Della sopportazione

:
18 Febbraio 2018

Tramonto e Crepuscolo”, raccolta degli ultimi diari di Bernard Berenson.

Da molto tempo non m’imbattevo in un libro così irritante. A ogni pagina devo trattenermi dal defenestrarlo. Se non lo faccio è per evitare una denuncia da parte dell’ignoto passante al quale il mattone risulterebbe di sicuro più indigesto che a me.

La lamentosa prosopopea del bottegaio dello spirito che, arricchitosi con “LA ARTE” e “LA BELLEZZA” si abbarbica al “SUO” patrimonio spirituale, così come lo strozzino si abbarbica a quello materiale. Un vecchio piazzista con il culto di se medesimo che ad ogni riga s’incensa, soprattutto quando recita la contrizione.

I diari intimi presentano dei bagliori inattesi e sono spesso scritti magnificamente, penso ad Amiel, a Barbellion, alla freschezza adolescenziale di Maria Baskirceva …ma qui si brancola nel buio. Una sfilza di banali insulsaggini, fasulle in ogni fibra, salmodiate penosamente come pensieroni che, nel migliore dei casi, lascia il tempo che trova ma il più delle volte scassa solo la minchia.

Può essere, mi chiedo, che la colpa sia proprio della “ARTE” e della “BELLEZZA”?

Smettere di leggerlo?

Sarebbe una perdita di soldi secca che non mi posso permettere: sono troppo povero.

Continuare a leggerlo?

Sarebbe una perdita di tempo secca che non mi posso permettere: sono troppo vecchio.

In ogni caso ci perderò comunque.

Mi trascino come l’assetato nel deserto alla ricerca anche solo di un miraggio. Ma perfino i pozzi qui sono avvelenati. Ed ecco…pagina 108, 23 aprile 1949, leggo:

“Perché  preferisco la gente dell’alta classe a quella della classe media? Non credo sia snobismo da parte mia e neanche perché i contatti con loro siano più facili dato che abbiamo tanti più soggetti di conversazione in comune. Probabilmente la vera ragione è che sono in sé delle opere d’arte che si possono godere. Sono dei purosangue…”.

Vedo volare il libro attraverso la stanza.

Come al rallentatore.

Non mi sono neanche reso conto di averlo lanciato.

Ho il tempo di pensare: “speriamo di non ammazzare nessuno” mentre il libro, sempre au ralenti, attraversa la finestra.

Resto in attesa (abito al terzo piano che, con i locali a doppia altrezza del piano terra, diventa quasi un quinto…altezza micidiale se un libro di cinquecento pagine ti arriva sulla testa).

Sempre a rallentatore mi chiedo se per caso non ho fatto una minchiata e sento un tonfo in lontananza…nessun urlo…nemmeno un’allarme d’auto…meno male.

Ma c’è sempre il caso di un decesso sul colpo.

Meglio affacciarsi.

Mi affaccio.

Il volume giace, squinternato sull’asfalto. Un gatto lo annusa. Per un attimo, lo ammetto, m’illudo che ci pisci sopra. Invece, più saggio di me, se ne fotte e se ne va.

Stavolta è andata bene. Ma da ora in poi bisogna fare attenzione agli stronzi. Di qualunque levatura essi siano.

Perché se lo stronzo è monumentale saranno monumentali anche le sue stronzate e alla mia età la capacità di sopportazione della stronzaggine umana è al lumicino.

TAG: Cultura
CAT: Arte, Letteratura

Nessun commento

Devi fare per commentare, è semplice e veloce.

CARICAMENTO...