CONFINI: intervista a Lory Muratti, Lettere da Altrove

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6 Giugno 2020

per /CONFINI/

di Vera Pravda

 

Raccontaci di te: quali sono i campi che, per esperienza di vita o lavorativa ti sono più affini?

L.M.: Ogni aspetto della mia vita, ogni evento e ogni passo compiuto è profondamente intriso di ciò di cui mi occupo che è anche ciò di cui non potrei mai evitare di nutrirmi ovvero musica, parole e visioni.

Nasco professionalmente come musicista e producer, ma alla musica ho sempre intrecciato la parola che, nella mia personale ricerca, non si inserisce in quel contesto “solo” come il testo di una canzone. Virgoletto il “solo” perché non si immagini che abbia per me accezione detrattiva tutt’altro, credo in verità che nei testi di alcune canzoni si possano scorgere rivelazioni enormi, sentimenti sconcertanti, intuizioni degne dei libri più densi della nostra storia. Il loro spazio narrativo resta però sempre circoscritto a una forma che, per sua natura, è più vicina a quella della poesia. Evocare più che raccontare è, nella maggior parte dei casi, ciò che sembrano prefiggersi le parole nel contesto di un brano musicale. Da sempre mi sono quindi interrogato su cosa avrei potuto fare per dare vita a una dimensione narrativa a partire dalla parola in musica. La storia della canzone popolare così come la tradizione dell’universo blues e del cantautorato rock è ricca di narratori, ma anche nel caso di quel tipo di formula, i confini del testo canzone non mi sono mai sembrati sufficienti al mio scopo.

È per questo che, in parallelo alla produzione musicale, mi sono ritrovato a concepire i testi come racconto e da quei racconti, per sintesi e cut-up, a trasporre le parole nel tessuto musicale. È stato quello stesso “modus operandi” a ingenerare di conseguenza il bisogno di ampliare ulteriormente i confini. Il passo successivo mi ha quindi portato a realizzare concept album e romanzi che nascono in parallelo. Due anime della stessa storia in cui le musiche raccolte nel disco sono ispirate alla vicenda che, di volta in volta, prende forma nei miei libri. I testi delle canzoni continuano così ad essere ricavati dalla narrazione e, più nello specifico, direttamente estrapolati dalle pagine del romanzo mentre la musica assurge in modo intimo a richiamo evocativo-emozionale dello stesso contesto.

Terzo tassello che completa il mio mondo interiore e lavorativo è la produzione visiva. Aggiuntasi nel tempo al percorso, mi aiuta ad abbattere i confini tra le forme espressive declinandosi in una chiave prevalentemente onirica, psicologica e fortemente emozionale. Si dipinge così il quadro del territorio progettuale e lavorativo in cui mi racconto facendo convivere produzione musicale, regia e scrittura.

 

Parlami del concetto di confine nella tua attività. Cosa significa ‘confine’ nel lavoro che fai?

L.M.: Il chiaro-scuro e le zone d’ombra poco trafficate sono il confine sul quale muovo i miei passi in equilibrio tra le varie applicazioni con cui sviluppo il lavoro. Una sottile linea che amo individuare e percorrere sia nell’ambito della produzione personale sia nei lavori su commissione di un brand o per altri artisti. Un luogo-non luogo dove basta inclinarsi di poco da una parte per sentire che è possibile raccogliere luce così come lasciarsi tentare da cadute di tenebra sporgendosi sul lato opposto.

Confini senza limitazioni, immaginifici e immaginabili, delimitati solo da barriere di suono pronte a farsi piegare in immagini per volontà delle parole. L’equilibrio è quindi il limitare ultimo nel mio lavoro; equilibrio tra le forme con cui mi esprimo in bilico tra luce e ombra.

 

Lory Muratti, Lettere da Altrove

 

E nella vita privata quali sono i confini che senti maggiormente visibili?

L.M.: Nella vita privata e più in generale nella vita al di fuori dell’opera penso ai confini non più come fil rouge pronto a indicarmi la via, ma spesso come limite imposto o barriera da abbattere. Totalmente incapace di concepire la prevaricazione in qualsiasi sua forma, tendo ad attribuire all’idea di confine nella dimensione personale una delimitazione della spontaneità e, nei casi peggiori, della libertà personale. Tanto i confini sanno essere per me simboli di rinascita e rimescolamento virtuoso quando divengono “sconfinati” attraverso il dialogo, sia esso artistico, politico-sociale o relazionale tanto assumono connotati inquietanti quando si fanno costrizione del nostro libero arbitrio.

