Un film su Artemisia Gentileschi, “pittrice guerriera”

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27 Novembre 2020

La storia della pittrice secentesca Artemisia Gentileschi, prima donna della storia ad essere ammessa in un’accademia di disegno, rivive nelle sequenze di un docufilm dal titolo Artemisia Gentileschi, pittrice guerriera, diretto da Jordan River. La pellicola sarebbe dovuta sbarcare al cinema, ma a causa della pandemia è disponibile in streaming su Chili e su Amazon Prime. E non è un caso la data del lancio: 25 novembre, giornata internazionale per l’eliminazione della la violenza sulle donne. Quella violenza che Artemisia visse sulla sua pelle, in quanto vittima di stupro da parte del pittore Agostino Tassi.

Artemisia Gentileschi nasce a Roma l’8 luglio del 1593 e muore a Napoli nel 1656 circa. Nel 1605 rimane orfana di madre e viene precocemente introdotta all’arte pittorica da suo padre Orazio, che nel 1611 la affida alla guida del Tassi, con cui collaborava alla realizzazione della loggetta della sala del Casino delle Muse, a palazzo Rospigliosi. Agostino “lo smargiasso” era chiamato così per le sue passate disavventure e per il suo carattere sanguigno e irascibile. Lo stupro da lui perpetrato ai danni di Artemisia si consumò quello stesso anno in via della Croce, con la compiacenza di Cosimo Quorli, furiere della camera apostolica, e di una certa Tuzia, vicina di casa che, in assenza di Orazio, era solita accudire la ragazza. Dopo la violenza Tassi propose alla giovane di sposarlo, e lei acconsentì, giacendo con lui more uxorio. Il matrimonio non arrivò mai e quando nel 1612 la ragazza scoprì che il Tassi era già sposato il papà Orazio indirizzò un’infuocata querela a papa Paolo V per sporgere denuncia al suo perfido collega. Si aprì dunque un sofferto processo che Artemisia affrontò con una notevole dose di coraggio, anche perché sbucarono dal nulla dei falsi testimoni che volevano compromettere la reputazione della famiglia Gentileschi. Senza contare tutte le visite ginecologiche a cui Artemisia fu ripetutamente sottoposta sotto gli occhi della plebe romana e di un notaio incaricato di redigere il verbale. Costretta a subire un interrogatorio sotto atroci torture che rischiarono di farle perdere le dita per sempre, Artemisia non ritrattò, perché voleva vedere i propri diritti. Agostino Tassi fu condannato per “sverginamento” ad allontanarsi da Roma, pena che non scontò mai, in quanto i suoi potenti committenti romani esigevano la sua presenza fisica nella Capitale, mentre Artemisia fu bollata col marchio dell’infamia per molti anni ancora (ne sono testimonianza anche i numerosi sonetti licenziosi che la sua vicenda ispirò). Il giorno dopo il processo, ella convolò a nozze con Pierantonio Stiattesi, un pittore di modesta levatura, con il quale si trasferì a Firenze, conoscendo in tale città serenità e successo. Artemisia ebbe quattro gravidanze. Nel frattempo il marito, a causa dello stile di vita lussuoso, si trovava impegolato in una serie incalcolabile di debiti con mezza città. Artemisia, dal canto suo, veniva coinvolta in un nuovo scandalo a causa della relazione clandestina con Francesco Maria Maringhi. Per queste ragioni la pittrice decise di tornare a Roma e poi insieme al padre si spostò a Genova per lavoro. A Roma la Gentileschi cominciò a guadagnare fama e rispetto ed a costruire sodalizi artistici, spiccando come figura artistica di primo piano, libera anche dall’opprimente condizionamento della figura paterna. Nel 1630 si sposta a Napoli, città dotata di un eminente parterre culturale e la città diventa la sua casa per il resto della sua vita. con una incursione a Londra presso la corte di Carlo I, dove suo padre Orazio esercitava regolarmente la sua attività di pittore.

Per secoli la pittora è stata dimenticata dai libri di storia dell’arte. Fino a che nel 1916 il critico d’arte Roberto Longhi dà alle stampe un pionieristico articolo dal titolo Gentileschi padre e figlia, che riaccende l’interesse per questa figura di artista.

Il film di Jordan River ripercorre la vita di Artemisia attraverso i suoi capolavori, conservati in importanti musei internazionali e collezioni private. A interpretare Artemisia, nel film, è l’attrice Angela Curri. Del film il regista dice: Nel realizzare questo documentario volutamente un po’ didascalico (proprio per fornire agli spettatori gli strumenti utili per ogni livello di conoscenza, rendendolo accessibile a tutti), volevo ripercorrere tutta la vita dell’artista, senza però ridurlo a un mero racconto biografico. Penso che la vita di Artemisia e le sue opere possano oggi farci immergere nella potenza dell’arte sul piano emozionale e comprendere ciò che vive nell’animo di un artista a tratti oppresso da quelle circostanze quotidiane che a volte la vita può riservare a un essere umano.

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CAT: Arte, Storia

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