CONFINI: intervista a Francesco Pozzi, economista comportamentale

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21 Aprile 2020

per /CONFINI/

di Vera Pravda

 

 

Raccontaci di te: quali sono i campi che, per esperienza di vita o lavorativa ti sono più affini?

F.P.: Mi occupo di processi decisionali: di come le persone prendono le decisioni. Ho iniziato la mia carriera, di studio e professionale, occupandomi di apprendimento, cioè di come le persone cambiano in modo stabile, e da lì il mio interesse si è spostato via via verso un momento specifico del cambiamento, che è un po’ l’aurora, il momento prima che il cambiamento avvenga: quello in cui prendiamo una decisione. Qualsiasi tipo di decisione.

 

Parlami del concetto di confine nella tua attività. Cosa significa ‘confine’ nel lavoro che fai?

F.P.: Il confine – e ce ne stiamo credo rendendo conto particolarmente in questo momento storico – è qualcosa di percepito, descritto, definito da regole. Ha molto più a che fare con le impressioni che con l’oggettività. Percepiamo dei confini entro cui si muovono le nostre decisioni, confini alle nostre opzioni di scelta, ma spesso questi confini sono dati dall’abitudine, dalla convenzione, da pregiudizi e automatismi di pensiero. Poi, all’improvviso, cambiano le regole (“tutti a casa”), e il confine si sposta. Ma il modo in cui interpretiamo questa regola definisce il confine: non stiamo tutti a casa nello stesso modo, c’è chi lo intende come il palazzo, chi come il pianerottolo, chi come inderogabilmente la soglia di casa, chi si concede la passeggiata, chi non osa andare a fare la spesa.

Capire quali sono le ragioni (o “sragioni”) che ci portano a interpretare diversamente le nostre libertà di scelta è parte del mio lavoro.

 

E nella vita privata quali sono i confini che senti maggiormente visibili?

F.P.: Uno dei confini che sento di più è quello temporale. Il passaggio da un compito ad un altro, da lavoro a vita privata, dal dedicarmi ad un collega o cliente al dedicarmi alle mie figlie, e da loro a mia moglie. Da un momento all’altro, da un impiego del tempo ad un altro. Il confine temporale è quello che valico più spesso, molto più spesso di qualunque confine fisico. Eppure lo percepisco come una membrana con cui fare i conti, che a volte respinge, a volte trattiene, a volte si sfonda.

 

In questi giorni di ‘confino’ come è cambiata la tua percezione dei confini?

F.P.: L’impressione più forte che ho di questi giorni è di quanto individuali siano i nostri confini. I miei confini, chiuso a casa ma al lavoro, in famiglia, al momento in salute, sono drammaticamente diversi dai confini percepiti da altre persone anche solo a pochi chilometri da me: persone ammalate, persone al lavoro, persone in prima linea in sanità, persone alle prese con il lutto o la paura, quella vera. Nulla di nuovo, probabilmente, però sono differenze che oggi mi saltano ancora più all’occhio. Parlare con persone diverse, in quella che stiamo forse erroneamente descrivendo come una situazione che ci accomuna, generata dal virus, mi dà più che mai l’impressione di tante bolle di realtà diverse. Confini come bolle di realtà.

 

Come pensi che cambieranno le nostre vite dopo questa esperienza? Quali saranno i nostri nuovi confini?

F.P.: La prima parola che mi viene in mente è flessibilità. Credo che ce ne sarà richiesta tanta. Capacità di cambiare, di adattarci rapidamente e in continuazione a confini mutevoli, di convivere con incertezza e prospettive offuscate. E sono convinto, anche professionalmente, che la flessibilità non sia affatto una caratteristica spontanea, scontata, “naturale” per l’essere umano: è qualcosa piuttosto di contronatura, un’abilità che va allenata e sostenuta. Credo anche che sia un bellissimo e utile insegnamento, un possibile arricchimento per tutti noi.

 

 

Francesco Pozzi ha 41 anni ed è marito e padre di due bambine. Ha studiato come analista del comportamento, fatto ricerca in università, insegna Economia Comportamentale in Università IULM e coordina un master sul tema. È co-fondatore di aBetterPlace.it, realtà che si occupa di accompagnare il cambiamento e le decisioni per favorire il benessere individuale e collettivo. È inoltre amministratore di IESCUM, una non profit che si occupa di interventi comportamentali nella disabilità e prevenzione e cura del disagio psicologico.

 



 

/CONFINI/

@Confiniartproject è un instaproject creato con i video inviati dalle persone durante l’emergenza #coronavirus

È un progetto di Vera Pravda in collaborazione con @viafarini_org per generare comunità culturali, stratificazione visiva, vicinanze virtuali in questo tempo sospeso.

Chi desidera può partecipare al progetto con uno o più video di 15 sec. su www.confiniartproject.it

In affiancamento alla pagina Instagram, riportiamo qui highlights e approfondimenti.

 



 

Questo il video di @Confiniartproject scelto da Francesco Pozzi, perché ‘rende bene i contrasti e le contraddizioni con cui ci stiamo confrontando, parlando di confini.’

Daniela Spagna Musso | @d.s.m8

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Daniela Spagna Musso (Bologna, 1975) vive tra Bologna e Milano. Laureata in Giurisprudenza presso l’Università di Bologna nel 2000, si Diploma in Pittura presso l’Accademia di Belle Arti di Bologna nel 2007.

Nel suo lavoro, Daniela Spagna Musso ricerca la dimensione di un tempo interiore, studia l’architettura e il suo interesse è attratto dagli edifici storici pubblici e privati e dai luoghi di pubblica utilità, da spazi onirici e dalla passione per la luce. Vede l’attivazione e l’elaborazione di memoria come azioni sul presente, in confronto e in relazione con le persone e con i luoghi, sempre in una dimensione d’ascolto.

Tra le mostre personali, HAWAII Spazio GAFFdabasso (2017); Non chiedere alla rosa perché è sbocciata nel tuo giardino, Laboratorio di Public Art al Liceo Ginnasio L. Galvani Bologna (2015); Con tutto il tuo animo accostati ad essa, performance installazione liceo Ginnasio Galvani Bologna (2014); In questo universo ci ritroveremo, riss(e) Varese (2014); Open The Door, Urban Center Bologna (2011-12); Reflexive map II, Arte Fiera Off (2012). Partecipa a vari seminari e workshop sull’arte pubblica, a numerose mostre mostre collettive, residenze, fiere e concorsi, tra cui Viafarini DOCVA, al Premio Suzzara, al Premio Celeste, al Premio Basi, oltre che a Take me (I’m yours) di Christian Boltanski e al .
Attualmente in preparazione la mostra Note di sguardi, a cura di Giovanna Sarti Cervia, a Berlino.

 

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