CONFINI: intervista a Francesca Spiller, Reading Room

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3 Maggio 2020

per /CONFINI/

di Vera Pravda

 

 

Raccontaci di te: quali sono i campi che, per esperienza di vita o lavorativa ti sono più affini?

F.S.: Mi sono occupata per molti anni di mostre ed attività legate al mondo della fotografia sia in Italia che all’estero. Sono da sempre affascinata dall’immagine e più nello specifico mi interessa la cultura visiva intesa come linguaggio e possibilità di sperimentazione. Da due anni ho aperto Reading Room, uno spazio a Milano interamente dedicato alla diffusione e comprensione delle riviste indipendenti.

 

Parlami del concetto di confine nella tua attività. Cosa significa ‘confine’ nel lavoro che fai?

F.S.: Parlerei di “Confini” al plurale perché rispecchia meglio la pluralità di ambiti, interlocutori, tematiche, generi del mondo dell’editoria periodica. Ci sono confini evidenti come quello geografico, linguistico, ma altri meno immediati, Per un magazine il formato inteso come dimensione, numero di pagine è un confine sempre presente e che a volte condiziona il contenuto. Un altro confine – sottile – è quello tra online e offline, la maggior parte dei magazine di nuova generazione gioca su questa dualità/ambiguità creando contenuti e format nuovi.

 

Reading Room, spazio dedicato all’editoria periodica indipendente, Milano

 

E nella vita privata quali sono i confini che senti maggiormente visibili?

F.S.: Il confine maggiormente visibile per me è quello che nasce dal perbenismo che ci vorrebbe tutti appartenenti allo stesso “liceo”. E’ un confine di pensiero che ci porta a volte ad essere conformi.

 

In questi giorni di ‘confino’ come è cambiata la tua percezione dei confini?

F.S.: Sono una di quelle persone che adora stare in casa e devo dire con soddisfazione che la casa mi assomiglia pertanto in questi giorni di “confino” non è per me un confine.

Il confine porta in sé l’idea del limite e del passaggio come tramite tra dentro e fuori, non è una porta serrata, ma un varco da attraversare. In questo momento direi che ci troviamo sulla soglia e questo ci obbliga a fare delle scelte.

 

Come pensi che cambieranno le nostre vite dopo questa esperienza? Quali saranno i nostri nuovi confini?

F.S.: Difficile poter dire quali saranno i nuovi confini perché siamo ancora nel vivo e l’esperienza deve ancora sedimentare. Sicuramente ci saranno dei confini imposti – come la distanza fisica tra le persone – e poi ci saranno i confini che ciascuno di noi sceglierà più o meno consciamente di adottare.

 

Francesca Spiller, nata a Padova, vive a Milano dove si è laureata in Economia per l’Arte la Cultura e la Comunicazione presso l’Università Bocconi di Milano. Dopo un’esperienza lavorativa a Parigi presso la Fondazione Henri Cartier-Bresson, concentra il suo percorso professionale sulla fotografia. Dal 2008 al 2015 è responsabile della Galleria Carla Sozzani di Milano, organizzando mostre fotografiche di artisti quali Berenice Abbott, Saul Leiter, Peter Lindbergh, Lise Sarfati, Tim Walker. Nel 2015 è nominata coordinatrice e responsabile mostre di CAMERA, il Centro Italiano per la Fotografia con sede a Torino, con all’attivo mostre di profilo internazionale di artisti come Ai Weiwei, Francesco Jodice, Erik Kessels, Boris Mikhailov. È la fondatrice di Reading Room, inaugurato nel 2018, il primo spazio di Milano interamente dedicato ai magazine e all’editoria periodica indipendente.

 


 

/CONFINI/

@Confiniartproject è un instaproject creato con i video inviati dalle persone durante l’emergenza #coronavirus

È un progetto di Vera Pravda in collaborazione con @viafarini_org per generare comunità culturali, stratificazione visiva, vicinanze virtuali in questo tempo sospeso.

Chi desidera può partecipare al progetto con uno o più video di 15 sec. su www.confiniartproject.it

In affiancamento alla pagina Instagram, riportiamo qui highlights e approfondimenti.

 


 

Video di @Confiniartproject scelto da Francesca Spiller perché ‘da l’idea di quella soglia immaginaria che decidiamo di varcare o meno.’

Da Cristina Cusani | @cristinacusani 

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Appunti sulla distanza delle cose irraggiungibili

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Cristina Cusani (Napoli, 1984) vive e lavora tra Napoli e Roma. Dopo la laurea in Scienze della Comunicazione all’università La Sapienza di Roma si dedica allo studio della fotografia prima all’University of the Arts, London College of Communication a Londra, successivamente all’Outside School a Roma e all’Accademia di Belle Arti di Napoli. Espone in alcune mostre collettive tra cui l’XI Premio Cairo a Milano. Nel 2012 segue il Laboratorio Irregolare, master class di due anni con Antonio Biasiucci da cui è nata la mostra itinerante Epifanie, esposta anche durante la XIII edizione del Fotografia – Festival Internazionale di Roma e al SIFest di Savignano sul Rubicone. Nel 2015 viene invitata per la residenza d’artista BoCs Art dove realizza due opere per il Bocs Art Museum di Cosenza. E’ finalista di importanti premi come il Premio Francesco Fabbri per le Arti Contemporanee e Un’opera per il Castello ed entra a far parte di alcune collezioni di arte contemporanea come Imago Mundi Art e Dimensione Fragile della Biblioteca Vallicelliana di Roma. Nel 2017 vince il Premio Sidicini per l’Arte Contemporanea e nel 2018 vince il Premio Residenza alla Fondazione Bevilacqua la Masa.

www.cristinacusani.it

 

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