CONFINI: intervista a Daniele Testi, Presidente di SOS-LOGistica

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27 Aprile 2020

per /CONFINI/

di Vera Pravda

 

 

Raccontaci di te: quali sono i campi che, per esperienza di vita o lavorativa ti sono più affini?

D.T.: Anche se potrà sembrare una forzatura penso di dover dividere la fase adulta da quella adolescenziale. Ho coltivato da giovane la musica come elemento di creatività e ambizione. Col passare degli anni, ho cercato di tenere viva la curiosità per la novità e la ricerca della creatività confrontandomi però con un campo professionale piuttosto “old style” e non molto incline all’innovazione che riguarda i processi di logistica e trasporto. Solo negli ultimi 10 anni ho ritrovato nel tema della sostenibilità sociale e ambientale un filo conduttore capace di impegnarmi con quello stesso spirito di creatività con cui ho vissuto la composizione musicale. Se si aspira a cambiamenti significativi per le persone e per il mondo in cui vivono non si può che partire da un foglio bianco ed iniziare a disegnare tutto ciò che può contribuire a quella visione provando a convincere altri ed insieme iniziando ad agire. Rimango quindi un musicista “fai da te” e un pò sognatore, prestato alla comunicazione e che ricerca ancora l’emozione alla base di ogni esperienza di vita e professionale.

 

Parlami del concetto di confine nella tua attività. Cosa significa ‘confine’ nel lavoro che fai?

D.T.: Per chi lavora nel mondo dei trasporti e nella logistica il concetto di confine quasi non esiste. Siamo per natura soggetti che vivono del “non confine” sia esso fisico, culturale, di lingua e religione. Utilizziamo l’aria, il mare, le strade, la ferrovia e le reti digitali come elementi abilitatori di un contatto e di uno scambio, sia esso commerciale o di altra natura. Rappresentiamo il processo che sta dietro ad ogni idea e che collega il design con la necessità e il consumo. Questa visione spesso viene male interpretata con il concetto di globalizzazione. Certamente la ricerca delle economie di scala spinge questo mondo a rendere sempre più conveniente e privo di rischi il trasporto su grandi distanze al pari di quello più regionalizzato. Si tratta di un mondo che sicuramente necessita di una transizione più sostenibile che possa mantenere il valore dello scambio senza penalizzare tutto ciò che rappresenta l’economia locale e di prossimità. Credo che sia un settore “confinato” un pò alla non visibilità, seppur strategico per la vita quotidiana di tutti noi. Quello che stiamo vivendo oggi sta facendo più di quanto abbiano fatto centinaia di congressi e articoli in cui, per anni, abbiamo provato a convincere il consumatore a capire che il processo è parte stessa del prodotto fisico.

 

E nella vita privata quali sono i confini che senti maggiormente visibili?

D.T.: Sono cresciuto in un contesto di piccolo paese di provincia, in una zona di confine tra Liguria e Toscana. Due regioni che ho sempre vissuto considerandole un unico territorio. Un piccolo paese dove i confini erano praticamente inesistenti. Da ragazzino qualsiasi cosa uno facesse veniva scoperta immediatamente come se case, strade e parchi giochi fossero trasparenti. Crescendo ho scoperto i primi confini sulle idee, sia che fossero per fede sportiva che per prima pubertà politica. Con la maturità e la scelta di venire a vivere a Milano, ho iniziato a percepire il confine tra classi sociali e ho cercato di interpretare le barriere più come semplici steccati da studiare e da provare a scavalcare, nel rispetto delle persone che vedevo dalle due parti dello steccato. Soffro molto il concetto di ignoranza, inteso come incapacità di guardare al diverso, di confrontarsi con ciò che non conosciamo ancora. Sono abbastanza intollerante alla mancanza di curiosità. Un confine che faccio fatica ad accettare in qualsiasi ambito relazionale.

 

In questi giorni di ‘confino’ come è cambiata la tua percezione dei confini?

