pollaio è servito a tagliare sul costo del personale docente da assumere, a monte delle enormi difficoltà rappresentate dal mettere in campo una didattica di qualità e, come si dice, individualizzata, benché generazioni di pedagogisti abbiano a lungo riflettuto su questo tema. L’ultima in ordine di tempo è la filosofa statunitense Martha Nussbaum, che ha spesso ribadito l’efficacia di una didattica di stampo socratico fatta in classi con non più di quindici alunni (si vedano per esempio i suoi libri Non per profitto e Coltivare l’umanità). Tuttavia, non occorre scomodare intellettuali d’oltreoceano, visto che nella sua notevole storia della pedagogia il nostro Paese ha sfornato studiosi che erano e sono dello stesso avviso e che chiunque abbia pratica quotidiana dell’insegnamento in classe conosce a menadito i risvolti e le dinamiche che spesso sfuggono ai capi e a chi osserva dall’esterno il mondo della scuola.

Allora abbiamo costruito una mappa mentale dei molti edifici, e non solo scolastici, di cui il nostro Paese dispone. Opere pubbliche mai completate o lasciate andare in rovina per incuria, disinteresse, cambiamento delle contingenze storiche, oppure per fondi mai intercettati. Ce ne sono. E si tratta anche di edifici di prestigio, mai riconvertiti per mancanza di visione e dunque abbandonate a se stessi senza generare ricadute economiche sul territorio che le ospita.

In questo delicato momento storico i tecnici ed i politici locali e nazionali dovrebbero mettere mano ad un serio programma di recupero e di riqualificazione del patrimonio immobiliare dismesso negli anni. La scuola ha bisogno di nuovi spazi all’interno dei quali continuare la sua opera in tranquillità e sicurezza. Le nostre città hanno bisogno di uscire dalla stagnazione ed interpretare il cambiamento che il tempo nel quale viviamo richiede con grande forza, nel segno della responsabilità collettiva.

 

In queste due immagini del giornalista sannita Antonino Iorio: l’ex Caserma dei Carabinieri di Benevento, fiore all’occhiello nella formazione dei giovani carabinieri che da tutta Italia venivano nel Sannio per iniziare la loro carriera militare. Oggi è inutilizzata. Nella foto più in basso la Villa dei Papi, sempre a Benevento, che fu la magione di Benedetto XIII e che oggi non ha una destinazione d’uso, dopo avere ospitato per un certo periodo un centro per il monitoraggio satellitare del territorio. Nella foto di copertina di questo articolo, l’ex edificio della Pro Loco, sempre a Pago Veiano, da anni in abbandono. 

 

TAG:
CAT: Architettura e urbanistica, scuola

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