CONFINI: intervista a Simona Bartolena, critica e storica d’arte

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23 aprile 2020

per /CONFINI/

di Vera Pravda

 

 

Raccontaci di te: quali sono i campi che, per esperienza di vita o lavorativa ti sono più affini? 

S.B.: Mi occupo di storia e critica dell’arte. Mi è affine tutto ciò che artistico, culturale, ricco di immaginazione e umanità. Tutto ciò che è scoperta, viaggio, esperienza, crescita intellettuale.

 

Parlami del concetto di confine nella tua attività. Cosa significa ‘confine’ nel lavoro che fai? 

S.B.: Credo che il concetto di confine non dovrebbe esistere nel campo delle arti. In realtà tollero poco i confini in tutti gli aspetti della vita. Personalmente ho sempre cercato di annullarli. Gli unici confini che cerco di rispettare sono quelli oltre i quali si lede la libertà altrui.
Costruirsi confini o vederne nel mondo che ci circonda limita profondamente le occasioni di conoscenza e di crescita. Trovo pericolosi soprattutto quelli innturali, voluti e tracciati dall’uomo, confini sociali e culturali compresi. Questo non signica non voler rispettare le singolarità e le differenze, che sono un bene molto prezioso.

 

E nella vita privata quali sono i confini che senti maggiormente visibili? 

S.B.: Farei innanzi una distinzione tra la parola confine e la parola privacy. Il rispetto della privacy e dello spazio personale è fondamentale.
Se il confine è inteso come “Room of our own”, come spazio privato in cui rifugiarsi nei momenti del bisogno e della riflessione, allora certamente è necessario.

Al contrario, anche nella sfera privata, tendo a evitare di percepire confini costruiti negli spazi sociali che mi circondano, precludendomi la conoscenza di una possibile diversità.
Cerco di proteggere i confini personale, ma lasciare che i margini si sfumino e siano in grado di percepire gli altri, comunicare con l’esterno e stabilire un’osmosi con gli altri spazi.

 

In questi giorni di ‘confino’ come è cambiata la tua percezione dei confini? 

S.B.: Si è certamente esaltato il mio bisogno di contatti umani. Sono un essere sociali e questi giorni di reclusione me ne hanno dato conferma.
Ho provato a reinventare me stessa e la mia professione in una nuova direzione, impostata sulla sfera “virtuale” dei social e del web… credo di esserci riuscita, visto che non ho granché rallento i miei ritmi lavorativi, ma ritengo si tratti di una situazione transitoria, non certo definitiva. Spero di poter uscire al più presto da questo “confino”, che comunque mi sta stretto.
Mi ha sorpreso, invece, come la distanza non abbia in alcun modo allentato la relazione con alcune persone. Pur senza il contatto diretto, le relazioni umane posso non solo durare ma anche rafforzarsi. Nella gestione della vita famigliare, invece, ci è trovato ben presto un nuovo possibile equilibrio… e in questo caso i confini (delle stanze) sono stati preziosi. Momenti comuni si alternano a necessari momenti di isolamento.

 

 

Come pensi che cambieranno le nostre vite dopo questa esperienza? Quali saranno i nostri nuovi confini?
S.B.: Io spero che cambino in un senso e tornino le stesse in un altro. Dirò una cosa banale… ma sarebbe importante che la nostra società facesse tesoro di quanto appreso in questi giorni di reclusione. Non ho granché fiducia nell’essere umano, quindi temo non sarà così. Sarebbe importante che la cultura approfittasse di questo momento per ridisegnare se stessa, depurandosi da una serie di problemi e liberandosi, appunto, da molti suoi confini.

D’altra parte mi auguro che questa distanza sociale che ci obbliga a rinunciare alla “fisicità” di un abbraccio, di una stretta di mano, di un momento di condivisione, non duri a lungo. Guardare un’opera sullo schermo di un computer non è come vederla dal vero. Visitare una mostra online non ha nulla a che vedere con l’entrarci fisicamente e attraversarne le sale, magari in compagnia di qualcuno con cui condividere l’esperienza.
Mi piace sottolineare, comunque, come i primi confini da aprire non siano quelli fisici ma quelli mentali. Sento persone che, trincerate nelle proprie case, si costruiscono anche confini mentali. La nostra mente ha potuto continuare a viaggiare, anche mentre il nostro corpo era confinato in casa… impedirglielo dandole confini è davvero paradossale.