D.T.: In questi giorni ho pensato molto alla fortuna che ho nell’affrontare questo periodo “confinato” insieme ad una famiglia: la mia famiglia. Ho sentito la forza dell’essere qualcosa di più di un “io”. Ho pensato con tristezza a chi invece affronta tutto ciò in solitudine, chiuso magari nei propri confini virtuali delle piattaforme social. Il dover modificare forzatamente le proprie abitudini mi ha contemporaneamente aperto a riflessioni e punti di vista che erano rimasti sepolti da molto tempo. Insomma, sembrerà banale, ma credo che l’essere umano abbia potenzialità superiori a quelle che esercitiamo con il modello di vita frenetica con cui siamo abituati a confrontarci. Contemporaneamente ho paura dei nuovi confini che potranno crearsi per egoismo personale o per ricercare un risultato a breve termine. Quello che è mancato in molti campi è una visione sistemica e di lungo tempo. Abbiamo creato nuovi confini temporali dimenticandoci di quanto le cose siano in relazione: causa ed effetto. Prima o poi ogni nodo viene al pettine. Abbiamo costruito, all’apparenza, bellissime città, dimenticando però la necessità di preservare la terra che ci sostiene con i propri frutti e la qualità della vita necessaria per progredire. Abbiamo dimenticato che siamo ospiti di questa navicella che chiamiamo Terra.

 

Come pensi che cambieranno le nostre vite dopo questa esperienza? Quali saranno i nostri nuovi confini?

D.T.: E’ una domanda molto complicata a cui proviamo a rispondere da settimane come persone, manager d’azienda, padri o madri di famiglia. La risposta onestamente non la ho. Ho solo una certezza: sarebbe un peccato se tutto ciò fosse accaduto per non cambiare nulla in meglio. Sarebbe stato un sacrificio di vite umane e benessere sprecato. Un vero proprio delitto e quindi spero che in realtà questo maledetto virus non sia che una chiave per entrare in un nuovo mondo. All’inizio saremo confusi e misureremo tutto sulla base di come era prima. Col tempo però le nuove generazioni sapranno prenderci per mano e con coraggio accompagnarci in questo nuovo viaggio….senza confini.

 

 

Daniele Testi, ingegnere gestionale, si è laureato nel 1997 al Politecnico di Milano. Ha maturato il suo percorso professionale nella comunicazione e nel marketing nel settore dei trasporti internazionali e delle infrastrutture con una esperienza significativa nella consulenza strategica e nell’innovazione/digitalizzazione dei processi. Da novembre 2014 è Presidente di SOS-LOGistica, la prima associazione italiana per la Logistica Sostenibile. Ricopre il ruolo di Direttore Marketing e Comunicazione del gruppo Contship Italia, operatore logistico internazionale con 1500 dipendenti. Presente in molte conferenze internazionali come speaker, Daniele Testi collabora con molte testate sui temi di sostenibilità e logistica partecipando, come docente esterno a vari master universitari.

 

 



 

/CONFINI/

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Chi desidera può partecipare al progetto con uno o più video di 15 sec. su www.confiniartproject.it

In affiancamento alla pagina Instagram, riportiamo qui highlights e approfondimenti.

 



 

Video di @Confiniartproject scelto da Daniele Testi

perché ‘contiene molti elementi: la natura e fluidità dell’acqua; l’intervento dell’uomo che è rappresentato dalla nave di carta, simbolo di viaggio ed esplorazione; è fatta di carta, quindi sicuramente finito il viaggio ritornerà fibra di cellulosa e quindi lascerà intatto quello specchio d’acqua. Ci vedo insomma simboli ed un pensiero di fanciullezza che ci riporta a vedere tutto con gli occhi dei bambini, giocando ed essendo consapevoli della bellezza che ci circonda.’

 

Stella Stefani | @stella_stefani

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Ulisse è partito portando con sé la memoria come uno stimolo per superare i confini e trovare quello che cerca

 

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“Dopo i miei studi in Teologia in Grecia volevo estendere le mie esperienze visive e continuare ad imparare.  Credo di aver iniziato a concepire la frase “setacciatore del mondo” dal momento in cui sono arrivata in Italia. Lasciando un attimo la scrittura, ho voluto sperimentare e provare a esprimermi con mezzi diversi e così supero i miei confini e cerco di crearne nuovi, per poi superarli ancora.”

 

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