 

In questi giorni di ‘confino’ come è cambiata la tua percezione dei confini?

L.M.: Il confino di queste settimane è stato per me rappresentazione clamorosamente emblematica della difesa che si trasforma dapprima in limitazione e poi in limite assoluto iniziando a barcollare pericolosamente verso la prevaricazione di cui parlavo in precedenza. All’interno di questo contesto sentimenti contrastanti hanno iniziato ad abitare il mio animo mentre al tempo stesso prendeva forma la consapevolezza di potermi aggrappare solo al mio sguardo e all’orizzonte che, avendo la fortuna di vivere sulle sponde di un lago, era delimitato da quelle acque. Dovevo ribaltare il punto di vista per dare un senso ai giorni e così ho iniziato a chiedermi “per realizzare quale progetto avrei bisogno di immergermi in una condizione di isolamento in tutto simile a quella in cui mi sono venuto a trovare?”.

Sono nate così le mie “Lettere da Altrove” un progetto interdisciplinare dove ancora una volta musica, letteratura e visual si incontrano e in questo caso lo fanno per tendere una mano a chi le riceve invitando l’ascoltatore/lettore/spettatore a viaggiare pur restando immobile. La tesi che mi porta a lavorare in questa direzione (le “Lettere”, dopo una prima release istantanea in formato audio-video-narrativo, stanno ora diventando un album di prossima pubblicazione) suggerisce che Altrove sia un luogo che possiamo trovare o ricostituire dentro di noi e, allo stesso modo, ci ricorda che nulla può delimitare i confini della nostra mente, il nostro ricordo, la nostra visione.

 

Lory Muratti, Lettere da Altrove

 

Come pensi che cambieranno le nostre vite dopo questa esperienza? Quali saranno i nostri nuovi confini?

L.M.: Con ogni probabilità dovremo cercare un modo per creare una maggiore continuità di dialogo con i confini interiori di cui parlo provando ad acquisire una maggiore consapevolezza su dove permettiamo ai nostri pensieri di portarci. Quello che spero con tutto il cuore è che l’emergenza non si tramuti in una pericolosa abitudine delle istituzioni al controllo sulle nostre vite. Un controllo che di fatto è già in atto da tempo e che sta ora subendo una profonda e radicale accellerazione grazie anche a una sempre maggiormente diffusa inclinazione alla perdita di senso critico a vantaggio da un lato di una cieca sudditanza psicologica verso ciò che ci viene imposto e dall’altro a un grottesco cospirazionismo che si presta ad essere facilmente tradotto in farsa pronta a farsi ridicolizzare e quindi dimenticare in fretta. Per questo auspico che si possa ritrovare la forza di non farci condizionare dall’instabilità ritrovando equilibrio nella consapevolezza che solo la libertà interiore può liberarci anche dalla paura rendendoci capaci di leggere con maggiore chiarezza quello che accade nella realtà che ci circonda.

 


Lory Muratti è producer, regista, scrittore e performer.

Nasce a Varese e firma per diversi anni i suoi lavori sotto lo pseudonimo “Tibe”. Con il doppio titolo “Hotel Lamemoria” uscito in Italia per Mondadori/Warner e successivamente con “Scintilla” per Feltrinelli/Mescal, ha tracciato i contorni di un nuovo modo di coniugare musica e narrativa che si fondono nelle sue opere come due anime della stessa creazione. Come regista si occupa di video-arte, videoclip musicali e trattamenti video artistici nel mondo del marketing. Le sue installazioni come sound designer lo hanno portato a “Luminale Frankfurt 2010” e “Biennale di Venezia 2011”.

Fra gli artisti con cui ha collaborato o diviso il palco figurano: Andrew Fletcher from Depeche Mode, Daddy G from Massive Attack, Emidio Clementi, Garbo, Gary Dourdan, Guano Apes, Krisma, Leo Abrahams, Lorne Lanning, Luca Missoni, Marlene Kuntz, Massimo Volume, Tony Levin.

Numerosi brand, eventi e istituzioni si sono avvalsi della sua collaborazione. Tra questi troviamo: Algida, Ballo del Doge (Venezia), BMW, Burning Man (Nevada Desert), Citroën, Heineken, Joan Lindeberg, Nokia, Radio Deejay, Sony Ericsonn, Tibet House Foundation, Unicef.

 

 



 

/CONFINI/

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