 

 

Simona Bartolena è storica e critica d’arte. Ha pubblicato numerosi testi di storia dell’arte per le più prestigiose case editrici italiane e straniere e curato importanti esposizioni in spazi pubblici e privati. Collabora attivamente con musei, associazioni culturali, archivi, gallerie e società del settore. Lavora come critico con molti artisti contemporanei, sia già affermati, sia emergenti. Dal 1995 si occupa di divulgazione e dal 2011 è presidente e direttore scientifico per il settore arti visive di Heart – pulsazioni culturali.

 



 

/CONFINI/

@Confiniartproject è un instaproject creato con i video inviati dalle persone durante l’emergenza #coronavirus

È un progetto di Vera Pravda in collaborazione con @viafarini_org per generare comunità culturali, stratificazione visiva, vicinanze virtuali in questo tempo sospeso.

Chi desidera può partecipare al progetto con uno o più video di 15 sec. su www.confiniartproject.it

In affiancamento alla pagina Instagram, riportiamo qui highlights e approfondimenti.

 

 



 

Video di @Confiniartproject scelto da Simona Bartolena:

‘I muri e i sassi mi hanno sempre affascinato.’

 

Clarissa Falco | @clarissafalco_artist

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La complessità dello spazio globale che abitiamo, troppo articolata per poter essere trattenuta in un’immagine, troppo sclerotizzata da farsi sussumere nella forma del concetto, può suggerire la necessità di attraversarla nella forma della suggestione. Una di queste suggestioni che particolarmente mi colpiscono, alla luce del fosco scenario nel quale ci muoviamo come corpi, come soggetti, come cittadini, è quella riguardante il tema ricorrente del confine.
Mi sono chiesta: “quale riflessione filosofica possiamo imbastire quando concepiamo il confine come un oggetto?” Mentre zappavo l’orto, cosa che faccio tutti i giorni da quando é iniziata la quarantena, ho deciso di cercare un’accezione che fosse positiva: il confine è una cesura nello spazio che segna rispettivamente una fine e un inizio. Dopo il confine non c’è la fine del mondo ma sempre qualcos’altro, e questo qualcos’altro esiste in funzione e a partire da questo limite, che si configura quindi come ente creativo assoluto.

 

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Clarissa Falco (Genova, 1995) è una delle curatrici della mostra Just good friends – The reunion of common things e ha esposto alla mostra Incontro #11 What about the materiality of the body? presso Fondazione Pini.

Ha inoltre lavorato come set up assistent per Aral Citytellers di Francesco Jodice alla mostra di arte contemporanea di Yinchuan a cura di Marco Scotini ed è stata una delle curatrici del workshop Food for commons, food for life per la Biennale di Venezia Architettura 2018 presso la Swamp School.

Durante Artissima 2018, ha partecipato a DAF Struttura: un’esperienza di quattro giorni in un’istallazione di luci e suoni che funzionava come un ambiente atto alla ricerca e alla realizzazione di performance. Nel 2019 ha preso parte alla mostra Transgenerazionale Every Letter is a Love Letter curata da Alessandra Poggianti ed Elvira Vannini presso la galleria Terzopiano di Lucca.

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Da Clarissa Falco | @clarissafalco_artist — La complessità dello spazio globale che abitiamo, troppo articolata per poter essere trattenuta in un’immagine, troppo sclerotizzata da farsi sussumere nella forma del concetto, può suggerire la necessità di attraversarla nella forma della suggestione. Una di queste suggestioni che particolarmente mi colpiscono, alla luce del fosco scenario nel quale ci muoviamo come corpi, come soggetti, come cittadini, è quella riguardante il tema ricorrente del confine. Mi sono chiesta: “quale riflessione filosofica possiamo imbastire quando concepiamo il confine come un oggetto?” Mentre zappavo l'orto, cosa che faccio tutti i giorni da quando é iniziata la quarantena, ho deciso di cercare un'accezione che fosse positiva: il confine è una cesura nello spazio che segna rispettivamente una fine e un inizio. Dopo il confine non c’è la fine del mondo ma sempre qualcos’altro, e questo qualcos’altro esiste in funzione e a partire da questo limite, che si configura quindi come ente creativo assoluto. … #confiniartproject #confini #borders #covid19 #quarantine #instaproject #limits #fragilità #storie #vicinanza #resilienza #speranza #instavideo #igstory #limiti #artproject #filosofia #creazione #orto #iorestoacasa #laculturanonsiferma #resistenzaculturale #culturamica #community #share #larteresiste … @confiniartproject è un progetto di @verapravdaishere in collaborazione con @viafarini_org per generare #comunitàculturali #stratificazionevisiva #vicinanzevirtuali in questo tempo sospeso. … Chi desidera può partecipare al progetto con uno o più video di 15 sec. ✨ link in bio

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